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Legge bavaglio, il ritocco di Nordio: gli atti giudiziari non possono essere pubblicati nemmeno “in modo parziale”

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio

 (ansa)
Il Guardasigilli e il viceministro Sisto vogliono intestarsi la stretta proposta da Costa. Resterebbe per ora possibile il riassunto del contenuto
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ROMA - Guerra a colpi di emendamenti - di cui però finora non c’è alcuna traccia al Senato - tra il Guardasigilli Carlo Nordio e il suo vice ministro Francesco Paolo Sisto contro Enrico Costa di Azione, che ha ulteriormente ampliato la sua notorietà di leader garantista in nome della presunzione d’innocenza. Stavolta Costa - ovviamente dal suo punto di vista - ha messo a segno il “colpo gobbo” con il bavaglio alla stampa, ossia con il divieto di pubblicare ”integralmente o per estratto” l’ordinanza di custodia cautelare. Che invece dal 2017 era totalmente stata liberata dall’ex Guardasigilli Andrea Orlando e poteva essere resa pubblica anche integralmente. Con un emendamento alla legge di Delegazione europea - accolto a bocca storta già in dicembre da Nordio che all’inizio voleva bocciarlo - che adesso si trova in seconda lettura al Senato.

Già alla Camera, quando via Arenula scopre la proposta di Costa, erano partite insistenti trattative per eliminarla del tutto, o almeno per m…

ROMA - Guerra a colpi di emendamenti - di cui però finora non c’è alcuna traccia al Senato - tra il Guardasigilli Carlo Nordio e il suo vice ministro Francesco Paolo Sisto contro Enrico Costa di Azione, che ha ulteriormente ampliato la sua notorietà di leader garantista in nome della presunzione d’innocenza. Stavolta Costa - ovviamente dal suo punto di vista - ha messo a segno il “colpo gobbo” con il bavaglio alla stampa, ossia con il divieto di pubblicare ”integralmente o per estratto” l’ordinanza di custodia cautelare. Che invece dal 2017 era totalmente stata liberata dall’ex Guardasigilli Andrea Orlando e poteva essere resa pubblica anche integralmente. Con un emendamento alla legge di Delegazione europea - accolto a bocca storta già in dicembre da Nordio che all’inizio voleva bocciarlo - che adesso si trova in seconda lettura al Senato.

Già alla Camera, quando via Arenula scopre la proposta di Costa, erano partite insistenti trattative per eliminarla del tutto, o almeno per modificarla. Costa ha tenuto duro e alla fine il team Nordio-Sisto, sotto l’insistente gestione della vice capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, ha perso la battaglia e, nel tripudio della maggioranza, il bavaglio di Costa sulla cronaca giudiziaria è passato, duramente criticato da giuristi come Marina Castellaneta e dalla Fnsi.

Ma Giorgia Meloni, nella conferenza stampa del 4 gennaio, a proposito delle proteste della stampa sotto palazzo Chigi, aveva detto che la norma “è parlamentare e non del governo” e quindi semmai i giornalisti avrebbero dovuto protestare “sotto il Parlamento”. Adesso invece un emendamento del governo, di Nordio e Sisto, sposterebbe la protesta proprio direttamente sotto la sede del governo stesso o quanto meno sotto via Arenula.

E siamo a oggi, quando il testo è in discussione al Senato per gli emendamenti nella quarta commissione sulle Politiche comunitarie, e nella seconda, la Giustizia, per un parere complessivo. E che succede in via Arenula? Proprio com’è avvenuto sulla nuova prescrizione, quando Nordio e Sisto hanno “scippato” il testo di Costa e Pittalis di Fi già pronto, convocando una riunione al ministero per intestarsi le novità, ecco che la stessa manovra avviene con la libertà di stampa.

Come Repubblica ha già scritto, riparte il tentativo di modificare il testo di Costa con un emendamento. Che suonerebbe così. Costa vieta la pubblicazione dell’ordinanza di custodia nella versione “integrale o per estratto”, cambiando l’articolo 114 del codice di procedura penale. Quindi cancella la norma Orlando del 2017 che ne consentiva la pubblicazione integrale. Cosa propone via Arenula? Di sostituire la parola “per estratto” con la parola “parziale”, quindi sarebbe vietata la pubblicazione “integrale o parziale”.

Va da sé che non si tratta affatto di una grande modifica, ma solo di una sostituzione nominalistica che però permette a Nordio e Sisto, l’ex avvocato di Silvio Berlusconi, di intestarsi il bavaglio di fronte alla premier Meloni. Ma la modifica è realistica e può essere realizzata? Attualmente, in quarta commissione, ci sono gli emendamenti dell’opposizione che cancellano o modificano la norma Costa. Tra questi c’è quello di M5S che propone di lasciare il divieto “integrale” di pubblicazione cancellando le parole “per estratto”. Qui il governo, che non ha presentato finora alcun emendamento, potrebbe chiedere di inserire il divieto di pubblicazione “parziale”.

Se quest’ipotesi dovesse passare per la stampa non cambierebbe nulla, anche perché l’ultimo comma dell’articolo 114 in vigore dice che “è sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non coperti dal segreto”. Quindi “il contenuto”, cioè il riassunto di un’ordinanza, potrà essere comunque pubblicato. Se Nordio e Sisto vogliono il bavaglio totale devono eliminare anche il settimo comma dell’articolo 114. E va da sé che questa soluzione non potrà che essere impugnata davanti alla Corte costituzionale perché si configura come uno schiaffo all’articolo 21 della nostra Carta che recita: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Sempre che, nel frattempo, la premier Meloni, sul modello Trump, non invii alla Corte quattro giudici di sua stretta osservanza. Per una Corte in stile Polonia o Ungheria, come sostiene l’ex presidente Giuliano Amato.

Qualora, infine, l’eventuale e ipotizzata, ma inesistente modifica dovesse passare ci sarebbe un’ultima conseguenza non di poco conto. La legge di Delegazione dovrebbe tornare alla Camera per una terza lettura. E su questo il ministro delle Politiche comunitarie Raffaele Fitto non sarebbe affatto d’accordo.

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