L’ex parlamentare dem Fiano sui saluti romani: “La sentenza della Cassazione? Serve una nuova legge in Italia, come hanno fatto in Germania”
di Giovanna CasadioLele Fiano
“Non è solo il saluto romano. Ma sono anche le pagine di propaganda nazifascista sui social. Un ragazzino di 14 anni che s’invaghisse del comizio di Mussolini, delle idee di Himmler, di Hitler, di discorsi anti semiti ci mette 5 minuti ad aprire una pagina Facebook, diffondendo quelle parole a milioni di persone, senza tuttavia avere la minima idea di riorganizzare il partito fascista. Il pericolo è questo”. Lele Fiano, ex parlamentare dem, figlio di Nedo che fu tra i più lucidi testimoni dell’Olocausto, fa esempi concreti e mette il dito nella contraddizione. Dice: “Ci vuole una legge nuova. Bisogna spezzare la correlazione tra le condotte di propaganda nazifascista dalla dimostrazione che dietro ci sia un progetto di riorganizzazione del partito fascista”.
Fiano, lei non è sorpreso dalla decisione della Cassazione?
“No. Il reato di apologia e propaganda nazifascista è stato introdotto nel 1952 con la legge Scelba. Quella legge già nel titolo si dichiara attuativa della XII disposizio…
“Non è solo il saluto romano. Ma sono anche le pagine di propaganda nazifascista sui social. Un ragazzino di 14 anni che s’invaghisse del comizio di Mussolini, delle idee di Himmler, di Hitler, di discorsi anti semiti ci mette 5 minuti ad aprire una pagina Facebook, diffondendo quelle parole a milioni di persone, senza tuttavia avere la minima idea di riorganizzare il partito fascista. Il pericolo è questo”. Lele Fiano, ex parlamentare dem, figlio di Nedo che fu tra i più lucidi testimoni dell’Olocausto, fa esempi concreti e mette il dito nella contraddizione. Dice: “Ci vuole una legge nuova. Bisogna spezzare la correlazione tra le condotte di propaganda nazifascista dalla dimostrazione che dietro ci sia un progetto di riorganizzazione del partito fascista”.
Fiano, lei non è sorpreso dalla decisione della Cassazione?
“No. Il reato di apologia e propaganda nazifascista è stato introdotto nel 1952 con la legge Scelba. Quella legge già nel titolo si dichiara attuativa della XII disposizione finale e transitoria della Costituzione. Che recita: “È vietata la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista”. Sottolineo: disciolto. Da 72 anni quasi tutti i giudici dicono che le condotte penalmente rilevanti sono punibili se rientrano in quella disposizione”.
La Cassazione è stata poco coraggiosa, però?
“Non giudico i giudici. Dico che ci vuole una nuova legge. Io sono tra quelli che pensano la Germania abbia fatto bene a prevedere leggi rigide oggi anche per le manifestazioni esteriori del nazismo”.
E lei presentò una proposta che è però naufragata al Senato.
“Dieci anni fa, comprendendo che c’era un vulnus, mi sono preoccupato di scrivere una legge che separasse appunto le condotte di propaganda nazifascista dalla dimostrazione che dietro c’era un progetto di riorganizzazione del partito fascista. Aggiungo che un conto è la propaganda di 50 anni fa. Oggi nel mondo digitale quanto ci si impiega a diffondere a macchia d’olio discorsi nazifascisti e antisemiti? Non più di 5 minuti a milioni di persone”.
Cosa propose e propone?
“La proposta (che è stata ripresentata dai dem Walter Verini e Andria De Maria) prevede di modificare la legge Mancino, aggiungendo alle fattispecie già previste – diffusione e istigazione alle idee discriminatorie – il reato di propaganda e di apologia del nazifascismo, senza legarlo alla riorganizzazione del partito fascista”.
Se il saluto romano è durante una commemorazione, si tollera?
“Calma. Ci sono magistrati che hanno detto che non si può fare, perché chi lo fa appartiene a organizzazioni para fasciste”.
Questa sentenza aiuta il revisionismo della destra al governo?
“Sì, probabilmente. Però la destra di governo tende a prendere le distanze dagli estremisti di destra”.