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Cinema, blitz di Sangiuliano: “Anche il ministro nell’Accademia che decide sui David”

(ansa)
Il titolare della Cultura (FdI) punta a insediarsi personalmente o con un suo delegato nel consiglio direttivo che candida ai premi
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ROMA — Si è proprio messo di punta, il ministro Gennaro Sangiuliano. Espugnare il cinema italiano, considerato l’avamposto della presunta egemonia culturale della sinistra, è diventato il suo chiodo fisso.

Dopo aver fatto decadere i vertici del Centro sperimentale — grazie a una norma, approvata a ridosso di Ferragosto, che ne ha mutato gli assetti rendendolo meno indipendente e più succube della politica — adesso è il turno dei David di Donatello. Ovvero, gli Oscar della filmografia nazionale da cui passa un pezzo importante della narrazione del Paese. Che la destra intende invertire. Così come sta già facendo con le fiction tv, i telegiornali e i talk affidati a conduttori di provata fede sovranista.

In che modo ci riuscirà? Facendosi nominare, il ministro personalmente (o un suo delegato), nel consiglio direttivo dell’Accademia del cinema italiano che dal 1956 assegna i David non solo al miglior film, anche straniero, al miglior regista e al migliore attore, protagonista e non; ma …

ROMA — Si è proprio messo di punta, il ministro Gennaro Sangiuliano. Espugnare il cinema italiano, considerato l’avamposto della presunta egemonia culturale della sinistra, è diventato il suo chiodo fisso.

Dopo aver fatto decadere i vertici del Centro sperimentale — grazie a una norma, approvata a ridosso di Ferragosto, che ne ha mutato gli assetti rendendolo meno indipendente e più succube della politica — adesso è il turno dei David di Donatello. Ovvero, gli Oscar della filmografia nazionale da cui passa un pezzo importante della narrazione del Paese. Che la destra intende invertire. Così come sta già facendo con le fiction tv, i telegiornali e i talk affidati a conduttori di provata fede sovranista.

In che modo ci riuscirà? Facendosi nominare, il ministro personalmente (o un suo delegato), nel consiglio direttivo dell’Accademia del cinema italiano che dal 1956 assegna i David non solo al miglior film, anche straniero, al miglior regista e al migliore attore, protagonista e non; ma anche a sceneggiatori, costumisti, scenografi, autori della fotografia, truccatori, montatori e ogni altra categoria legata alla realizzazione dei lungometraggi in concorso.

Si tratta, in sostanza, del sancta sanctorum dell’audiovisivo, che stabilisce le regole di ingaggio e le giurie dei premi made in Italy. Presieduto da Piera Detassis, ex direttrice di Ciak e della Festa di Roma, il direttivo è composto da 12 membri pescati tra cineasti, esperti e rappresentanti dei produttori, tra cui Francesco Rutelli, Edoardo De Angelis, Valeria Golino. Finora tenuto a debita distanza dalla politica, è in questo illustre consesso che Sangiuliano vorrebbe introdursi — o più probabilmente, come si vocifera, la sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni in sua vece — per riuscire a orientare meglio le scelte di una delle massime istituzioni del cinema tricolore.

La settimana scorsa Nicola Borrelli, capo della Direzione Cinema e Audiovisivo del Mic, ha spedito una lettera alla presidente Detassis per chiederle di inserire nell’ordine del giorno della prossima assemblea dei soci la modifica statutaria necessaria a includere nel direttivo dell’Accademia “il ministro della Cultura o un suo delegato”.

Furbissimo il pretesto usato come grimaldello per mutare spartito ai David: sin qui ne ha sempre fatto parte il direttore generale del Cinema di stanza al dicastero della Cultura, che è l’ente vigilante, per cui — a parere del Collegio Romano — si potrebbe configurare un conflitto di interessi, se non una incompatibilità, da sanare al più presto.

E pazienza se tale assetto è andato avanti per decenni, senza che nessuno se ne sia mai lamentato. Tanto più che a sedere in quell’organismo è pur sempre un funzionario dello Stato, non un esponente di partito: ha dunque — almeno sulla carta — i requisiti minimi di autonomia che una tale istituzione meriterebbe. E che né Sangiuliano, né qualunque suo sottoposto governativo potrebbe vantare. Un valore, l’indipendenza dell’Accademia, che nel 2015 l’allora ministro della Cultura Dario Franceschini decise di mettere al riparo da qualsiasi appetito o ricatto politico, stabilizzando in legge di Bilancio il finanziamento per l’istituzione che promuove i David.

Inutile dire che nel quartier generale di via di Villa Patrizi sia subito scattato l’allarme rosso. C’è infatti chi teme si tratti di una mossa destinata a non restare isolata: preludio di un cambio della guardia più radicale, che poi potrebbe estendersi alla Biennale del Cinema di Venezia. E chi invece ironizza sulle fissazioni del ministro: «Magari adesso proporrà di istituire un premio al miglior film patriottico o di assegnare il David di Donatello alla carriera a Luca Barbareschi, che è attore, regista, nonché fra i campioni del sovranismo tricolore. D’altra parte, gli hanno già dato un programma in Rai». Peccato solo che ci sia davvero poco da scherzare: le mani di Fratelli d’Italia sul cinema italiano sta diventando una faccenda serissima.

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