Regionali, Forza Italia non molla la Basilicata. E nella Lega prime crepe su Vannacci
di Matteo PucciarelliMilano — Sistemata più o meno la Sardegna, ora tocca alla Basilicata. Il centrodestra bisticcia sulle poltrone degli aspiranti nuovi presidenti, con FdI che è riuscita a imporre il passo di lato a Christian Solinas (sancito ufficialmente ieri dal suo Partito sardo d’azione), per candidare al suo posto Paolo Truzzu, esponente del partito di Giorgia Meloni; solo che adesso il Carroccio, per una questione di “vasi comunicanti”, mette in discussione l’uscente lucano Vito Bardi (Forza Italia). Blindato, per ora, da Antonio Tajani: «Escludo un suo passo indietro. Noi non abbiamo fatto alcuna polemica sulla Sardegna e non lo faremo su nessun’altra regione», dice il vicepremier alla guida degli azzurri.
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La coalizione di centrodestra, grande favorita un po’ dappertutto, è insomma alle prese con i diversi equilibri interni rispetto a cinque anni — quando la Lega la faceva da padrone — e agli appetiti crescenti…
Milano — Sistemata più o meno la Sardegna, ora tocca alla Basilicata. Il centrodestra bisticcia sulle poltrone degli aspiranti nuovi presidenti, con FdI che è riuscita a imporre il passo di lato a Christian Solinas (sancito ufficialmente ieri dal suo Partito sardo d’azione), per candidare al suo posto Paolo Truzzu, esponente del partito di Giorgia Meloni; solo che adesso il Carroccio, per una questione di “vasi comunicanti”, mette in discussione l’uscente lucano Vito Bardi (Forza Italia). Blindato, per ora, da Antonio Tajani: «Escludo un suo passo indietro. Noi non abbiamo fatto alcuna polemica sulla Sardegna e non lo faremo su nessun’altra regione», dice il vicepremier alla guida degli azzurri.
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La coalizione di centrodestra, grande favorita un po’ dappertutto, è insomma alle prese con i diversi equilibri interni rispetto a cinque anni — quando la Lega la faceva da padrone — e agli appetiti crescenti del nuovo partito dominus, per l’appunto Fdi. «La politica è anche mettersi al servizio degli altri», dice ecumenico il centrista Maurizio Lupi; se insomma c’è da cambiare qualche casella, lo si faccia. Di sfondo, come possibili scambi interni e compensazioni, ci sono poi le regionali del 2025, con Campania, Puglia, Toscana, Emilia-Romagna in mano al centrosinistra e che la destra sogna di espugnare.
Altro capitolo, che integra la competizione interna al centrodestra, quello per le Europee. Oggi per Fi si allontana di parecchio l’ipotesi di una ricandidatura per Lara Comi, ad oggi con un seggio a Bruxelles “nonostante la mala gestio che gli atti hanno messo in evidenza e senza aver restituito nulla, in un contesto di altissimo rischio di reiterazione di fatti analoghi”, è uno dei passaggi delle motivazioni con cui i giudici del tribunale di Milano, lo scorso 2 ottobre, l’hanno condannata a quattro anni e due mesi nel processo “Mensa dei poveri” che vede imputati politici e imprenditori per un presunto giro di tangenti. Giudizi molto duri per lei che si difende parlando di «condanna basata su indizi opinabili», ma va detto che nel partito da tempo le perplessità nei suoi confronti erano molte. E infine in casa Lega rimane una certa agitazione attorno alla possibile, anzi probabile, candidatura del generale Roberto Vannacci. Toni Da Re, anche lui eurodeputato veneto uscente e molto vicino alla corrente nordista di Umberto Bossi, lo dice chiaro: «Vannacci non può fare il capolista, se Salvini non corre l’unico capolista è Giancarlo Giorgetti che è in grado di intercettare quell’elettorato fatto da persone moderate che hanno votato Lega e non voteranno Vannacci. Se c’è il generale non ci sono io».