L’accusa del vice presidente del Csm Pinelli: “Il Consiglio ha deragliato dalla sua funzione costituzionale”. Poi la retromarcia
di Liana MilellaROMA – A distanza di sole sei ore una gravissima accusa, e un’obbligata retromarcia. Si mette nei guai con il Quirinale, visto che Sergio Mattarella è anche il presidente del Csm, il suo vice Fabio Pinelli, al secolo l’avvocato di Padova portato dalla Lega a palazzo dei Marescialli. Alle 12 e 40, in un’affollata conferenza stampa, dichiara che “il Consiglio non è una terza Camera e ha deragliato dalla sua funzione costituzionale”. Ce l’ha in particolare con il Csm di David Ermini che lo ha preceduto funestato dai fatti di Palamara e dell’hotel Champagne. Inequivoche le sue parole. “Il Csm ha perso la funzione che gli aveva assegnato la Costituzione”. E ancora: “In questa consiliatura abbiamo fatto un lavoro straordinario, ma a nostro avviso in quelle precedenti il Consiglio ha perso la funzione che aveva originariamente". E aggiunge: “Spostandosi verso un'attività politica impropria".
Seguono sei ore gravide di silenzio. Dal Colle non giunge un fiato. Ma come sappiamo bene, in casi …
ROMA – A distanza di sole sei ore una gravissima accusa, e un’obbligata retromarcia. Si mette nei guai con il Quirinale, visto che Sergio Mattarella è anche il presidente del Csm, il suo vice Fabio Pinelli, al secolo l’avvocato di Padova portato dalla Lega a palazzo dei Marescialli. Alle 12 e 40, in un’affollata conferenza stampa, dichiara che “il Consiglio non è una terza Camera e ha deragliato dalla sua funzione costituzionale”. Ce l’ha in particolare con il Csm di David Ermini che lo ha preceduto funestato dai fatti di Palamara e dell’hotel Champagne. Inequivoche le sue parole. “Il Csm ha perso la funzione che gli aveva assegnato la Costituzione”. E ancora: “In questa consiliatura abbiamo fatto un lavoro straordinario, ma a nostro avviso in quelle precedenti il Consiglio ha perso la funzione che aveva originariamente". E aggiunge: “Spostandosi verso un'attività politica impropria".
Seguono sei ore gravide di silenzio. Dal Colle non giunge un fiato. Ma come sappiamo bene, in casi come questo, quello del Quirinale e del suo unico inquilino può essere interpretato come “un silenzio che urla”. A due ore dalle dichiarazioni di Pinelli ecco le prime voci che parlano di un necessario ravvedimento verbale del vice di Mattarella. Che arriva dallo stesso Csm quando sono le 19 e dieci minuti. Una marcia indietro in piena regola. Che frena, per la sua portata, anche le reazioni furibonde all’interno dello stesso Consiglio, dove 13 su 18 consiglieri togati hanno già firmato e diffuso una lettera di decisa contestazione. E mentre gli stessi sette laici espressione della maggioranza di governo vengono descritti come assai infastiditi “per un’improvvida uscita che si poteva evitare”.
Ma cosa dice Pinelli? Nega di aver detto che “il Consiglio abbia in passato tradito il proprio mandato costituzionale, cosa che peraltro sarebbe stata impedita dall'intervento del presidente della Repubblica, che, come testualmente affermato nel corso della conferenza stampa 'non ha mai consentito o autorizzato una funzione dell'organo che fosse diversa da quella che la Costituzione gli ha assegnato'”. Certo, Pinelli lo ha detto, ma già rispondendo imbarazzato alla raffica di domande che gli chiedevano conto se avesse messo al corrente Mattarella delle sue affermazioni e se stesse accusando di negligenza lo stesso presidente del Csm.
Ma ecco ancora Pinelli che deve far fronte all’arrabbiatura dell’ex vice presidente David Ermini, il quale legge le sue parole e dichiara di essere “arrabbiatissimo”. E c’è da presupporre, conoscendolo, che prima di parlare abbia a sua volta interloquito col Quirinale, com’era abituato a fare quando era in carica. Pinelli fa marcia indietro anche qui: “'Riferendomi alla scorsa consiliatura ho dato atto delle difficoltà da cui è stata travagliata, provocate da tentativi di interferenze esterne nel funzionamento dell'organo, che hanno condotto alle dimissioni di cinque consiglieri in carica. Tali traumatiche vicende hanno indotto alcuni commentatori addirittura a ipotizzare lo scioglimento dell'organo, ipotesi che ho ricordato, ma mai condiviso né fatto mia nella conferenza stampa”. E ancora cerca di frenare la collera di Ermini: “Non ho fatto alcun riferimento al vicepresidente dell'epoca. Ho solo rilevato che le vicende richiamate hanno obbiettivamente determinato un rallentamento nell'attività che questo Consiglio si è proposto di superare efficacemente". La partita si chiude qui ma Pinelli ne esce decisamente malconcio.
