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La settimana della giustizia, arrivano il bavaglio alla stampa e i test psico-attitudinale per le toghe

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio

 (ansa)
Tra giovedì e sabato le cerimonie per l’anno giudiziario. Csm in seria difficoltà sulla Scuola della magistratura, niente voto sui nomi fino a marzo-aprile, fioccheranno i ricorsi, prorogato il consiglio scelto da Bonafede ed Ermini
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Non potrebbe andare peggio di così per magistrati e giornalisti. Ma pure per il vice presidente del Csm Pinelli, che vuole gestire come un’azienda l’organo costituzionale, ma poi non riesce a nominare in tempo i futuri dirigenti della Scuola della magistratura. Con la beffa di veder prorogato, almeno fino ad aprile, l’attuale consiglio scelto nel 2019 dall’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede e all’unanimità dal Csm che vedeva al vertice l’ex vice del Csm David Ermini, che proprio Pinelli ha attaccato. E mentre già si preannunciano, nelle chat, dozzine di ricorsi a Tar e Consiglio di Stato per le mancate audizioni di tutte le 85 toghe candidate e dei 62 professori, svolte invece solo per alcuni aspiranti.

Ma vediamo la scansione di una settimana da sempre strategica per la giustizia. Fu occasione di grandi scontri ai tempi di Berlusconi - ricordate quel “resistere, resistere, resistere” di Francesco Saverio Borrelli nel 2002? - ma oggi le riforme del governo Meloni e le uscite del suo Gu…

Non potrebbe andare peggio di così per magistrati e giornalisti. Ma pure per il vice presidente del Csm Pinelli, che vuole gestire come un’azienda l’organo costituzionale, ma poi non riesce a nominare in tempo i futuri dirigenti della Scuola della magistratura. Con la beffa di veder prorogato, almeno fino ad aprile, l’attuale consiglio scelto nel 2019 dall’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede e all’unanimità dal Csm che vedeva al vertice l’ex vice del Csm David Ermini, che proprio Pinelli ha attaccato. E mentre già si preannunciano, nelle chat, dozzine di ricorsi a Tar e Consiglio di Stato per le mancate audizioni di tutte le 85 toghe candidate e dei 62 professori, svolte invece solo per alcuni aspiranti.

Ma vediamo la scansione di una settimana da sempre strategica per la giustizia. Fu occasione di grandi scontri ai tempi di Berlusconi - ricordate quel “resistere, resistere, resistere” di Francesco Saverio Borrelli nel 2002? - ma oggi le riforme del governo Meloni e le uscite del suo Guardasigilli Carlo Nordio, nonché iniziative come quella di Enrico Costa di Azione sul bavaglio ai giornalisti, e su un’applicazione esasperata della presunzione d’innocenza, hanno creato un clima di forte contrapposizione. Che giusto questa settimana – per una coincidenza – è destinato ad acuirsi.

Vediamo perché. Tra Senato e Camera saranno affrontate le decisioni oggi più divisive sulla giustizia. Due su tutte. Il divieto, proposto da Costa, di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare, contenuto nella legge di Delegazione europea che il ministro Raffaele Fitto spinge per approvare definitivamente. In via Arenula l’ufficio legislativo starebbe ragionando su possibili emendamenti, ma proprio l’urgenza del provvedimento e l’opportunità di non farlo tornare alla Camera, potrebbe far soprassedere dall’idea gli uffici di Nordio. Non solo, se l’idea, come pare, è quella di rendere ancor più stringente il divieto, a fronte delle richieste delle opposizioni, Pd, M5S, Avs, di eliminarlo del tutto, lo scontro sarebbe inevitabile.

Ma non basta. Perché la stessa commissione Giustizia, che vede al vertice Giulia Bongiorno, insiste per inserire in un altro provvedimento – il decreto legislativo sull’ordinamento giudiziario dell’ex ministra Marta Cartabia – i test psico-attitudinali per le toghe. Ipotesi su cui si è detto “assolutamente d’accordo” il capogruppo forzista Pierantonio Zanettin. Mentre alla Camera protesta Costa, contrario ai test e favorevole invece a una radicale stretta sul cosiddetto “fascicolo del magistrato”, una sorta di libro che contiene tutta la vita professionale. Costa, sin dai tempi di Cartabia, ci vuole inserire anche i processi andati male, le assoluzioni, che interpreta come una prova della mancanza di professionalità del pubblico ministero che ha messo insieme l’inchiesta. Una tesi che non è passata con Cartabia. E che adesso Costa tenta di rilanciare grazie a una maggioranza dichiaratamente anti-toghe. Ma in via Arenula a bloccarla è stato il presidente della commissione che ha rinviato i decreti presieduta da Claudio Galoppi, toga di Magistratura indipendente.

Entrambe le questioni - bavaglio e fascicolo - accenderanno il clima. Per certo non ci saranno reazioni giovedì a piazza Cavour, dove ormai la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, dove neppure i giornalisti possono più accedere, è molto formale nel succedersi delle relazioni. La presidente della Corte Margherita Cassano, il procuratore generale Luigi Salvato, il ministro Nordio, il vice presidente del Csm Pinelli… Ma sicuramente le mosse del governo e della maggioranza accenderanno il clima dei 26 distretti. A partire dalle relazioni dei presidenti delle Corti d’Appello, proprio quelli che con una lettera avevano chiesto a Nordio una norma transitoria sulla nuova prescrizione, che invece si sono visti rifiutare senza neppure un perché. Prescrizione già approvata alla Camera, e che nel giro di qualche settimana sarà licenziata dal Senato senza modifiche e diventerà operativa. Quanto a Nordio, a ieri sera non era ancora noto in quale distretto ha deciso di andare. L’anno scorso era a Venezia, la città dove ha lavorato da pm.

Ma ecco un altro scontro in vista in settimana. Perché il Csm riprenderà i suoi lavori, anche con un plenum mercoledì, dopo la conferenza stampa di Fabio Pinelli finita con una smentita di quanto aveva sostenuto. E qui c’è il disastro delle sette nomine per il consiglio direttivo della Scuola della magistratura. L’attuale scade il 30 gennaio. Nordio ha scelto i suoi cinque nomi. Mentre il Csm, solo in commissione, ha indicato i sei magistrati dopo una lotta infinita tra i gruppi durata oltre due mesi. Manca però il settimo nome, quello di un professore, e i sette laici di centrodestra fanno la guerra all’ex presidente della Consulta Silvana Sciarra che fu indicata alla Corte dal Pd. Evidentemente vogliono un professore conservatore. Inevitabile la proroga dell’attuale vertice della Scuola, che vede al vertice l’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi, scelto quattro anni fa da Bonafede. Ma l’allarme riguarda proprio i tempi. Perché, bene che vada, ci vorranno dei mesi prima di motivare le singole nomine – pagine e pagine com’è prassi al Csm – e quindi il voto finale in plenum non arriverà prima di marzo-aprile. Questo a proposito dell’efficienza di questo Consiglio di cui Pinelli pare vantarsi.

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