Anna Maria Bigon, chi è la consigliera veneta contro il fine vita su cui il Pd è in rivolta: “Mio papà mi voleva suora, ma la mia missione è la politica”
di Enrico FerroIl Diritto e la Fede germogliata nel Veneto contadino, le battaglie studentesche all’Alma Mater e la volontà di restituire qualcosa al mondo cattolico che l’ha sempre sostenuta. “Mio papà voleva che diventassi suora, pensava fosse quella la mia missione. Invece la mia missione è la politica”, ha raccontato in un’occasione Anna Maria Bigon, 56 anni (ne compirà 57 il 21 giugno prossimo), la consigliera regionale del Pd forse più conosciuta in Italia in questo momento.
Fino a due settimane fa nessuno sapeva chi fosse, dopo l’astensione sulla legge sul fine vita in Veneto è diventata la pietra angolare di un Pd in rivolta. La sua scelta di restare in aula e di astenersi è risultata decisiva per l’affossamento della proposta di legge dell’associazione Luca Coscioni, che avrebbe incasellato il suicidio assistito in una cornice medico assistenziale.
Con il centrodestra diviso dalle aperture progressiste di Luca Zaia, per i democratici poteva essere un rigore a porta vuota. Bastava che Anna M…
Il Diritto e la Fede germogliata nel Veneto contadino, le battaglie studentesche all’Alma Mater e la volontà di restituire qualcosa al mondo cattolico che l’ha sempre sostenuta. “Mio papà voleva che diventassi suora, pensava fosse quella la mia missione. Invece la mia missione è la politica”, ha raccontato in un’occasione Anna Maria Bigon, 56 anni (ne compirà 57 il 21 giugno prossimo), la consigliera regionale del Pd forse più conosciuta in Italia in questo momento.
Fino a due settimane fa nessuno sapeva chi fosse, dopo l’astensione sulla legge sul fine vita in Veneto è diventata la pietra angolare di un Pd in rivolta. La sua scelta di restare in aula e di astenersi è risultata decisiva per l’affossamento della proposta di legge dell’associazione Luca Coscioni, che avrebbe incasellato il suicidio assistito in una cornice medico assistenziale.
Con il centrodestra diviso dalle aperture progressiste di Luca Zaia, per i democratici poteva essere un rigore a porta vuota. Bastava che Anna Maria Bigon uscisse dal consiglio regionale, abbassando così il quorum. Invece è voluta restare per fare abortire il fine vita in Veneto. Adesso ex Ds ed ex Margherita stanno facendo a sportellate proprio sul “caso Bigon”. Il segretario provinciale di Verona Franco Bonfante le ha tolto la carica di sua vice, come conseguenza diretta di quella scelta. Ma lei tira dritta per la sua strada, forte del sostegno di Graziano Delrio.
“Sono nel Pd non per avere l'incarico di vice segretaria ma per i principi e valori che lo statuto sancisce e che vorrei fossero riconosciuti. Mi è stato chiesto di uscire dall’aula. Credo che la libertà di scelta che il Partito democratico prevede, consenta l’espressione di un libero pensiero e non soltanto quando è ininfluente. Se fossi uscita, anziché astenermi al voto, avrei ridotto il mio comportamento alla dimensione di pura testimonianza”, ribadisce, continuando a ripetere che sono le cure palliative la strada giusta e non l’eutanasia.
Anna Maria Bigon è nata e cresciuta ad Alpo, frazione di Villafranca di Verona, tra campi di riso vialone nano e allevamenti di bestiame. Il padre Angelo aveva un’azienda agricola di medie dimensioni. “Casa mia era sempre aperta a tutti. Capitava spesso che il prete del paese venisse a pranzo da noi, e anche i frati ogni tanto”, racconta, fiera delle sue origini.
Dopo le superiori decide di iscriversi all’università. La madre Ivana spingeva per farla iscrivere a Verona ma, alla fine, la giovane Bigon sceglie Bologna: Giurisprudenza. Dopo la laurea torna al paesello e si avvicina alla politica. Si iscrive al Partito Popolare di Rocco Buttiglione e diventa segretaria del circolo di Villafranca Veronese. Da lì alla Margherita il passo è breve. Sposa Marco Pasquetto, un dirigente della Agsm Aim, la municipalizzata di Verona, e si trasferisce nel vicino Comune di Povegliano Veronese, dove si mangiano il risotto all’Amarone e la pearà e dove Anna Maria diventa prima assessora e poi sindaca per due mandati. Costruisce il primo asilo nido ma assurge alle cronache per la demolizione di una scuola elementare senza requisiti di sicurezza. È in quel contesto che conosce Graziano Delrio, all’epoca presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani.
In Consiglio regionale del Veneto ci entra nel 2019 come prima dei non eletti, quando Alessandra Moretti approda a Bruxelles. Nel 2020 si vota per le regionali e lei viene confermata. Il gruppo regionale del Pd decide di assegnarle la carica di vicepresidente della Commissione Sanità, dove si trova ancora oggi, nonostante le proteste di una parte del partito secondo cui sarebbe opportuno rimuoverla. Avvocata civilista specializzata in Diritto di famiglia, è madre di due figli di 20 e 26 anni.
“Attenzione a non perdere i cattolici, perché stanno migrando tutti verso la Meloni”, ripete da mesi ai compagni di partito, gli stessi che ora vorrebbero cacciarla. Chi deve gestire questa situazione è Andrea Martella, senatore del Pd e segretario regionale in Veneto. A lui il compito di tenere buona la corrente che chiede sanzioni nei confronti della Bigon, preoccupandosi però di assicurare un equilibrio anche con gli ex Margherita. All’orizzonte ci sono le elezioni regionali in Veneto e questo rende tutto più complicato per un centrosinistra che già parte in salita. Lunedì a Padova è stata convocata la direzione regionale del Pd, mentre il 5 febbraio si riunirà la segreteria provinciale di Verona: in quella sede sarà chiesto agli iscritti di esprimere un’opinione sul fine vita e, di fatto, sarà un voto in grado di stabilire se per la base sia stato giusto o meno cacciare la Bigon.