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Autonomia, FdI riformula emendamento: stop alla devoluzione se non ci sono fondi per i Lep. Centrosinistra unito si prepara al referendum

Roberto Calderoli al Senato con Maria Elisabetta Casellati

 
Il nuovo testo dei meloniani potrebbe rallentare la riforma. Calderoli la difende: “Le divergenze tra Nord e Sud già esistono e sono conseguenza della gestione centralista”. Reazione compatta di Pd, M5S, Avs, renziani e Azione. E lo scontro arriva in Aula
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ROMA - Un referendum per abrogare l’autonomia differenziata se diventa legge. Il Pd annuncia battaglia nel Paese, nelle piazze e in aula. D’accordo anche M5Stelle, Avs, renziani e Azione: le opposizioni sono unite contro lo “spacca Italia”. E’ arrivato il giorno dello scontro in Parlamento, perché “il federalismo à la carte” della Lega sta per tagliare il primo e importante traguardo nell’aula del Senato. Sarà votato domani o al massimo martedì prossimo. Poi va alla Camera. Matteo Salvini vuole portarlo a casa entro le europee del 9 giugno.

I tempi sono contingentati. A rallentarlo potrebbero essere le tensioni nella maggioranza. L’emendamento-cacciavite, a salvaguardia dell’unità nazionale, voluto dai melo…

ROMA - Un referendum per abrogare l’autonomia differenziata se diventa legge. Il Pd annuncia battaglia nel Paese, nelle piazze e in aula. D’accordo anche M5Stelle, Avs, renziani e Azione: le opposizioni sono unite contro lo “spacca Italia”. E’ arrivato il giorno dello scontro in Parlamento, perché “il federalismo à la carte” della Lega sta per tagliare il primo e importante traguardo nell’aula del Senato. Sarà votato domani o al massimo martedì prossimo. Poi va alla Camera. Matteo Salvini vuole portarlo a casa entro le europee del 9 giugno.

I tempi sono contingentati. A rallentarlo potrebbero essere le tensioni nella maggioranza. L’emendamento-cacciavite, a salvaguardia dell’unità nazionale, voluto dai meloniani, con la previsione dei Livelli essenziali di prestazione (Lep), ovvero uguali diritti di servizi per tutti i cittadini italiani, è la condizione indispensabile per la destra. Ma fino a oggi non aveva avuto l’ok della commissione Bilancio. Niente di cui preoccuparsi, secondo i leghisti. Però il nodo delle risorse è il grande rebus dell’autonomia leghista.

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I tempi sono contingentati. A rallentarlo domani potrebbero essere le tensioni nella maggioranza. L’emendamento-cacciavite, a salvaguardia dell’unità nazionale, voluto dai meloniani, con la previsione dei Livelli essenziali di prestazione (Lep), ovvero uguali diritti di servizi per tutti i cittadini italiani, è ritenuto dalla destra la condizione indispensabile per l’autonomia. Ma ieri sera è stato riscritto, dopo lo stop del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti. La devoluzione avviene se prima vengono i Lep e nessuna Regione si trovi in situazione di svantaggio. Però subordinati agli “obiettivi di finanza pubblica” e agli “equilibri di bilancio”. In pratica una zeppa alla zeppa di FdI. Andrea De Priamo, il meloniano che ne è il primo firmatario, dice che il risultato alla fine è stato ottenuto lo stesso.

Per Roberto Calderoli è l’ennesimo scoglio. In aula, il ministro leghista controbatte alle accuse: “Nessun baratto tra autonomia e premierato”. E poi: “Mi dicono che voglio dividere il paese, che l’autonomia è “spacca-Italia”. Io ricordo un noto costituzionalista che mi diceva: Calderoli non si può dividere quello che è già pluri-diviso, altro che cittadini di serie A, e serie B, ma qui c'è tutta la promozione, c'è pure la C”. Contrattacca Calderoli: “Le divisioni non sono introdotte dall'autonomia, sono la conseguenza di una gestione centralista del Paese”. Assicura che perequazione e solidarietà sono principi a cui l’autonomia non viene meno. Ricorda che la “sua” legge è ordinaria: è nella Costituzione, è il terzo comma dell’articolo 116 a prevedere queste forme di autonomia. Del resto è stato il centrosinistra a volere la riforma del Titolo V della Carta ed è lì che sono elencate le materie cosiddette di competenza concorrente tra Stato e Regioni. Il “federalismo à la carte” introduce ora la possibilità che le Regioni, se lo vogliono, chiedano di gestire una o tutte e 23 le materie devolvibili, dalle norme sull’istruzione alle reti di infrastrutture alla tutele sul lavoro. Ma soprattutto rivendica i Lep, finora ignorati. Costeranno? Ironizza il ministro: “Si dice 50, 100 miliardi, altre offerte? I fondi ci sono, ma non per lo scambio di voti”.

Il capogruppo dem a Palazzo Madama Francesco Boccia avverte: “Faremo di tutto per fermare la legge Calderoli, anche il referendum”. Andrea Giorgis, costituzionalista dem e senatore, parla di possibili ricorsi alla Consulta, altro che Regioni di sinistra pronte ad approfittare di questa forma di autonomia. “Questo ddl è una condanna a morte per il Mezzogiorno da parte del governo più antimeridionalista d’Italia”, rincara Piero De Luca, che è il capogruppo in Affari costituzionali a Montecitorio, dove Chiara Braga, la presidente dei deputati, denuncia il baratto, lo scambio con il premierato caro a Giorgia Meloni e a FdI.

Calderoli conclude con un riferimento alla sua malattia, alla sofferenza personale e alla bontà della sanità italiana che nessuno, lui meno di altri, vuole smantellare. Dice: “Ringrazio Sant'Antonio da Padova, che oggi ricorre, qui hanno parlato male dell'assistenza sanitaria, ma io ringrazio quella città perché a Padova mi hanno salvato, quando mi hanno trovato un tumore mi hanno detto che i migliori erano a Parigi sono andato lì e il professore mi ha detto 'qui la possiamo operare e costa 650mila euro, ma se va a Padova dal mio collega le faranno lo stesso intervento, a Padova glielo fanno in regime di Servizio sanitario nazionale’, vivaddio che abbiamo il servizio sanitario nazionale”. Lo riprende Raffaella Paita di Iv: “Oggi è sant’Antonio Abate, altro sant’Antonio”. Siparietto con il presidente Ignazio La Russa sulla competenza sui santi.

La maggioranza domani dovrà essere compatta. Calderoli invita: “Non dobbiamo aver paura. Ogni cambiamento comporta difficoltà ma è necessario e bisogna governarlo con prudenza e saggezza”.

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