Serie tv o film: non toccare crocifissi, presepi o simboli fascisti. Sangiuliano all’attacco della cancel culture per la salvaguardia della Nazione
di Gabriella CeramiIl presupposto da cui parte questo comma, nascosto nelle oltre trecento pagine del decreto sui servizi media audiovisivi, è opinabile. Per chi lo ha scritto, quindi per il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, in Italia ci sarebbe in tv e in radio “una tendenza”, che il dicastero colloca nell’era “contemporanea” e che va contrastata, “di distruggere o comunque ridimensionare gli elementi o i simboli della storia e della tradizione della Nazione”. Il contrasto a tutto questo, che nel testo viene definito cancel culture, sarà presto legge in difesa dei capisaldi del governo Meloni: Dio, patria, famiglia.
E infatti chi ha stilato la norma, che rientra nella riforma del testo unico dei servizi di media audiovisivi, spiega che in pratica nei servizi dei telegiornali o in radio ma anche in un film, in una serie tv o nelle piattaforme streaming sarà vietato profanare un crocifisso, un presepe o, giusto per far qualche esempio, il Tempio di Venere, il più grande edificio sacro costruito…
Il presupposto da cui parte questo comma, nascosto nelle oltre trecento pagine del decreto sui servizi media audiovisivi, è opinabile. Per chi lo ha scritto, quindi per il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, in Italia ci sarebbe in tv e in radio “una tendenza”, che il dicastero colloca nell’era “contemporanea” e che va contrastata, “di distruggere o comunque ridimensionare gli elementi o i simboli della storia e della tradizione della Nazione”. Il contrasto a tutto questo, che nel testo viene definito cancel culture, sarà presto legge in difesa dei capisaldi del governo Meloni: Dio, patria, famiglia.
E infatti chi ha stilato la norma, che rientra nella riforma del testo unico dei servizi di media audiovisivi, spiega che in pratica nei servizi dei telegiornali o in radio ma anche in un film, in una serie tv o nelle piattaforme streaming sarà vietato profanare un crocifisso, un presepe o, giusto per far qualche esempio, il Tempio di Venere, il più grande edificio sacro costruito dai romani.
La cosa bizzarra è che il titolare del dicastero della Cultura abbia deciso di inserire questo comma, come se fosse necessaria una regolamentazione, all’interno di una legge del dicastero del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso. E anche il nome dello stesso ministero, un tempo Sviluppo economico, la dice lunga sull’idea di Nazione di questo esecutivo e che la stessa norma ricorda.
Da ciò che emerge, ora che il lavoro nelle commissioni chiamate a dare un parere è stato avviato, non sarà possibile nelle riprese televisive o cinematografiche coprire, ad esempio, la scritta “Mussolini Dux” che si trova sull’obelisco del Foro italico, oggetto da sempre di un grande dibattito politico culturale sull’opportunità o meno di rimuoverla del tutto. Chi non rispetterà le regole, tv, radio e piattaforme streaming, sarà sanzionato dall’Agcom.
Il dossier del servizio studi, allegato al decreto, ricorda anche le “ultime iniziative per contrastare la cancel culture”. Tra queste “la salvaguardia dell’autenticità storica delle opere musicali, audiovisive e librarie, al fine di evitare che operazioni creative e di riadattamento delle medesime opere con nuovi linguaggi comunicativi e divulgativi sostituiscano l’originale e ne facciano perdere la memoria”. Ma anche il progetto di storia “La cultura della cancellazione. Prospettive storiche dall’antichità ad oggi”.
Quella della destra sembra essere la classica battaglia identitaria, che prende ancora più piede in vista delle Europee. Ma le opposizioni, e in particolare il Movimento 5 Stelle, protesta perché “quello della cancel culture è un dibattito molto serio, che non va valutato in chiave ideologica”.