Il film della giornata
"Il Csm non è la terza Camera, ma l'organo di governo di rilevanza costituzionale di una funzione al servizio dei cittadini”. E ancora: “Il Csm ha perso la funzione che gli aveva assegnato la Costituzione. C'è stato un deragliamento". Sono queste le parole - destinate ovviamente per la loro rilevanza, a sollevare un grande dibattito tra i magistrati e nelle istituzioni - pronunciate alle 12 e 45 di oggi nella grande sala dei dibattiti a palazzo dei Marescialli, dette dall’attuale vice presidente del Consiglio superiore della magistratura Fabio Pinelli. Avvocato di Padova indicato dalla Lega di Matteo Salvini ed eletto dal Parlamento in seduta comune assieme agli altri nove consiglieri laici del Consiglio.
Pinelli aveva convocato da giorni per le 12 una conferenza stampa - che ha tenuto da solo - per illustrare la Relazione sul primo anno di attività di questa consiliatura. Dati e numeri per tutte le dieci commissioni. Quaranta minuti con tanto di tabelle proiettate. Poi ecco i suoi distinguo rispetto al lavoro di questo Consiglio e di quelli precedenti: "In questa consiliatura abbiamo fatto un lavoro straordinario, ma a nostro avviso in quelle precedenti il Consiglio ha perso la funzione che aveva originariamente". E aggiunge: “Spostandosi verso un'attività politica impropria".
E qui ovviamente fioccano le domande, anche se Pinelli ha i tempi stretti, su cui insiste, per via di un suo appuntamento alle 13. Parla del precedente Consiglio, quello di cui era vice presidente l’ex deputato del Pd David Ermini, e di "un deragliamento dalla funzione sua propria". Il Csm, insomma, avrebbe assunto un ruolo “politico”, soprattutto per via dei suoi pareri espressi sulle leggi del governo, che invece non gli compete.
Alla domanda se il presidente Mattarella sia a conoscenza delle sue affermazioni e le condivida, Pinelli risponde così: “Il Presidente della Repubblica è evidentemente a conoscenza passo dopo passo dell'attività del Csm e dell'impostazione che viene data dal vicepresidente". E ancora. “Non c'è nulla assolutamente da rimproverare al presidente della Repubblica".
Ma ecco ancora Pinelli: “La Costituzione dice che il Consiglio superiore è organo di amministrazione della giurisdizione a garanzia dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura. Poi c'è un sindacato dei magistrati, l'Associazione nazionale dei magistrati che fa il proprio compito, noi facciamo un'altra cosa".
Cerca ancora di precisare le sue parole: “Il presidente della Repubblica non ha mai consentito o autorizzato una funzione dell’organo che la Costituzione non gli ha assegnato, ma non corrisponde a narrazione corretta e franca se non si ricordassero le dimissioni di cinque consiglieri. Quindi qualcosa non ha funzionato”. Rispetto a questo Pinelli spiega le sue iniziative: “Io ho cercato di capire cosa non ha funzionato e che impronta dare al nuovo consiglio, facendo una riflessione sulla natura propria del Csm nell’ordinamento. La direzione scelta è corretta e giusta. Valorizza le diversità culturali. Il convincimento è che il nostro compito è offrire servizi ai magistrati nei territori e avere ben chiaro il perimetro rispetto alle libere scelte della politica”.
La rabbia del vicepresidente Ermini: “Nel nostro Csm politica mai entrata”
Immediata la reazione dell’ex vice presidente Ermini: “Nel nostro Consiglio la politica non è mai entrata e non so se tutti possono dire la stessa cosa". E ancora: “Questo è dimostrato da indagini, intercettazioni e quant'altro". E poi: “Sono arrabbiatissimo, perché quella di Pinelli è un'accusa totalmente gratuita, quando me l’hanno riferito non ci credevo. Non è possibile che una carica istituzionale abbia detto queste cose. Ma ognuno è responsabile di quello che dice".
