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Big in campo alle Europee, sì degli elettori FdI a Meloni e da quelli dem no a Schlein

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Complessivamente solo il 28% vuole le due leader candidate. E il 57% dice no al terzo mandato per sindaci e governatori
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Gli italiani non gradiscono quando il concetto di “personalizzazione” assume l’accezione di “inamovibilità”. Lo si legge chiaramente nel contrasto piuttosto netto al terzo mandato per sindaci e presidenti di regione, espresso dal 57% dei cittadini. Al contempo però, pensando alle prossime elezioni europee, la figura del leader è vissuta in maniera diversa in relazione al partito votato. Gli elettori di FdI sembrano essere più attratti mentre quelli del Pd molto meno. È quanto emerge da un’analisi condotta dall’Istituto demoscopico Noto Sondaggi per Repubblica. È interessante quindi analizzare come si differenzia all’interno dei due maggiori partiti l’opinione relativa alla possibilità delle candidature di Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Se a rispondere sono tutti gli italiani il giudizio è negativo, cioè solo il 28% guarderebbe con favore una candidatura di bandiera delle due leader. Però se si analizza l’opinione dei singoli elettorati, lo scenario cambia completamente: tra i votanti…

Gli italiani non gradiscono quando il concetto di “personalizzazione” assume l’accezione di “inamovibilità”. Lo si legge chiaramente nel contrasto piuttosto netto al terzo mandato per sindaci e presidenti di regione, espresso dal 57% dei cittadini. Al contempo però, pensando alle prossime elezioni europee, la figura del leader è vissuta in maniera diversa in relazione al partito votato. Gli elettori di FdI sembrano essere più attratti mentre quelli del Pd molto meno. È quanto emerge da un’analisi condotta dall’Istituto demoscopico Noto Sondaggi per Repubblica. È interessante quindi analizzare come si differenzia all’interno dei due maggiori partiti l’opinione relativa alla possibilità delle candidature di Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Se a rispondere sono tutti gli italiani il giudizio è negativo, cioè solo il 28% guarderebbe con favore una candidatura di bandiera delle due leader. Però se si analizza l’opinione dei singoli elettorati, lo scenario cambia completamente: tra i votanti FdI prevale il 52% che si dichiara favorevole alla presenza della premier in lista, mentre tra coloro i quali scelgono Pd le valutazioni sono opposte, cioè solo il 28% pensa che la segretaria dem debba candidarsi. È come se il brand Meloni fosse molto più forte del marchio dei Fratelli d’Italia mentre storicamente il partiti di sinistra si basano più sulla forza del partito che del proprio leader, chiunque sia.

Capire quali saranno gli elementi che determineranno le scelte degli italiani alle prossime elezioni europee non è tema da poco, visto che lo scenario è tutto fuorché definito. Se il 44% ha già deciso che andrà a votare, contro il 30% che sostiene con certezza che non voterà, il bacino potenziale per conquistare voti si riduce a quel 17% che al momento è ancora indeciso se recarsi alle urne i prossimi 8 e 9 giugno. Si tratta in valore assoluto di 8,5 milioni di elettori sui quali si scateneranno i “corteggiamenti” dei vari partiti in campo.

Tra l’altro, per decidere quale lista votare si guarderà quasi esclusivamente a ciò che accade nel panorama politico nazionale. Sarà questo il comportamento del 66% degli italiani. Però gli elettori avvertono a non considerare assodato che il comportamento di voto sarà in linea con quanto espresso nelle precedenti elezioni politiche. Di certo ci saranno i “tradimenti” e questo determinerà il risultato finale che nella storia delle elezioni europee italiane è stato sempre diverso rispetto alle precedenti Politiche.

Infatti ben il 44%, in maniera abbastanza trasversale fra gli schieramenti, dichiara di poter prendere in considerazione di votare un partito differente da quello scelto nel 2022 quando si elesse il Parlamento nazionale. Non è detto che lo faccia, però il fatto che lo metta in conto è indicatore di quanto la fiducia verso i partiti continui ad essere bassa ed “a tempo”. Se si analizzano i possibili flussi, il 75% di chi alle Politiche votò FdI pensa di riconfermare la preferenza, ma il 6% prende in considerazione l’idea di votare Lega. L’elettorato fidelizzato di Salvini, invece, si attesta al 70%, ma un cospicuo 18% stima di votare FdI. Interessante anche il dato degli elettori di FI, queste sono le prime elezioni in assenza del presidente Berlusconi e al momento solo il 57% confermerebbe il proprio voto al partito guidato da Tajani mentre il 39% è propenso a scegliere FdI. Questo spiega il fatto che il partito di Meloni, indipendentemente dalla sua candidatura, potrebbe raccogliere un consenso maggiore rispetto a quanto registrò nelle precedenti elezioni politiche dell’anno scorso.

Nel Pd invece il livello di fidelizzazione è dell’85%, risultato alto ma che si depotenzia considerando che al contempo non si evidenziano margini di crescita in quanto non si individuano flussi di voto in entrata da cittadini che nel 2022 votarono altri partiti. È interessante notare che non si registrano passaggi di casacca neanche tra Pd e M5S e viceversa. Questi elettorati sono abbastanza stabili e consolidati. Sembra invece destinato a sfaldarsi Azione, il più fluido nello scenario attuale ma anche vittima di una scissione. Circa 1/3 riconfermerebbe la sua scelta su Calenda ma un altro 1/3 preferirebbe Renzi. Da segnalare inoltre che il 24% è invece orientato a passare dall’altra parte scegliendo FdI. La sera del prossimo 9 giugno ci sarà la prova del nove sul gradimento dell’operato della presidente del Consiglio, indipendentemente dalla sua candidatura, visto che gli italiani votano per l’Europa avendo come riferimento la politica italiana.

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