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“L’Autonomia un pericolo. I senatori aiutano i ricchi”. I vescovi alzano la voce

(ansa)
Parolin denuncia rischi per la sanità, dopo l’allarme di Zuppi per il Sud. De Luca: “Ricorso alla Consulta”
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Non è lo scontro totale di anni fa, quando Umberto Bossi tuonava contro i «vescovoni», parte integrante di quella «Roma ladrona» da smontare con la secessione, e i cardinali accusavano la primissima Lega di razzismo e xenofobia. È passato molto tempo, gli incontri sono stati innumerevoli e, soprattutto a Nord, il verde leghista e il bianco cattolico si sono mescolati in più di una convergenza. Ma l’Autonomia differenziata torna a scavare un fossato tra il Carroccio e una Chiesa preoccupata dall’aumento delle diseguaglianze, soprattutto nell’ambito delicato, e che ben conosce, della sanità.

Parolin e i diritti del malato

«L’autonomia deve coniugarsi con i diritti del malato», ha detto il cardinale Pietro Parolin. «Qualsiasi organizzazione deve mettere alla sua base questi principi altrimenti fallisce», ha chiosato il Segretario di Stato vaticano intervenuto ieri a Montecitorio per presentare Dignitas Curae, “manifesto per la sanità del futuro” firmato da Papa Francesco e dal presidente…

Non è lo scontro totale di anni fa, quando Umberto Bossi tuonava contro i «vescovoni», parte integrante di quella «Roma ladrona» da smontare con la secessione, e i cardinali accusavano la primissima Lega di razzismo e xenofobia. È passato molto tempo, gli incontri sono stati innumerevoli e, soprattutto a Nord, il verde leghista e il bianco cattolico si sono mescolati in più di una convergenza. Ma l’Autonomia differenziata torna a scavare un fossato tra il Carroccio e una Chiesa preoccupata dall’aumento delle diseguaglianze, soprattutto nell’ambito delicato, e che ben conosce, della sanità.

Parolin e i diritti del malato

«L’autonomia deve coniugarsi con i diritti del malato», ha detto il cardinale Pietro Parolin. «Qualsiasi organizzazione deve mettere alla sua base questi principi altrimenti fallisce», ha chiosato il Segretario di Stato vaticano intervenuto ieri a Montecitorio per presentare Dignitas Curae, “manifesto per la sanità del futuro” firmato da Papa Francesco e dal presidente Mattarella.

Vescovi sul piede di guerra

Se il quotidiano della Cei, Avvenire, ha commentato l’approvazione dell’Autonomia differenziata al Senato con un eloquente interrogativo, “Più autonomi o più soli?”, il porporato veneto ha rincarato la dose: «È questo un modo per diventare più solidali, sapendo del grande divario che c’è tra una parte e l’altra d’Italia?». Il malumore va avanti da mesi. Il cardinale Matteo Zuppi ha avvertito che i vescovi del Sud «sono sul piede di guerra». E non masticano le parole. «Ma i cristiani presenti e votanti in Senato hanno dimenticato la Scrittura, i Padri della Chiesa?», si è domandato sui social monsignor Gianni Checchinato, arcivescovo di Cosenza-Bisignano: «Stanno dalla parte dei ricchi in maniera pregiudiziale?». Curarsi al Sud «non è come curarsi al Nord», spiega l’arcivescovo a Repubblica: «L’autonomia differenziata certifica e istituzionalizza il divario di cittadinanza. Non possono esistere cittadini di serie A e di serie B. La consegna che mi arriva come credente dal Vangelo – dice Checchinato – che mi chiede non solo il rispetto e la tutela della giustizia ma anche e soprattutto la preoccupazione per gli ultimi e i più deboli».

La mobilitazione di De Luca

La politica ribolle. Vincenzo De Luca ha annunciato una campagna di mobilitazione straordinaria. Contro il disegno di legge Calderoli - «legge truffa» - il presidente della Regione Campania intende ricorrere a ogni mezzo, la Corte costituzionale o un referendum, pronto «a scendere in piazza, a Roma o a Napoli».

Calabria, Sicilia, Campania

Ma anche in Cei la temperatura è alta. «Se dovesse passare questa legge, diventeremo ancora più poveri», ha detto il vescovo di Cassano all’Ionio monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei: «La questione sanità in Calabria è cruciale per la democrazia». Nei mesi scorsi si sono fatti sentire i vescovi della Sicilia: «Teoricamente, non ci dovrebbe essere nessuna differenza nella cura tra un cittadino siciliano, uno veneto o uno lombardo», hanno notato, in pratica una regione con più risorse proprie può «aggiungere prestazioni che altre regioni non saranno in grado di assicurare». Sull’Autonomia differenziata monsignor Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, ha scritto una lettera aperta: «Il nostro Paese, che dalla grave pandemia è uscito impoverito e diviso, rischia di essere trascinato in un campo in cui l’egoismo si codifica in scelte politiche nette».

Le “aree interne”

C’è un altro divario che preoccupa la Cei, quello tra le grandi città e le “aree interne”, «territori distanti dall’insieme dei servizi essenziali e spesso penalizzati nell’assegnazione delle risorse». I vescovi di queste zone, da Nord a Sud, si sono incontrati più volte, esprimendo il timore che il ddl Calderoli «possa indebolire i legami di solidarietà». Già oggi, ha notato il segretario generale della Cei, l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, «la nascita su un territorio piuttosto che in un altro incide sulla possibilità di avere o meno accesso alle cure». Una legge può peggiorare tutto, e i vescovi non rimarranno in silenzio.

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