Autonomia, parte la corsa al Senato. L’insidia della norma “cacciavite” di FdI
di Giovanna CasadioROMA - Di timori alla vigilia del voto sull’autonomia ce ne sono a bizzeffe nella Lega. Roberto Calderoli ha raccomandato la linea della sobrietà. Niente trionfalismi. Lo scambio è chiaro: il premierato caro alla premier Giorgia Meloni già procede veloce in commissione Affari costituzionali del Senato (oggi via alla discussione), ma l’autonomia raggiunge il suo primo e storico traguardo. Si votano gli emendamenti in aula a Palazzo Madama, nonostante le opposizioni abbiano intenzione di presentare pregiudiziali di costituzionalità per accantonare una legge che definiscono «spacca Italia». Tuttavia i tempi sono contingentati. Entro fine settimana quindi (o al massimo martedì prossimo) il federalismo à la carte avrà il via libera. Poi passerà alla Camera. Pur prevedendo ritocchi, e perciò una terza lettura, la riforma potrà essere esibita da Salvini alle Europee. Però le tensioni sono forti nella maggioranza.
Stamani pre-aula, è stato fissato un vertice. Il ministro Calderoli dovrà smuss…
ROMA - Di timori alla vigilia del voto sull’autonomia ce ne sono a bizzeffe nella Lega. Roberto Calderoli ha raccomandato la linea della sobrietà. Niente trionfalismi. Lo scambio è chiaro: il premierato caro alla premier Giorgia Meloni già procede veloce in commissione Affari costituzionali del Senato (oggi via alla discussione), ma l’autonomia raggiunge il suo primo e storico traguardo. Si votano gli emendamenti in aula a Palazzo Madama, nonostante le opposizioni abbiano intenzione di presentare pregiudiziali di costituzionalità per accantonare una legge che definiscono «spacca Italia». Tuttavia i tempi sono contingentati. Entro fine settimana quindi (o al massimo martedì prossimo) il federalismo à la carte avrà il via libera. Poi passerà alla Camera. Pur prevedendo ritocchi, e perciò una terza lettura, la riforma potrà essere esibita da Salvini alle Europee. Però le tensioni sono forti nella maggioranza.
Stamani pre-aula, è stato fissato un vertice. Il ministro Calderoli dovrà smussare i malumori di Fratelli d’Italia. Per il partito della Patria, varare un regionalismo hard, in cui ogni Regione può decidere di gestire da sé una o tutte le 23 materie devolvibili, è un boccone indigesto. Il rischio di penalizzare il Sud è molto concreto e nel Meridione il partito della premier ha la sua roccaforte. Resta l’inciampo dell’emendamento-cacciavite, presentato dai meloniani Andrea De Priamo, Marco Lisei e Domenica Spinelli. Punta a rendere concreta la sbandierata unità del Paese, prevedendo «risorse che assicurino i medesimi livelli essenziali delle prestazioni sull’intero territorio nazionale al fine di scongiurare disparità di trattamento tra Regioni». I Lep - livelli essenziali di prestazioni, che garantiscono identici diritti sociali ai cittadini - sono la condizione della devoluzione. Afferma Alberto Balboni, il presidente meloniano della commissione Affari costituzionali: «Prima i Lep, se no non se ne fa nulla». Sono 336 in tutti gli emendamenti.
Per Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, già pronto a chiedere il federalismo, è «una data storica». «Merito dei militanti leghisti», rincara il segretario della Liga veneta Alberto Stefani. Manifestazioni di piazza sono però fissate oggi in tutta Italia. I sindaci del Sud, la Cgil, il comitato “No autonomia differenziata” hanno organizzato manifestazioni e flash mob. Il M5S è pronto alla piazza. Dice la grillina Alessandra Maiorino: «La destra sta agendo nell’ombra, queste riforme danneggeranno i cittadini». Il dem Andrea Giorgis annuncia la mobilitazione. E Francesco Boccia avverte: «Comincia la battaglia contro l’autonomia che sfascia la coesione del Paese».