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Primo traguardo per l’Autonomia. Il Pd: “Un baratto col premierato”

Roberto Calderoli con Paolo Zangrillo e Maria Elisabetta Casellati

 
Oggi via libera al Senato per il testo scritto da Calderoli poi riunione di maggioranza sulla riforma voluta da FdI. Opposizioni unite: “Così si impoverisce tutto il Paese”
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ROMA – «Martedì bella giornata». Roberto Calderoli, il ministro leghista, che si è autodefinito caterpillar, esulta per avere raggiunto il primo traguardo. Oggi il Senato vota l’autonomia differenziata. Superato lo scoglio degli emendamenti tra le contestazioni in aula e in piazza, l’approvazione questo pomeriggio sarà in diretta tv. Tensione alta con le opposizioni, che accusano la destra di “spaccare l’Italia” e annunciano già un referendum abrogativo.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Autonomia, il dossier: ecco la riforma targata Lega che dividerà l’Italia]]

I numeri della maggioranza sono tali da non riservare sorprese. L’autonomia quindi passerà alla Camera. Tappe forzate per ottenere il via libera definitivo prima delle europee del 9 giugno. Per Matteo Salvini e la Lega è un punto d’onore: sul “federalismo à la carte” si giocano la faccia. È la bandiera politica da sventolare. Così come Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni esibiranno i primi passi del premierato in campagna …

ROMA – «Martedì bella giornata». Roberto Calderoli, il ministro leghista, che si è autodefinito caterpillar, esulta per avere raggiunto il primo traguardo. Oggi il Senato vota l’autonomia differenziata. Superato lo scoglio degli emendamenti tra le contestazioni in aula e in piazza, l’approvazione questo pomeriggio sarà in diretta tv. Tensione alta con le opposizioni, che accusano la destra di “spaccare l’Italia” e annunciano già un referendum abrogativo.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Autonomia, il dossier: ecco la riforma targata Lega che dividerà l’Italia]]

I numeri della maggioranza sono tali da non riservare sorprese. L’autonomia quindi passerà alla Camera. Tappe forzate per ottenere il via libera definitivo prima delle europee del 9 giugno. Per Matteo Salvini e la Lega è un punto d’onore: sul “federalismo à la carte” si giocano la faccia. È la bandiera politica da sventolare. Così come Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni esibiranno i primi passi del premierato in campagna elettorale. Due riforme che cambiano l’architettura istituzionale del Paese.

La missione dell’autonomia differenziata è di decentralizzare: dare cioè alle Regioni la possibilità di decidere da sé su ben 23 materie e funzioni. Non cose da poco: dalle norme generali sull’istruzione all’energia, alle reti infrastrutturali, alla salute, persino sulla tutela e sicurezza del lavoro. L’autonomia non tocca la Costituzione, ma approfitta del terzo comma dell’articolo 116 della Carta per stipulare intese: le Regioni chiedono e lo Stato concede. È la ragione per cui la legge procede veloce, al contrario del premierato che è una riforma costituzionale e quindi con un iter parlamentare più lungo. Tra meloniani e leghisti la diffidenza è grande e, per questa ragione, le due riforme vanno il più possibile di pari passo: oggi il primo ok all’autonomia in aula si intreccerà con una riunione di maggioranza, in commissione Affari costituzionali sempre a Palazzo Madama, per arrivare a una quadra. Ci sarà anche l’ex presidente del Senato e costituzionalista Marcello Pera. Un pacchetto di emendamenti-clou è quasi pronto sul premierato per insistenza di FdI, che non vuole sentire parlare del secondo premier (norma anti-ribaltone), se cade quello eletto direttamente dal popolo.

Sull’autonomia Alberto Balboni, il presidente meloniano della Affari costituzionali, rivendica il «piccolo capolavoro» di FdI: «Siamo riusciti a prevedere che risorse siano stanziate anche per le Regioni che non chiedano la devoluzione di ulteriori materie. È stato grazie al nostro pressing, in nome della coesione nazionale».

È il capitolo dei Livelli essenziali di prestazioni, i Lep, ad avere creato maggiori fibrillazioni nella maggioranza. Sono infatti i Lep a garantire un riequilibrio del “federalismo à la carte”, così che ogni cittadino italiano abbia analoghi servizi in qualsiasi regione viva. Ma l’emendamento-cacciavite, presentato dai meloniani, a cui Balboni fa riferimento, si arena sul nodo risorse. I costi per rispettare questo programma di Lep sarebbero esorbitanti. Le Regioni più ricche la faranno perciò da padrone. Le disuguaglianze si cristallizzano, accentuando iniquità, e penalizzando il Mezzogiorno e le zone più svantaggiate. Accusa Francesco Boccia, il capogruppo del Pd: «Manca il fondo di perequazione, non c’è né sulle infrastrutture, né sui servizi alle persone. E non c’è l’attuazione del principio di sussidiarietà».

Per il Pd come per M5S, Avs, +Europa, Iv e Azione si sta compiendo un «baratto» tra Lega e FdI tra autonomia e premierato. «Il Barattellum»: lo definisce Andrea Giorgis, il dem che nelle dichiarazioni di voto oggi annuncerà anche la mobilitazione nel Paese contro una legge che «mette rischio l’unità d’Italia e la impoverisce nel suo complesso». Al contrario di «giornata storica» parla il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia, che ricorda come oggi «un’intera regione, il Veneto, starà con gli occhi puntati sui lavori parlamentari». Attilio Fontana, il presidente della Regione Lombardia, afferma: «È un passaggio fondamentale». Il sindaco di Milano, Beppe Sala, di centrosinistra, pone invece la questione del ruolo e dell’importanza delle città, e perciò non possono solo le Regioni avere spazio, potere, autonomia.

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