Gualtieri sul Teatro di Roma: “Dalla destra un atto di arroganza: i partiti non si intromettano nella cultura. Scavalcato pure Sangiuliano”
di Concetto VecchioSindaco Roberto Gualtieri, la destra si è presa anche la Fondazione del Teatro di Roma.
«Sono sconcertato. È un grande atto di arroganza. Una prepotenza politica che conferma il loro deficit istituzionale».
Nel merito cosa contesta?
«Per governare una Fondazione come quella di Roma, che gestisce tre teatri, l’Argentina, l’India, villa Torlonia, e a cui si aggiungerà il Valle, serve un manager teatrale e non un regista come De Fusco».
Perché un manager?
«Perché sono teatri profondamente diversi tra loro e pertanto hanno bisogno di una progettualità distinta. De Fusco poggia la sua visione in un teatro molto tradizionale, che ha poco a che fare con la contemporaneità».
Lei aveva proposto Onofrio Cutaia?
«Sì, perché, con la sua grande esperienza e dopo lo straordinario lavoro fatto alla direzione dell’Ente tetarale italiano e da ultimo al Maggio fiorentino, avrebbe potuto costruire davvero un sistema in grado, dopo anni di commissariamento, di riportare i nostri teatri ai livelli delle p…
Sindaco Roberto Gualtieri, la destra si è presa anche la Fondazione del Teatro di Roma.
«Sono sconcertato. È un grande atto di arroganza. Una prepotenza politica che conferma il loro deficit istituzionale».
Nel merito cosa contesta?
«Per governare una Fondazione come quella di Roma, che gestisce tre teatri, l’Argentina, l’India, villa Torlonia, e a cui si aggiungerà il Valle, serve un manager teatrale e non un regista come De Fusco».
Perché un manager?
«Perché sono teatri profondamente diversi tra loro e pertanto hanno bisogno di una progettualità distinta. De Fusco poggia la sua visione in un teatro molto tradizionale, che ha poco a che fare con la contemporaneità».
Lei aveva proposto Onofrio Cutaia?
«Sì, perché, con la sua grande esperienza e dopo lo straordinario lavoro fatto alla direzione dell’Ente tetarale italiano e da ultimo al Maggio fiorentino, avrebbe potuto costruire davvero un sistema in grado, dopo anni di commissariamento, di riportare i nostri teatri ai livelli delle più grandi realtà internazionali».
Nel metodo qual è lo scandalo?
«Nel giorno in cui il Presidente della Repubblica lancia un monito contro il pensiero unico della cultura di destra arriva un inquietante segnale che deve suonare da allarme per quelli che hanno a cuore il pluralismo e il senso delle istituzioni».
Perché sarebbe stato un blitz?
«Avevo concordato con il ministro Sangiuliano un percorso condiviso, nel metodo e nel merito. Invece poi un deputato ha fatto riunire i consiglieri delle destra in una saletta in assenza del presidente e del delegato del Comune di Roma».
Il deputato è Federico Mollicone, Fratelli d’Italia.
«Che ha organizzato questa prevaricazione in nome del suo partito, in spregio alla leale collaborazione tra le istituzioni».
Com’è stato possibile?
«Con l’esercizio strumentale delle funzioni vicarie o sostitutive del vice presidente rispetto alle prerogative proprie del presidente».
Scavalcando l’attuale presidente del Cda, Siciliano?
«Sì. Solo che non era maturata alcuna forma di assenza o impedimento da parte sua. Anzi, aveva invece esercitato le sue prerogative, differendo il consiglio d’amministrazione».
Cosa la colpisce?
«Sono stupito che Regione Lazio e Ministero della Cultura abbiamo deciso di avallare la grave scorrettezza istituzionale insita nel blitz».
Per Mollicone è tutto legittimo.
«È una prevaricazione invece. L’ennesima. Le istituzioni hanno il dovere di collaborare di fronte a realtà culturali così importanti e i partiti non devono intromettersi».
La destra sta occupando tutto. La sua parte politica non è troppo passiva nella denuncia?
«Emerge certamente un deficit di cultura istituzionale, che poi risolve in una tendenza all’occupazione del potere».
Quanto investe il Comune di Roma per la Fondazione?
«Sei milioni annui, il 60 per cento delle risorse. È chiaro che non possiamo in alcun modo accettare che le scelte più importanti vengano assunte con la forza dai soli consiglieri nominati da governo e Regione Lazio».
Impugnerete la delibera?
«Assolutamente sì. È un atto improprio anche da un punto di vista formale, e mi sembra evidente che questo blitz non andrà da nessuna parte perché totalmente illegittimo. È veramente uno spettacolo penoso».
Molti temono per il destino del Teatro Valle.
«Roma è stata per anni il centro di talenti creativi che avrebbero dovuto poter ritrovare luoghi di confronto. Riaprire un teatro come il Valle oggi rappresenta quindi un’occasione eccezionale che può dare una spinta ad invertire una tendenza che negli ultimi anni ha costruito la desertificazione delle sale».
Come sarà possibile gestire la Fondazione in queste condizioni?
«È evidente, dalle centinaia di reazioni del mondo teatrale ed artistico, che questa forzatura non potrebbe consentire un governo sereno del Teatro di Roma».
Quindi in questa vicenda è sbagliato sia il merito che il metodo?
«Sì, totalmente. Ma non finisce qui. Ci batteremo in ogni sede per ripristinare la legalità e il corretto funzionamento delle istituzioni. E questa prepotenza non passerà, perché siamo ancora uno Stato di diritto».