✕

Nino Di Matteo: “Il Csm vada avanti sulla strada segnata dalla Costituzione senza essere collaterale con i governi e le maggioranze di turno”

Nino Di Matteo

 
Parla con Repubblica il pm antimafia che da indipendente ha fatto parte del Csm finito sotto accusa nelle parole, poi smentite, dell’attuale presidente Pinelli
3 minuti di lettura

ROMA - “Voglio sperare che la strada segnata dalla Costituzione e dalle leggi continui a essere percorsa dal Csm senza alcun cedimento a pericolose tentazioni di collateralismo con i governi e le maggioranze di turno”. E ancora, le dichiarazioni di Pinelli? “Generiche, e quindi infamanti”. Nino Di Matteo, ex pm di Palermo e oggi tornato nello stesso ruolo alla Procura nazionale antimafia, chiamato da Repubblica risponde al telefono dal suo ufficio.

Cos’ha provato leggendo le dichiarazioni di Pinelli sul Csm che non deve essere “una terza Camera” e che ha accusato il suo Consiglio di aver svolto “un’attività impropria”?
“Ho subito pensato che a fronte di accuse così pesanti, chi le rende avrebbe dovuto avere il coraggio e la sensibilità istituzionale di specificare chiaramente a chi e a quali occasioni si riferisse. Altrimenti, proprio nella loro genericità, quelle parole finiscono per diventare dichiarazioni infamanti. E l’esternazione rischia di risultare altrettanto infamante anche n…

ROMA - “Voglio sperare che la strada segnata dalla Costituzione e dalle leggi continui a essere percorsa dal Csm senza alcun cedimento a pericolose tentazioni di collateralismo con i governi e le maggioranze di turno”. E ancora, le dichiarazioni di Pinelli? “Generiche, e quindi infamanti”. Nino Di Matteo, ex pm di Palermo e oggi tornato nello stesso ruolo alla Procura nazionale antimafia, chiamato da Repubblica risponde al telefono dal suo ufficio.

Cos’ha provato leggendo le dichiarazioni di Pinelli sul Csm che non deve essere “una terza Camera” e che ha accusato il suo Consiglio di aver svolto “un’attività impropria”?
“Ho subito pensato che a fronte di accuse così pesanti, chi le rende avrebbe dovuto avere il coraggio e la sensibilità istituzionale di specificare chiaramente a chi e a quali occasioni si riferisse. Altrimenti, proprio nella loro genericità, quelle parole finiscono per diventare dichiarazioni infamanti. E l’esternazione rischia di risultare altrettanto infamante anche nei confronti della stessa istituzione e di chi ha tentato di servirla con dignità e onore.”

Il Csm votato nel 2018, e che ha avuto vita fino al 2022, è stato funestato dal caso Palamara. Il 29 maggio del 2019 cambia tutto. Cinque consiglieri coinvolti nelle conversazioni dell’ex togato di Unicost, un sesto componente qualche mese dopo, dimissioni e nuove elezioni. In cui anche lei viene eletto e assume un ruolo indipendente, fuori dalle correnti. Pinelli adesso parla di “deragliamento” e di “un’attività politica impropria” che avreste svolto.
“La scorsa consiliatura, prima scossa dallo scandalo dell’Hotel Champagne e poi dalla squallida vicenda del dossieraggio sulle false accuse di Piero Amara al consigliere Sebastiano Ardita, ha vissuto momenti drammatici”.

Su questo non c’è dubbio, tanto che molti insistevano per lo scioglimento, ed è stato proprio Mattarella a farvi andare avanti perché non aveva senso votare con la stessa legge elettorale.
“Nonostante tutto questo, in alcuni frangenti, proprio il Csm di cui ho fatto parte ha dimostrato di voler reagire alle degenerazioni del correntismo, del malcostume e alla caduta di etica e di indipendenza della magistratura. Questo è avvenuto sia con la celebrazione di complessi procedimenti disciplinari, sia con l’apertura e la definizione in prima commissione di tante pratiche di incompatibilità ambientale”.

Sì, è stata una stagione molto complessa.
“Con difficoltà e molte resistenze, sia interne che esterne, è stato intrapreso un percorso di pulizia e trasparenza che non merita adesso di essere mortificato, con accuse generiche e magari ricorrendo all’argomento dell’arretrato accumulato su altre pratiche”.

Ricordo bene le lunghe sedute proprio sulle chat di Palamara e sui vari protagonisti. Un lavoro faticoso, ma anche alla luce del sole, davanti alla stampa. Adesso Pinelli dice che il suo consiglio ha ereditato un arretrato pesante.
“Il buon funzionamento di un organo di rilevanza costituzionale non si misura soltanto in un’ottica manageriale, in base ai numeri e alla velocità di definizione delle questioni. Il Csm di cui ho fatto parte ha tentato di approfondire e ha pubblicamente dibattuto sulla questione morale che tante volte il presidente Mattarella ha ricordato come essenziale per il recupero di credibilità e prestigio della magistratura”.

Nelle parole di Pinelli però, poi di fatto sconfessate, c’era l’evidente accusa proprio a Mattarella di non aver visto, o non aver voluto vedere, un Csm che “deragliava” dai suoi binari istituzionali. Che si occupava di politica. Perché l’idea dell’avvocato Pinelli, sin dal suo arrivo a palazzo dei Marescialli, è che il Csm debba essere solo un nominificio, delegando all’Anm, e lo ha ripetuto anche ieri, il ruolo politico di rappresentanza della magistratura.
“Sull’accusa di politicità del vecchio Csm il vice presidente Pinelli avrebbe potuto essere più esplicito. Anche se avesse inteso riferirsi all’espressione di pareri, anche molto critici, nei confronti delle riforme varate negli ultimi anni da governo e Parlamento, sbaglierebbe bersaglio”.

Lui parlava proprio di questo, perché il “ruolo politico” si esercita chiaramente bocciando, o mostrando i pericoli, delle leggi del governo.
“Il Csm non è affatto una terza Camera, ma ha il dovere istituzionale, quando esprime il proprio parere, di segnalare ogni aspetto di possibile disfunzione per l’amministrazione della giustizia e di lesione dell’indipendenza e autonomia della magistratura nel suo complesso e nei confronti del singolo magistrato”.

Pinelli dice che questo non deve essere uno dei compiti del Csm che, nella sua testa, è solo una sorta di consiglio di amministrazione che decide carriere e collocazioni dei magistrati.
“Invece, come dicevo prima, il Csm è stato, molte volte negli ultimi anni, il cane da guardia a tutela della magistratura, e quindi del principio di legalità in Italia. E ciò ha acceso sacrosanti dibattiti consiliari su questioni di fondamentale importanza anche costituzionale. Io voglio sperare che questa strada segnata dalla Costituzione e dalle leggi continui a essere percorsa senza alcun cedimento a pericolose tentazioni di collateralismo con i governi e le maggioranze di turno”.

Mattarella si merita l’accusa di non aver svolto fino in fondo il ruolo di presidente del Csm?
“Tutti noi consiglieri abbiamo sempre avuto piena consapevolezza di quanto il presidente Mattarella sia stato – anche nei momenti più difficili – punto di riferimento e garante della legittimità dell’attività consiliare”.

Leggi i commenti