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La Rai soffoca per il controllo politico: salvarla è la priorità

L’intervento della consigliera d’amministrazione della Rai
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La democrazia trae forza dall’indipendenza culturale e informativa. La cultura, il terzo settore e i media, con la Rai in prima linea, sono vitali in questo contesto. Proteggere queste istituzioni dal controllo governativo è fondamentale per preservare un tessuto sociale dinamico e garantire un pluralismo politico, sociale e culturale. Il principio di “democrazia come spazio vuoto” è stato introdotto dal filosofo Claude Lefort per evitare la monopolizzazione del potere aprendolo alla libera espressione di diversi gruppi sociali, al dibattito e alla competizione democratica. Questa visione si contrappone nettamente alle pratiche di favoritismo politico, come “l’amichettismo”, termine coniato dalla nostra presidente del Consiglio, che indica la tendenza a basare nomine e assegnazioni di risorse su legami politici o familiari piuttosto che sul merito.

In Italia, il legame storico tra televisione e potere politico è stato particolarmente evidente nell’era berlusconiana, creando un fenomen…

La democrazia trae forza dall’indipendenza culturale e informativa. La cultura, il terzo settore e i media, con la Rai in prima linea, sono vitali in questo contesto. Proteggere queste istituzioni dal controllo governativo è fondamentale per preservare un tessuto sociale dinamico e garantire un pluralismo politico, sociale e culturale. Il principio di “democrazia come spazio vuoto” è stato introdotto dal filosofo Claude Lefort per evitare la monopolizzazione del potere aprendolo alla libera espressione di diversi gruppi sociali, al dibattito e alla competizione democratica. Questa visione si contrappone nettamente alle pratiche di favoritismo politico, come “l’amichettismo”, termine coniato dalla nostra presidente del Consiglio, che indica la tendenza a basare nomine e assegnazioni di risorse su legami politici o familiari piuttosto che sul merito.

In Italia, il legame storico tra televisione e potere politico è stato particolarmente evidente nell’era berlusconiana, creando un fenomeno di “videocrazia” e un conflitto di interessi ancora irrisolto. Questo ha reso la democrazia italiana un caso unico. Il monopolio dell’informazione da parte del capo di governo ha generato un conflitto non solo politico, ma anche culturale, dividendo la società in una guerra culturale tra destra e sinistra. La continua battaglia per l’egemonia culturale tra i partiti riflette una tensione persistente in Italia per riequilibrare il rapporto tra media, cultura e politica.

Secondo le statistiche della European Broadcasting Union, la fiducia dei cittadini italiani nei confronti dei media è notevolmente inferiore alla media europea. Un chiaro esempio di questa crisi è la situazione attuale della Rai. Nel mio ruolo critico all’interno del suo Consiglio di amministrazione, ho ripetutamente ribadito l’urgente necessità di una governance veramente indipendente dal potere politico. Tale indipendenza è fondamentale per assicurare pluralismo e autonomia culturale, distaccando l’istituzione dal controllo governativo e partitico e riconsegnandola ai cittadini.

Le criticità nella gestione della Rai mostrano al contrario una preoccupante inclinazione verso un controllo politico che mina la sua funzione democratica. Si osserva una prevalenza di influenze politiche e partitiche, dalle nomine dirigenziali alle scelte editoriali, che limitano la diversità culturale e la libertà di espressione. Ciò si manifesta nella selezione degli ospiti nei programmi di dibattito, nell’orientamento delle trasmissioni e nell’assenza di reazioni aziendali a dichiarazioni di militanza politica da parte di alti dirigenti. La diminuzione del canone, già tra i più bassi in Europa, e l’adozione di soluzioni temporanee quali la vendita di immobili e la cessione di quote di Rai Way, sottolineano inoltre un problema di sostenibilità e autonomia finanziaria nel lungo termine. Questo modello di finanziamento precario, spesso influenzato dalla politica, è in netto contrasto con i principi dello European Media Freedom Act. Per assicurare che la Rai possa adempiere pienamente al suo ruolo di servizio pubblico, è quindi necessaria una revisione sostanziale del suo modello di finanziamento e della sua struttura di governance.

L’importanza di media e cultura liberi da condizionamenti assume un ruolo ancora più critico nell’era digitale in cui giganti come Google, Facebook, Amazon, Netflix e TikTok sfidano la sovranità informativa e tecnologica dei governi, plasmando il consumo culturale, il discorso e la partecipazione pubblica.

È cruciale resistere al controllo governativo su enti culturali come la Rai, la Biennale di Venezia e altre istituzioni teatrali e cinematografiche. Il controllo politico soffoca la diversità di opinione e minaccia la libertà di espressione, elementi essenziali in una società libera. Mantenere l’autonomia di queste istituzioni è vitale per la democrazia. La salute della democrazia è oggi minacciata dal sostegno a leader autoritari come Putin, Orbán, o Trump, dal capitalismo della sorveglianza e dalla crescita dei populismi. In un’era di sfiducia nelle istituzioni democratiche, investire nella diversità culturale e in un giornalismo indipendente che protegga l’interesse pubblico è più importante che mai. Senza questi sforzi, ci avviamo verso un “governo del vuoto”, come descritto da Peter Mair, con un elettorato disaffezionato e una partecipazione politica in declino.

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