Trentennale di Forza Italia senza i Berlusconi: “Non ci sentiamo reduci”
di Lorenzo De Cicco«Segretario siamo con teeee, meno male che Antonio c’è!». Che sfrontati questi giovani forzisti. Storpiare così la lauda sacra del berlusconismo. Il “meno male”, com’è archiviato nei file alla consolle. Ma va così. Segno dei tempi. Tajani prova a giocare da leader. Al Salone delle fontane dell’Eur si celebra il trentennale della discesa in campo del Cavaliere (era il 26 gennaio ‘94, l’Italia è il paese che amo, etc). Ma l’evento serve soprattutto al vicepremier a mostrare che FI è viva e vegeta. Che le redini del partito che gli ha affidato la famiglia - come ricorda Gianni Letta - le può tenere in mano. Obiettivo: schiodare la creatura «di Silvio» dalle percentuali attuali, portarla almeno «al 10%» alle Europee. E poi, perché la politica italiana ormai è ultra fluida e sognare non costa nulla, «al 20% alle Politiche». «Vogliamo tornare in testa alla classifica, riprenderci quello che è il nostro!», declama il segretario dal palco (unica, educata sfida all’egemonia meloniana. L’altra …
«Segretario siamo con teeee, meno male che Antonio c’è!». Che sfrontati questi giovani forzisti. Storpiare così la lauda sacra del berlusconismo. Il “meno male”, com’è archiviato nei file alla consolle. Ma va così. Segno dei tempi. Tajani prova a giocare da leader. Al Salone delle fontane dell’Eur si celebra il trentennale della discesa in campo del Cavaliere (era il 26 gennaio ‘94, l’Italia è il paese che amo, etc). Ma l’evento serve soprattutto al vicepremier a mostrare che FI è viva e vegeta. Che le redini del partito che gli ha affidato la famiglia - come ricorda Gianni Letta - le può tenere in mano. Obiettivo: schiodare la creatura «di Silvio» dalle percentuali attuali, portarla almeno «al 10%» alle Europee. E poi, perché la politica italiana ormai è ultra fluida e sognare non costa nulla, «al 20% alle Politiche». «Vogliamo tornare in testa alla classifica, riprenderci quello che è il nostro!», declama il segretario dal palco (unica, educata sfida all’egemonia meloniana. L’altra punzecchiata pare indirizzata a Salvini: «Noi non siamo un partito del Nord»). «Qualcuno non si accorgerà che stiamo arrivando». Il vice-premier, prima della convention, faceva capire che per trainare il partito potrebbe mettersi in pista alle Europee. Pure senza Salvini: solo lui e Meloni. «Non lo escludo, se il partito me lo chiede...».
“Vai Piersilvio!”
Certo scandagliando la base azzurra - o almeno queste 2.300 persone che si radunano tra le volte razionaliste di Roma Sud, parecchi giovani, oltre le prime file - c’è anche chi sogna un’altra discesa in campo. Quella di un erede puro sangue. «Vai Piersilvio!», c’è scritto a penna, caratteri grossi, sulla lavagna per i militanti piazzata all’ingresso.
Chi c’è e chi non c’è
Gli eredi di Berlusconi qui non ci sono, però. Non c’è nemmeno Marta Fascina, l’ultima quasi moglie, rimasta ad Arcore. Licia Ronzulli non fa mistero di avere rotto ogni rapporto: «Marta? Mai più sentita». Ronzulli fa incetta di selfie e intanto manda segnali sul terzo mandato, che Tajani non vuole, come Meloni: «Zaia ha lavorato bene, vedremo». In platea ci sono i ministri. C’è il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè: «Guardiamo ai prossimi trent’anni con gli occhi di Berlusconi». Ecco i capigruppo Paolo Barelli e Maurizio Gasparri. Letizia Moratti, che secondo molti è la carta coperta di FI: al primo rimpasto potrebbe entrare nel governo. L’editore dei giornali della destra, Antonio Angelucci. Rita Dalla Chiesa che racconta di quando, ai tempi delle tv, Berlusconi ordinava «soprattutto alle signore» che colore d’abito indossare. Ci sono Stefania Craxi e Cesare Previti. Iva Zanicchi manda un video. L’ex “responsabile” Antonio Razzi si concede una pausa dagli stacchetti su TikTok. Claudio Lotito insiste per le agevolazioni fiscali ai calciatori: torna alla carica nel Milleproroghe. Bruno Vespa ricorda il “contratto con gli italiani” e attacca le trasmissioni di Biagi, Luttazzi e Santoro. Tributo a Niccolò Ghedini, scomparso un anno e mezzo fa. Applausi a Maria Tripodi, la giovane sottosegretaria agli Esteri che rappresenta la nuova leva di FI. Tajani mostra che la “base” c’è. Manda in video la tesserata più anziana, 103 anni, e fa salire sul palco il militante più giovane, Emilio, 14 anni («È il nipote di Cannizzaro, il deputato», sussurra un parlamentare).
Sulla difensiva
«Ma qui non ci sono cortigiani o reduci», assicura Tajani, sulla difensiva. Come il suo mentore prometteva «aboliremo l’Ici», lui si fa solenne nel dire: «No alla patrimoniale». Rivendica le privatizzazioni. La separazione delle carriere. Il no al salario minimo. Stoccate alla Cgil: «Non si fa più carriera con quella tessera». Prova a rispondere alla domanda che si fa da solo: «Cosa conta Forza Italia oggi? Conta». E certo i sondaggi per ora sono loffi, ma «tanti non dicevano di votare la Dc». L’ultimo slogan: «Rivedo l’entusiasmo del ‘94!». Boom. Che iperbole. E in questo Tajani ha imparato dal maestro.