Cancel culture, la replica del ministro Sangiuliano e la risposta di Repubblica
Il ministro Gennaro Sangiuliano
(fotogramma)Gentile Direttore,
dispiace che in un’epoca in cui si tende, con troppa facilità, a confondere il vero dal verosimile o dalla pure invenzione letteraria, e in cui il ruolo del giornalista assume un compito delicato e fondamentale per assicurare un’informazione che non perda mai di vista i fatti, si debba leggere sul sito internet del suo giornale un articolo mistificatorio come quello scritto da Gabriella Cerami (Serie tv o film: non toccare crocifissi, presepi o simboli fascisti. Sangiuliano all’attacco della cancel culture per la salvaguardia della Nazione).
Un testo volutamente forzato nei toni e nelle argomentazioni che tende solo a banalizzare una vicenda complessa e centrale che, da alcuni anni, è al centro del dibattito culturale, accademico e pubblicistico tra le due sponde dell’Atlantico.
Uno degli ultimi libri del collega Pierluigi Battista (‘Libri a rogo. La cultura e la guerra all’intolleranza’), ricorda come la Columbia University abbia bloccato lo studio delle ‘Metamorfosi’ di Ovidio o a Cambridge il ‘Tito Andronico’ di William Shakespeare o, addirittura, ‘Il grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald. E, udite, udite ‘Cappuccetto rosso’, il cui contenuto è considerato regressivo. In ultimo Botero, perché offenderebbe gli obesi.
La fantasia dell’autrice è fervida e non si può non cogliere l’ossessivo riflesso pavloviano di dover per forza chiamare in causa il fascismo, come se la storia millenaria andata in scena sul suolo italiano, dagli antichi Greci alla Repubblica democratica, si possa restringere solo al Ventennio fascista. Tutelare la statua di Cristoforo Colombo o di Giuseppe Mazzini secondo lei significa tutelare i simboli del fascismo?
Non c’è nessuna volontà censoria dietro le tre righe che ho voluto integrare all’art. 1, comma 4, lettera h del testo unico dei servizi di media audiovisivi. Come ho avuto modo di ribadire più volte non voglio sostituire un’idea, una storia, un’identità con qualcos’altro. L’unico mio principio è quello di tutelare l’identità italiana e di liberare gli spazi di confronto e di dibattito all’interno del panorama culturale della nostra Nazione. Provando a porre un freno alle pretese, quelle sì censorie, di voler riscrivere ed eliminare gli elementi che non piacciono a un ristretto gruppuscolo di intellettuali da ztl, di sinistra, che vive abitualmente in lussuose terrazze.
Abbattere statue, distruggere monumenti o discriminare la libera espressione del pensiero sono i moderni agnelli sacrificali della cultura della cancellazione? Domandiamoci invece se questa censura (perché di censura si tratta) è figlia del politicamente corretto e non l’inverso. Resto convinto che la cancel culture sia un delitto perché si tratta di una distruzione di identità e di storia, lontana mille miglia dal dibattito storiografico ed ideale, che deve essere sempre libero e senza condizionamenti. Il mio impegno sarà massimo nel contrastare chi pretende di distruggere nel silenzio generale i monumenti e, chissà un domani anche i documenti, nel nome di un’ideologia violenta e intollerante.
Gennaro Sangiuliano, Ministro della Cultura
Caro ministro, i registi non abbattono statue, non violano templi, non distruggono la memoria, non fanno campagne di odio contro gli intellettuali e neppure contro le Ztl. La ringrazio comunque per aver confermato i contenuti dell’articolo. Nessuno vuole difendere la cancel culture, nel senso più vero del termine, né accusare di fascismo il ministro della Cultura. Ci siamo limitati a descrivere, in sede di cronaca, un intervento legislativo che ci auguriamo non contenga intenti ideologici.
Gabriella Cerami