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“Vergogna nazifascista”. Meloni fa un passetto ma i suoi non la seguono

La premier Giorgia Meloni (ansa)
Nel Giorno della Memoria, all’indomani del richiamo di Mattarella, la premier condanna la “malvagità” delle leggi razziali. La parola fascismo non compare nelle parole dei dirigenti FdI
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ROMA – L’ha detto. Nazifascismo. Giorgia Meloni ha legato «la vergogna delle leggi razziali del 1938» alla «malvagità del disegno criminale nazifascista». Dopo la lezione di storia di Sergio Mattarella, venerdì al Quirinale per il Giorno della Memoria, che ha imbarazzato la destra al governo, la premier è stata costretta a compiere un salto concettuale. Ha legato la persecuzione degli ebrei al razzismo (nazi)fascista, anche se nelle sue parole manca ancora una volta la condanna tout court del Ventennio.

Del resto viene da anni di vaghezze. Il 13 ottobre del 2022, nell’intervento per la fiducia alla Camera da capo di governo, aveva definito le leggi razziali «il punto più basso della storia italiana», senza specificare il regime che le aveva adottate, parlando genericamente di «totalitarismi del Novecento che hanno dilaniato l’intera Europa». «Una macchia indelebile» aveva aggiunto il 13 dicembre 2022 all’inaugurazione della lapide nella sede dell’Ordine dei giornalisti che ricorda i n…

ROMA – L’ha detto. Nazifascismo. Giorgia Meloni ha legato «la vergogna delle leggi razziali del 1938» alla «malvagità del disegno criminale nazifascista». Dopo la lezione di storia di Sergio Mattarella, venerdì al Quirinale per il Giorno della Memoria, che ha imbarazzato la destra al governo, la premier è stata costretta a compiere un salto concettuale. Ha legato la persecuzione degli ebrei al razzismo (nazi)fascista, anche se nelle sue parole manca ancora una volta la condanna tout court del Ventennio.

Del resto viene da anni di vaghezze. Il 13 ottobre del 2022, nell’intervento per la fiducia alla Camera da capo di governo, aveva definito le leggi razziali «il punto più basso della storia italiana», senza specificare il regime che le aveva adottate, parlando genericamente di «totalitarismi del Novecento che hanno dilaniato l’intera Europa». «Una macchia indelebile» aveva aggiunto il 13 dicembre 2022 all’inaugurazione della lapide nella sede dell’Ordine dei giornalisti che ricorda i nomi dei giornalisti romani vittime della violenza nazifascista. L’anno scorso, per il 25 aprile, aveva fatto un altro passo avanti, sostenendo che la destra in Parlamento ha dichiarato «l’incompatibilità con qualsiasi nostalgia del fascismo». Per amor di precisione va segnalato che di nazifascismo aveva parlato una prima volta nel libro di Bruno Vespa, Perché Mussolini rovinò l’Italia, tre anni fa: «Il 25 aprile celebra la liberazione dell’Italia dal nazifascismo», disse allora.

Sono i conti con la storia fatti a rate. Come se l’ingombrante passato che quelli della sua parte politica si ritrovano sulle spalle pesasse troppo.

C’è voluto Mattarella per ricordarle che il fascismo è alla radice della Shoah. E così ieri Meloni ha fatto un’uscita per dire che «è nostro dovere coltivare ogni giorno la Memoria di ciò che è accaduto, penso ad uno dei provvedimenti di cui andiamo più orgogliosi: la legge che istituisce il Museo della Shoah. Roma non poteva non accogliere un’istituzione museale specificatamente dedicata». Benissimo.

Ma poi, per andare appresso alla premier, e cantare in coro, i principali colonnelli di Fratelli d’Italia hanno ricordato la Giornata della Memoria senza nominare la parola nazifascismo. Per Lollobrigida «fu odio e razzismo»; per Foti «immane tragedia»; per Musumeci «follia razzista»; Santanché ha tirato in ballo Cicerone; secondo La Russa «è necessaria una memoria condivisa che ripudi con forza ogni forma di odio, di razzismo, di antisemitismo e antisionismo». Acquaroli, il presidente delle Marche, ha spiegato che bisogna «lottare contro indifferenza e negazionismo». Negazionismo di cosa? Mattarella ha chiamato le cose con il loro nome e i ras di Giorgia fischiettano. Eppure lei l’ha detto, per una volta: nazifascismo.

È come se Fratelli d’Italia fosse un partito che viene dal nulla. «Giorgia Meloni e i suoi uomini si sono ritrovati a praticare un nuovo genere ludico, la Storia per omissioni», ha scritto sul Foglio del 9 settembre 2023 Giorgio Caravale, già autore di Senza intellettuali. Politica e cultura in Italia negli ultimi trent’anni (Laterza). «Incapaci di proporre una narrazione alternativa, a parte il goffo tentativo di ascrivere Dante alla storia della destra italiana, hanno messo in campo una strategia tutta difensiva, fatta di piccoli grandi silenzi, reticenze, ambiguità. Con un duplice obiettivo: evitare di dare ragione ai propri interlocutori di sinistra pronunciando parole che altri avrebbero voluto sentirgli dire, e alimentare una zona d’ombra, diciamo pure una zona di ambiguità atta a lasciare libertà di manovra a simpatizzanti ed elettori, oltre che alla classe dirigente con la quale Meloni si ritrova a governare».

E così i capi della destra attribuiscono la persecuzione degli ebrei al razzismo, come se quel razzismo medesimo non fosse il frutto del fascismo. È in questo clima di voluto pecionismo che Francesco Lollobrigida ha avuto venerdì sera l’onore dell’apertura del Tg1 per parlare della pasta italiana spedita nello spazio. Tutto pur di evitare di aprire col discorso del capo dello Stato. Se famo due spaghi.

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