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Armi a Kiev, la Lega ci ripensa: Crosetto impone il dietrofront, via libera al finanziamento per tutto il 2024

Lo strappo del capogruppo Romeo con un ordine del giorno poi ritirato. Il ministro della Difesa: “Suggerimento occulto? Neanche troppo occulto”. La premier a Kiev tra un mese
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ROMA - «Suggerimento occulto? Neanche troppo occulto…». Alle cinque della sera Guido Crosetto chiude con un’annotazione ironica il suo duello con il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo. La moral suasion del titolare della Difesa, fatta insieme al ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani con la regia di Giorgia Meloni, ha effetto: il braccio destro di Matteo Salvini ritira l’ordine del giorno inserito come un grimaldello nelle pieghe del decreto che rifinanzia per un anno gli aiuti militari all’Ucraina. Il testo aveva messo in forte imbarazzo Fratelli d’Italia. Al di là delle conclusioni - l’impegno piuttosto soft chiesto al governo di attivarsi «per una rapida soluzione del conflitto» - nell’odg c’erano pesanti dubbi sull’opportunità di continuare a sostenere Zelensky. Il documento, nella versione originaria, faceva riferimento «a una postura isolazionistica degli Stati Uniti rispetto alle dinamiche europee» ma parlava anche di «un cambio di atteggiamento dell’elett…

ROMA - «Suggerimento occulto? Neanche troppo occulto…». Alle cinque della sera Guido Crosetto chiude con un’annotazione ironica il suo duello con il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo. La moral suasion del titolare della Difesa, fatta insieme al ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani con la regia di Giorgia Meloni, ha effetto: il braccio destro di Matteo Salvini ritira l’ordine del giorno inserito come un grimaldello nelle pieghe del decreto che rifinanzia per un anno gli aiuti militari all’Ucraina. Il testo aveva messo in forte imbarazzo Fratelli d’Italia. Al di là delle conclusioni - l’impegno piuttosto soft chiesto al governo di attivarsi «per una rapida soluzione del conflitto» - nell’odg c’erano pesanti dubbi sull’opportunità di continuare a sostenere Zelensky. Il documento, nella versione originaria, faceva riferimento «a una postura isolazionistica degli Stati Uniti rispetto alle dinamiche europee» ma parlava anche di «un cambio di atteggiamento dell’elettorato americano» nei confronti della guerra e di segnali simili «nell’opinione pubblica dei Paesi europei”, fra cui quella italiana che «non supporta più pienamente gli aiuti militari» a Kiev. Una convinzione che si sposa con il fatto che, secondo Romeo, le prossime elezioni europee e il voto negli Usa «possono portare a un cambio di approccio» nei confronti di Kiev.

Una fuga in avanti che, in mattinata, aveva fatto infuriare Meloni e i suoi fedelissimi. Anche perché, nel frattempo, i 5Stelle avevano cavalcato la posizione della Lega: sottoscrivendo l’ordine del giorno di Romeo. «Ora andate fino in fondo e non votate più l’invio di armi», l’invito strumentale di Patuanelli. Di lì l’irritazione soprattutto di Crosetto, tirato in ballo esplicitamente da Romeo nel suo ordine del giorno che denunciava gli «sforzi inutili della comunità internazionale» per porre fine al conflitto.

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Finisce con il capogruppo della Lega invitato a più miti consigli, che dopo una riunione con gli altri leader della coalizione di governo riformula il testo e fa sparire i riferimenti al ministro della Difesa, agli Usa, agli orientamenti dell’opinione pubblica. Finisce con lo stesso Romeo che quasi ironizza, dai banchi del Senato, sulla marcia indietro: «La maggioranza è sovrana e volete che noi, che siamo sovranisti, disconosciamo questo principio?». L’odg passa con 110 voti, Pd e 5S non partecipano. E più tardi arriva il sì pure al decreto che proroga al 31 dicembre 2024 l’autorizzazione alla cessione di mezzi militari all’Ucraina, in linea con gli impegni internazionali assunti dall’Italia.

Rimane il messaggio politico lanciato dalla Lega agli alleati. Quell’atto che, per usare le parole di Enrico Borghi (Iv) conteneva una premessa “in cirillico”: la contrarietà all’invio delle armi. Resta una posizione, quella di Salvini, non distante dall’estrema destra europea convocata a Firenze a inizio dicembre: erano tanti, in quel conclave, i simpatizzanti di Putin. Ma su un tema sensibile come quello della guerra in Ucraina su cui Meloni non può indietreggiare: a fine febbraio la premier, nella qualità di presidente di turno del G7, sarà a Kiev per incontrare Zelensky.

Certo è che il Carroccio, incassata l’autonomia differenziata, ha cominciato la rappresaglia parlamentare in vista delle Europee. La strategia di Salvini, di qui a giugno, è quella di distinguersi nella maggioranza e rubare voti a destra, con posizioni iper-sovraniste. «In due giorni è tornata la Lega trumpiana e secessionista», chiosa il capogruppo del Pd in Senato Francesco Boccia. Anche dentro Fratelli d’Italia, questo è il fatto, ne sono convinti in molti.

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