"Servono più domande e non meno domande. Attaccare un mezzo di informazione per il lavoro che svolge è antidemocratico e anticostituzionale. Il pluralismo dell'informazione e la coralità delle voci hanno reso l'Italia un Paese libero e, fino a questo momento, democratico" afferma Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti. Giorgia Meloni, ospite ieri di Quarta Repubblica, ha più che altro preso di mira l'editore di questo giornale, John Elkann e le politiche industriali del suo gruppo; un modo però per deviare l'attenzione rispetto alle critiche giornalistiche ricevute e per delegittimare il ruolo di un'informazione non allineata al governo. "Delegittimare una testata giornalistica, che sia Repubblica o un'altra, collegando il lavoro dei giornalisti all'orientamento economico-politico del loro editore è fuorviante. Le domande – prosegue Costante – vanno fatte ai politici e i politici hanno l'obbligo di rispondere. Sono i principi fondamentali ai quali si ispira ogni buon giornalista, dal direttore al redattore. L'irrisione e la delegittimazione qualificano chi le fa. La Federazione nazionale della Stampa italiana, che sta portando avanti non una campagna politica - come da qualche parte qualcuno adombra nel tentativo di minimizzare la protesta - contro le norme bavaglio e per la dignità della professione, è da sempre al fianco di tutti i colleghi che pongono domande, qualsiasi domanda, a chiunque, anche alla premier".
"Le parole della presidente del Consiglio contro Repubblica simboleggiano l’indifferenza e il disprezzo verso ogni forma di critica, di diversità, di opposizione, bisogna reagire insieme, mettendo fine ad ogni settarismo", dice invece il portavoce di Articolo 21 Beppe Giulietti, già presidente di Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti.
Fnsi in queste settimane è già impegnata contro la cosiddetta 'nuova legge bavaglio', cioè il divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare e i contenuti fino alla fine dell’udienza preliminare, come previsto dall'emendamento proposto dal deputato di Azione Enrico Costa, e che nei prossimi giorni potrebbe ottenere l’ok definitivo al Senato.
Di "delegittimazione l’informazione" parla anche Sandro Ruotolo, responsabile informazione del Partito Democratico. “È un passo verso il baratro, questo attacco pubblico non trova giustificazioni. L'Italia ha già vissuto la prepotenza di una certa politica nei confronti dell’informazione. Noi come Pd difenderemo in Parlamento e nel Paese l’articolo 21 della Costituzione. Stiamo con la redazione e le maestranze di Repubblica. Ai giornalisti e al direttore Maurizio Molinari va la nostra solidarietà. Siamo convinti che non vi farete intimidire dalla leader del partito più di destra del nostro Paese. Ci troverete al vostro fianco nella battaglia contro la censura”.
L’attacco di Giorgia Meloni a Repubblica “è solo l’ultimo episodio di una catena di interventi che ha messo nel mirino la libertà di stampa e il giornalismo indipendente, ma anche la satira e la libertà di espressione, come abbiamo visto con Gennaro Sangiuliano”, rilancia Barbara Floridia, presidente commissione di vigilanza Rai. “Su questo fronte – afferma – non dobbiamo cedere di un millimetro: libertà di stampa e di espressione sono un pilastro della nostra democrazia e continueremo a difenderle dagli attacchi scomposti del governo e della maggioranza. È chiaro che a Giorgia Meloni non vanno giù inchieste giornalistiche come quelle che coinvolgono Pozzolo, Delmastro, Sgarbi, Durigon, Santanchè, o articoli come quello su suo cognato che ferma i treni a suo piacimento, ma mi sento di darle un consiglio: anziché prendersela con chi dà notizie faccia un check sulla qualità e sullo spessore della classe dirigente che si porta dietro”.
Matteo Renzi ha invece scritto al direttore di Repubblica: "L’attacco scomposto alla sua redazione e al suo giornale è sintomo di un atteggiamento arrogante che condanno. Si possono avere diverse opinioni e dare differenti giudizi ma non ci si può permettere di contestare la libertà dell’iniziativa privata da un lato e dall’altro sindacare le scelte di un giornale. Lo dice chi ha avuto spesso con lei e con il suo giornale un confronto molto duro ma mai ha rifiutato di rispondere alle domande e mai ha ritenuto di avere come avversario politico una redazione. Con le sue parole la presidente Meloni si è dimostrata irrispettosa della libertà di stampa e della libertà di impresa. Mentre, contemporaneamente, mette in atto liberalizzazioni insensate, svendendo Eni per fare cassa".
“Tanti indizi fanno una prova, in Italia sembra che ci sia da parte del governo Meloni un preciso disegno: tacitare le voci critiche”, è la posizione di Elisabetta Piccolotti, di Alleanza verdi sinistra. “Hanno iniziato dalla televisione pubblica, con un’occupazione mai vista prima di oggi e il monopolio di ogni poltrona disponibile in campo culturale. C’è poi un metodico lavoro di intimidazione, fatto di querele temerarie di ministri ai giornalisti, tra cui spicca quella della stessa Presidente del Consiglio contro Saviano. L’emendamento Costa è solo l’ultima tassello di questo mosaico, un ulteriore messaggio di depotenziamento della funzione della stampa come controllore del potere. Da parte nostra, come Alleanza Verdi e Sinistra, non solo raccogliamo il grido di allarme delle associazioni di categoria del mondo dell’informazione, ma non intendiamo cedere: nei mesi scorsi abbiamo presentato una proposta di riforma della Rai e stiamo depositando una mozione, che presenteremo nei prossimi giorni con i leader di Avs, che contiene misure per limitare le querele temerarie, tutelare i giornalisti precari, estendere quanto più possibile il diritto di cronaca. In due parole presentiamo proposte per rendere davvero liberi i giornalisti dalle minacce legali e da quelle legate alla scarsa indipendenza economica. C’è a chi piace la libertà di stampa e a chi no”.
Meloni non ha ancora capito che è presidente del Consiglio – è la posizione di Benedetto Della Vedova di +Europa - “e non leader di un partito di minoranza. Sono parole gravi, non ha coraggio di polemizzare con il giornale ma utilizza un linguaggio intimidatorio verso l'editore. Questa confusione, giustamente, non l'ha mai fatta verso Mediaset o i giornali di Angelucci. Non solo sbaglia ma poi lo fa in modo strabico e in generale dimostra di non tollerare la critica. Sul piano personale spiace che abbia dimenticato così alla svelta come la democrazia si misura sulle opposizioni”.