Revival Dc con Casini & Co, monsignor Paglia sferza i cattolici: “Ritornate a far politica”
di Concetto VecchioMonsignor Vincenzo Paglia
(ansa)ROMA – La solitudine dei cattolici è tutta racchiusa in questo ex convento alla Minerva. Si vedono facce che non s’incontrano da tempo. Segni, Parisi, Loiero, Scotti, Lusetti, Fiori, Tabacci, Soro. Ed ex notabili che non ti aspetteresti come Paniz, Cicchitto, Landolfi. Non c’è Castagnetti, perché, raccontano, «è di un’altra parrocchia».
È il 18 gennaio, il giorno in cui Sturzo fondò il Partito popolare e la Dc, nel ‘94, decise di morire. Casini ci ha fatto un post nostalgico su Instagram. Aria di revival. Odore di dopobarba. Cappotti ben stretti nonostante il caldo. Peppino Gargani si aggira con la mazzetta dei giornali sottobraccio come ai bei tempi. La sala è piena. Sono venuti perché l’ex Margherita Giorgio Merlo, quattro legislature alle spalle, ora sindaco di Pragelato, in Piemonte, ha scritto un libro La sinistra sociale edito da Studium, sui suoi maestri Donat Cattin e Marini, in cui teorizza la nascita di un partito di centro. Alcuni malignano che in realtà gli serve come bigl…
ROMA – La solitudine dei cattolici è tutta racchiusa in questo ex convento alla Minerva. Si vedono facce che non s’incontrano da tempo. Segni, Parisi, Loiero, Scotti, Lusetti, Fiori, Tabacci, Soro. Ed ex notabili che non ti aspetteresti come Paniz, Cicchitto, Landolfi. Non c’è Castagnetti, perché, raccontano, «è di un’altra parrocchia».
È il 18 gennaio, il giorno in cui Sturzo fondò il Partito popolare e la Dc, nel ‘94, decise di morire. Casini ci ha fatto un post nostalgico su Instagram. Aria di revival. Odore di dopobarba. Cappotti ben stretti nonostante il caldo. Peppino Gargani si aggira con la mazzetta dei giornali sottobraccio come ai bei tempi. La sala è piena. Sono venuti perché l’ex Margherita Giorgio Merlo, quattro legislature alle spalle, ora sindaco di Pragelato, in Piemonte, ha scritto un libro La sinistra sociale edito da Studium, sui suoi maestri Donat Cattin e Marini, in cui teorizza la nascita di un partito di centro. Alcuni malignano che in realtà gli serve come biglietto da visita per farsi candidare dai renziani, i quali sono la quota giovani dell’uditorio. Parlerà anche Matteo Renzi, ma ci arriveremo dopo.
Però la solitudine del cattolico in politica è reale. Monsignor Vincenzo Paglia, il consigliere spirituale di Sant’Egidio, se ne fa interprete. «Svegliamoci!» scuote la platea. «Non vedo sogni larghi ma cortiletti. Manca la cultura politica che rese possibile la Costituzione. E intanto ecco guerre e democrature, come quella di Erdogan. Che ne sarà della democrazia?» domanda con angoscia. Ce l’ha con i cattolici inerti. «Mi rifiuto di pensare che siano diventati minoranza. Tra quelli che non vanno a votare ci sono milioni che poi fanno volontariato. Insieme ad altri dobbiamo impegnarci affinché dall’io autoreferenziale si torni al noi. Non possiamo aspettare». Silenzio tombale. «Vuoi vedere che alla fine ci salveranno i preti?», commenta un collega sottovoce. Anche la Chiesa - completa il suo ragionamento il vescovo - deve tornare «a fare azione pastorale» per far svoltare una classe dirigente senza pensiero. «Ha vinto l’io anche nella Chiesa», ammonisce. La Chiesa torni in campo, perché la casa brucia.
È sempre più raro sentire parlare di politica in questa pioggia di tweet (Paglia cita persino Tom Wolfe). Gianfranco Astori, che viene da lontano, ricorda che «la sinistra dc è stata in prima fila nel difendere la Costituzione in anni drammatici per la Repubblica». I cattolici di sinistra furono tra i più intransigenti, contro il neofascismo, contro Berlusconi, e anche questa radicalità oggi è come smarrita. Renzi ricorda che il 18 gennaio è anche la data del suo incontro al Nazareno con il Cavaliere. Era il 2014. «Mamma mia, sono già passati dieci anni», commenta il collega. «O si vince al centro o non si vince. Come si fa a non capirlo?», si accalora l’ex premier. Merlo ringrazia Casini per avere organizzato l’incontro. Il vecchio Pier, l’unico tra i presenti che sta laddove tutti gli altri vorrebbero ancora stare, ricorda che «è ridicolo» pensare di rifare la Dc. Ma poi chiude con una battutona: «La Dc muore ma vince». E così manda tutti a cena soddisfatti.