Sardegna, il candidato sarà di FdI. Ora la destra litiga sulla Basilicata
di Gabriella CeramiRoma — Si ritira e contrattacca. Se prima Matteo Salvini rivendicava un suo candidato alla guida della Sardegna, adesso il leader leghista sposta la sua battaglia in Basilicata. Tuttavia sperava in un epilogo diverso. Sperava di sedersi al tavolo del centrodestra con più forza e invece il sequestro di 350 mila euro di beni e immobili a Christian Solinas e ad altri sei indagati, nell’ambito di un’inchiesta sulla corruzione partita nel 2022, non solo ha fatto naufragare ufficialmente la candidatura del governatore uscente, ma ha anche indebolito il partito nella trattativa con agli alleati. Malgrado ciò la Lega, costretta a cedere l’isola a Paolo Truzzu, il sindaco di Cagliari su cui da settimane punta Fratelli d’Italia, prova ad aprire un altro fronte e prende di mira la Regione guidata da Forza Italia con Vito Bardi. Ma per il numero uno degli azzurri, Antonio Tajani, «la cosa non è in discussione».
Il primo passo indietro arriva verso l’ora di pranzo quando il vicepremier leghista, i…
Roma — Si ritira e contrattacca. Se prima Matteo Salvini rivendicava un suo candidato alla guida della Sardegna, adesso il leader leghista sposta la sua battaglia in Basilicata. Tuttavia sperava in un epilogo diverso. Sperava di sedersi al tavolo del centrodestra con più forza e invece il sequestro di 350 mila euro di beni e immobili a Christian Solinas e ad altri sei indagati, nell’ambito di un’inchiesta sulla corruzione partita nel 2022, non solo ha fatto naufragare ufficialmente la candidatura del governatore uscente, ma ha anche indebolito il partito nella trattativa con agli alleati. Malgrado ciò la Lega, costretta a cedere l’isola a Paolo Truzzu, il sindaco di Cagliari su cui da settimane punta Fratelli d’Italia, prova ad aprire un altro fronte e prende di mira la Regione guidata da Forza Italia con Vito Bardi. Ma per il numero uno degli azzurri, Antonio Tajani, «la cosa non è in discussione».
Il primo passo indietro arriva verso l’ora di pranzo quando il vicepremier leghista, in nome dell’unità della coalizione, dice che «un sindaco e un presidente di Regione uscente se hanno ben lavorato» andrebbero ricandidati ma poi aggiunge che è «più importante tenere compatto il centrodestra». Parole che lasciano presagire che l’aria è cambiata. Salvini, ammaccato dalla vicenda giudiziaria, prova a uscire dall’angolo rilanciando sulla necessità di una riforma della giustizia «urgente» perché «io sono a processo e rischio quindici anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi, se la politica va al tempo che vorrebbe una certa magistratura dovrebbe smettere di fare politica».
Poco dopo, in Transatlantico a Montecitorio, il vicesegretario leghista Andrea Crippa mette il sigillo quando parla di «sacrificio», quindi di rinuncia alla candidatura di Solinas: «Credo che alla fine, vista anche l’insistenza di Fratelli d’Italia, il candidato sarà Truzzu», che sfiderà Alessandra Todde, la candidata del Movimento 5 Stelle e del Pd.
In casa Lega però nulla si fa gratuitamente. Il partito di Salvini chiede «compensazioni» a discapito dell’alleato Forza Italia: «Se vale la regola che contano le percentuali, in questo momento la Lega è chiaramente in credito. Quindi adesso c’è un altro partito che dovrebbe fare lo stesso nostro sforzo». Perché il presupposto da cui parte il vicepremier è quello di aver fatto un sacrificio in Sardegna, Fratelli d’Italia lo ha fatto in Sicilia ritirando a suo tempo Nello Musumeci e quindi adesso tocca agli azzurri fare un passo indietro. Ma il presidente dei deputati di Forza Italia, Paolo Barelli, neanche ne vuole sentire parlare: «Un passo indietro per Bardi? Non esiste».
La Lega le prova tutte, fino alla mozione degli affetti che sa di affondo agli alleati. Con poche righe tira in ballo il fondatore di Forza Italia, il suo amore per la regione dove andava a trascorrere le vacanze e lascia intendere che il partito dell’ex Cav starebbe disattendendo ai suoi principi. «La Lega, come da insegnamento di Silvio Berlusconi, è consapevole che l’unità del centrodestra è un valore da difendere», recita la nota: «Per questo, il partito ricompatterà la coalizione anche in Sardegna, con senso di responsabilità e per amore dell’isola, nonostante lo sconcerto per le iniziative di parte della magistratura».
Per il Partito sardo d’azione però la questione resta aperta. Il vice segretario Quirico Sanna definisce il provvedimento dei giudici di Cagliari «un danno grave alla persona e al partito che Solinas rappresenta». I sardisti scioglieranno oggi la riserva sulla linea da tenere: correre in coalizione con centrodestra o presentarsi da soli. Opzione improbabile perché i Quattro mori hanno sempre stretto alleanze programmatiche per il Consiglio regionale. E a loro FdI rivolge un appello: «Chiediamo al Partito sardo d’azione di voler contribuire alla prosecuzione di un progetto politico di centrodestra, civico e sardista». Ma il problema vero è nel centrodestra nazionale. E se il potere è il cemento che consolida, il collante tra Lega e FdI fa fatica a funzionare.