Busia (Anac): “Se le regole saranno cancellate, si apriranno le porte alla corruzione”
di Giuliano FoschiniGiuseppe Busia, Presidente Autorità nazionale anticorruzione
(ansa)«Un esempio: un pubblico ufficiale decide di truccare una gara e, per questo, viene giustamente indagato per turbativa d’asta. Bene, con le nuove norme, se quello stesso pubblico ufficiale decidesse di non bandire proprio la gara e di affidare l’appalto a un suo amico, quello che oggi dovrebbe essere punito con l’abuso di ufficio, non commetterebbe alcun reato. Ecco perché credo che, così come è stata pensata, questa norma non sia efficace». Giuseppe Busia, il presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale per l’anticorruzione, sono settimane che è chiamato a rispondere dell’improvvisa accelerata del governo per cancellare alcuni capisaldi cruciali della nostra normativa sull’anticorruzione: l’abuso di ufficio, appunto. Ma anche il traffico di influenze o l’utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) abuso d’ufficio reato cancellato]]
Presidente, il ministro Nordio dice che non c’è alcun rischio perché l’abuso di ufficio è un reato evanescente…
«Un esempio: un pubblico ufficiale decide di truccare una gara e, per questo, viene giustamente indagato per turbativa d’asta. Bene, con le nuove norme, se quello stesso pubblico ufficiale decidesse di non bandire proprio la gara e di affidare l’appalto a un suo amico, quello che oggi dovrebbe essere punito con l’abuso di ufficio, non commetterebbe alcun reato. Ecco perché credo che, così come è stata pensata, questa norma non sia efficace». Giuseppe Busia, il presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale per l’anticorruzione, sono settimane che è chiamato a rispondere dell’improvvisa accelerata del governo per cancellare alcuni capisaldi cruciali della nostra normativa sull’anticorruzione: l’abuso di ufficio, appunto. Ma anche il traffico di influenze o l’utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) abuso d’ufficio reato cancellato]]
Presidente, il ministro Nordio dice che non c’è alcun rischio perché l’abuso di ufficio è un reato evanescente. E l’Europa non se ne vorrà. È così?
«Il problema che ci si pone è corretto: specificare la fattispecie per evitare che venga utilizzata per una qualunque violazione, che poi spesso finisce in nulla. Il mezzo scelto è però sbagliato: come spiega il caso paradossale della turbativa d’asta, si lascia un vuoto normativo enorme che provocherà una grandissima incertezza. Quello che non serve al diritto penale».
Nordio dice che non è vero che l’Europa è d’accodo con noi.
«Io non so che tipo di interlocuzioni abbia avuto il ministro. Certo, la convenzione Onu richiede agli Stati membri di valutare nell’ordinamento il reato di abuso d’ufficio, pur senza obblighi. E che tutti i paesi membri hanno una legislazione in questo senso. Inoltre c’è una proposta dell’Unione Europea che prevede specificamente la fattispecie di abuso d’ufficio penalistico. Qualora divenisse direttiva, noi dovremmo tornare indietro e reintrodurre la fattispecie dell’abuso d’ufficio».
Con il risultato che per tutti i processi in corso, o anche laddove ci sia stata già una sentenza, sarebbe già tutto decaduto.
«Esattamente. Ripeto: qui il tema è quello dell’incertezza. Sento spesso dire i pubblici amministratori che hanno paura di mettere una firma. Ma la ragione vera di quella paura sono norme spesso poco chiare e mezzi scarsi per le amministrazioni, ma questo non si risolve abrogando le leggi. Con l’introduzione del nuovo testo si lascia uno spazio troppo ampio alla discrezionalità, colpendo così anche chi vuole fare onestamente il proprio mestiere e non sa come muoversi. È quello che accade anche con le lobby: nonostante le sollecitazioni europee, manca in Italia una disciplina. Le lobby vanno regolate, non punite o vietate. È necessario creare canali attraverso i quali le proposte di diversi gruppi di pressione - che sono imprese, società del terzo settore, comitati di quartiere, consumatori - arrivino al decisore pubblico. E che questo si prenda la responsabilità di scegliere l’una o l’altra e tutti sappiano a chi ha dato ragione, con regole chiaramente ferree sui finanziamenti, o i vantaggi diretti o indiretti che possono arrivare al pubblico ufficiale. Nelle lobby è la mancanza di regole che apre gli spazi per i reati. Temo possa accadere anche con l’abuso di ufficio».