Leggono le parole di Pinelli gli ex consiglieri di Area Ciccio Zaccaro, oggi è segretario della sua corrente, e Loredana Micciché, appena eletta presidente di Magistratura indipendente, che assieme dichiarano: “La consiliatura 2018-22 ha lavorato tanto, ha introdotto prassi virtuose, a partire dalla trattazione delle nomine in ordine cronologico delle vacanze, ha gestito l’emergenza pandemica negli uffici, ha subito e ha resistito ai tentativi di condizionamento della politica”. Zaccaro poi da solo aggiunge: “Il vicepresidente Pinelli ha lo stesso vizio dei politici: accusa senza però citare fatti ed episodi concreti. E comunque mi spiace che il vicepresidente di un organo costituzionale riduca l’attività di quell’organo a statistiche e numeri invece di intervenire nel dibattito pubblico su proposte, come il gip collegiale o la riforma della prescrizione, che avranno un impatto devastante sugli uffici giudiziari”. Mentre Micciché a sua volta da sola dice: “Sono stati realizzati importanti interventi in materia ordinamentale sull’organizzazione degli uffici giudicanti e requirenti, sulla conferma dei dirigenti, sulla mobilità e sulle assenze dei magistrati”.
Le reazioni dei togati di Area e del Pd
E quando sono passati pochi minuti dopo le 18 ecco una nota durissima degli stessi consiglieri togati del Csm, 13 su 18, della corrente di sinistra di Area, di Unicost, di Md, l’indipendente Fontana, e uno solo, Scaletta, dei 7 di Magistratura indipendente. Che pigliano le distanze da Pinelli e dicono: “Non sappiamo su quali basi fattuali e giuridiche il vice presidente fondi tali discutibili affermazioni. È certo che noi non le condividiamo minimamente, né in relazione alla lettura del ruolo costituzionale del Csm che esse sottendono, né in relazione al giudizio sull’operato dello scorso Consiglio, che ha dovuto affrontare gravi e delicate vicende mantenendosi sempre nei limiti delle proprie prerogative” .
Ma non basta. Perché si muove anche la politica. E dal Pd giunge una critica circostanziata e assai polemica contro il loquace vicepresidente. Parla l’ex Guardasigilli Andrea Orlando, per definire “brutte, sorprendentemente brutte, le parole del vicepresidente del Csm. Un altro strappo istituzionale. Mancanza di riguardo per chi in base alla Costituzione presiede quel consesso. Mancanza di stile in generale". Com’è ovvio il riferimento è al capo dello Stato che lo è anche del Csm. E ancora la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani e i due capigruppo in commissione Giustizia Alfredo Bazoli e Federico Gianassi che si dichiarano “stupefatti”, e definiscono “inaccettabili le critiche e le accuse rivolte a chi ha operato prima di lui in un momento storico difficilissimo, con grande senso di responsabilità”. Su Pinelli è “attonita” la vice presidente del Senato, la dem Anna Rossomando, perché è chiaro come “gli sfugga forse la sostanza del concetto stesso di alta amministrazione nel suo ruolo essenziale nell’architettura costituzionale in merito a equilibrio e necessaria dialettica tra i poteri dello Stato, quasi che non si abbia piena cognizione di cosa sia il Csm". Con Pinelli ecco invece il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri, che definisce “giuste” le sue considerazioni dopo il caso Palamara, a cui si riferirebbe lo stesso vice presidente. Mentre Enrico Costa di Azione approva Pinelli perché il Csm “imbeccato dalla politica, non deve fare il controcanto al Parlamento”.
Ovviamente le parole di Pinelli sono destinate ad aprire un forte dibattito, soprattutto mentre il Guardasigilli Carlo Nordio continua a bacchettare le toghe, annunciando misure drastiche, come ha appena fatto, sulle intercettazioni, sull’abuso d’ufficio cancellato, e sulla prossima revisione dei reati contro la pubblica amministrazione. A questo punto si apre anche il dibattito sul ruolo e sui “poteri” del Csm, mero organo che decide gli incarichi e punisce le toghe che sbagliano, oppure organo che interloquisce con il governo sulle leggi che riguardano la giustizia? L’Anm, che sabato riunisce il suo comitato direttivo centrale, ha messo il punto all’ordine del giorno: “Dichiarazioni del vicepresidente del Csm sul ruolo e sulle funzioni del Consiglio”.