✕

Autonomia, Cassese “Il Sud capisca che è un’opportunità. Prestazioni garantite”

Ascolta l'audio

Il costituzionalista: “Chi ha più gambe corre: basta guardare all’esempio del Lazio durante la pandemia. Il meridione vittima della sua classe dirigente”
2 minuti di lettura

Professor Sabino Cassese, lei sostiene che l’autonomia differenziata è un’occasione anche per il Sud, dico bene?

«Sì, nulla impedisce alla Puglia, alla Calabria, alla Campania di chiedere, una volta aperta la porta delle intese, più autonomia. Chi ha più gambe corre, poi vince chi ha quelle migliori».

La riforma, che oggi arriva in Aula, come sprone a essere ambiziosi?

«Prenda il Lazio durante la pandemia. La sua sanità è stata superiore a quella della Lombardia, grazie all’assessore D’Amato. Quando ho fatto la seconda vaccinazione mi sono detto: “È meglio di Svizzera e Svezia messe insieme”».

Insomma, se vuole il Centro - Sud può?

«Precisamente».

I critici delle riforma ritengono che grazie a Calderoli accadrà esattamente il contrario: un Nord sempre più opulento e un Sud più derelitto.

«Se ciò accadrà dipenderà dall’incapacità delle regioni meridionali di sfruttare adeguatamente le risorse di cui dispongono - un problema che perdura dall’unità d’Italia, come sa - e delle risorse di …

Professor Sabino Cassese, lei sostiene che l’autonomia differenziata è un’occasione anche per il Sud, dico bene?

«Sì, nulla impedisce alla Puglia, alla Calabria, alla Campania di chiedere, una volta aperta la porta delle intese, più autonomia. Chi ha più gambe corre, poi vince chi ha quelle migliori».

La riforma, che oggi arriva in Aula, come sprone a essere ambiziosi?

«Prenda il Lazio durante la pandemia. La sua sanità è stata superiore a quella della Lombardia, grazie all’assessore D’Amato. Quando ho fatto la seconda vaccinazione mi sono detto: “È meglio di Svizzera e Svezia messe insieme”».

Insomma, se vuole il Centro - Sud può?

«Precisamente».

I critici delle riforma ritengono che grazie a Calderoli accadrà esattamente il contrario: un Nord sempre più opulento e un Sud più derelitto.

«Se ciò accadrà dipenderà dall’incapacità delle regioni meridionali di sfruttare adeguatamente le risorse di cui dispongono - un problema che perdura dall’unità d’Italia, come sa - e delle risorse di cui disporrà, grazie ai livelli delle prestazioni garantiti a livello nazionale».

Perché il Sud protesta se le cose andranno come sostiene lei?

«Premetto che il mio è il pensiero dello studioso. E dell’uomo del Sud, che alla questione meridionale ha dedicato anche un libro».

Ciò premesso?

«Dico che collegando i Lep, i livelli essenziali di prestazione all’autonomia differenziata, Calderoli dà piena attuazione al dettato costituzionale: prestazioni uguali per tutti, in un secondo momento le intese per le differenziazioni».

Il centrosinistra dice che premierà i più ricchi.

«Dimenticano che i Lep li hanno voluti loro in Costituzione. E la decisione che ha eliminato la parola Mezzogiorno dall’articolo 119 è avvenuta per referendum in anni in cui governavano Prodi, D’Alema, Amato».

È molto benevolo con questo governo.

«Calderoli non ha fatto altro che unire due riforme volute dal centrosinistra. E del resto ben 14 regioni avevano chiesto la differenziazione, tra cui l’Emilia Romagna».

Ma l’autonomia differenziata non finisce per sancire per Costituzione la disunità d’Italia?

«Quella c’è già, e non dipende certo da questa riforma. Da Roma a Milano in treno ci vuole circa la metà del tempo che ci mettiamo da Roma a Cosenza, che sono più vicine. Il Sud ha un terzo della popolazione ma occupa i due terzi del pubblico impiego. Si chiama fame di posti».

La paura è che la sanità meridionale collasserà.

«Quella è regionalizzata da tempo eppure dal Sud si emigra al Nord per farsi curare. Forse perché si assumono più portantini che chirurghi?».

Insomma, il Sud è vittima della sua classe dirigente?

«Molti dei suoi figli, da Crispi in poi, hanno governato l’Italia, ma senza riuscire ad accorciare il divario. È colpa del Nord?».

Lei presiede il Comitato per i Lep. Non rischiano di essere uno specchietto per le allodole?

«No. Sono un adempimento costituzionale. Dovranno garantire l’unità non solo politica, ma anche sociale e civile del Paese».

È un caso che questa riforma avvenga adesso con 15 ministri del Nord su 25?

«Ed è un caso che uno dei grandi meridionalisti che ha avuto questo Paese, Pasquale Saraceno, sia nato a Morbegno, in Valtellina?».

Leggi i commenti