Europee, il gioco degli incroci tra centro e sinistra per il 4 per cento
di Matteo PucciarelliMILANO — Ormai svanita la speranza di un abbassamento del quorum per le Europee al 3 per cento, l’obiettivo 4 per cento, soglia di sopravvivenza, ha un effetto ovvio per il centro e la sinistra: tentare di unire le forze, anche se trovare una quadra tra divergenze politiche, a volte rancori personali ed eccessi di protagonismo non sarà affatto semplice.
La situazione è assai complessa nell’area del fu Terzo polo. Perché dell’incompatibilità tra Matteo Renzi e Carlo Calenda si è visto, letto e detto molto. Entrambi però guardano con speranza e interesse a +Europa (che era nel centrosinistra alle Politiche), che col suo 2-2,5 per cento vale quasi la certezza di superare lo sbarramento e quindi eleggere qualcuno. Solo che Emma Bonino è rimasta scottata dalla giravolta di Calenda delle Politiche, quando improvvisamente decise di lasciare la coalizione con il Pd e un accordo già siglato con +Europa. Il presidente del partito Federico Pizzarotti, già sindaco di Parma, è rimasto scottato da …
MILANO — Ormai svanita la speranza di un abbassamento del quorum per le Europee al 3 per cento, l’obiettivo 4 per cento, soglia di sopravvivenza, ha un effetto ovvio per il centro e la sinistra: tentare di unire le forze, anche se trovare una quadra tra divergenze politiche, a volte rancori personali ed eccessi di protagonismo non sarà affatto semplice.
La situazione è assai complessa nell’area del fu Terzo polo. Perché dell’incompatibilità tra Matteo Renzi e Carlo Calenda si è visto, letto e detto molto. Entrambi però guardano con speranza e interesse a +Europa (che era nel centrosinistra alle Politiche), che col suo 2-2,5 per cento vale quasi la certezza di superare lo sbarramento e quindi eleggere qualcuno. Solo che Emma Bonino è rimasta scottata dalla giravolta di Calenda delle Politiche, quando improvvisamente decise di lasciare la coalizione con il Pd e un accordo già siglato con +Europa. Il presidente del partito Federico Pizzarotti, già sindaco di Parma, è rimasto scottato da Renzi che pareva dovesse candidarlo (sempre a quelle Politiche) e poi invece lo lasciò a spasso. In mezzo c’è Riccardo Magi, che per uscire dall’impasse di veti e controveti propende per l’accordone tutti assieme: +Europa, Azione e Italia Viva. Ad aggiungere complessità al tutto c’è la variabile Sud chiama Nord, il partito di Cateno De Luca e di cui è presidente Laura Castelli che in Sicilia da solo vale il 15-20 per cento. De Luca in questi mesi ha avuto modo di bisticciare sia con Calenda che con Renzi, ma da quest’ultimo ha subito un affronto insuperabile: le ha scippato una parlamentare, Dafne Musolino. Nel gran vortice dei sondaggi che uno dietro l’altro ognuno sta facendo commissionare, Swg dà un’accoppiata Azione-Sud chiama Nord all’11 per cento nel collegio Isole.
A sinistra invece i più corteggiati sono Alleanza verdi sinistra, cioè Sinistra Italiana ed Europa Verde, quotati attorno al 3-4 per cento. Non solo il Psi di Enzo Maraio ha bussato alla porta dei rossoverdi — i socialisti hanno una posizione nettamente pacifista e filopalestinese, cosa che aiuta molto in questa fase —; non solo si sono riaperte le comunicazioni con Possibile, il partito fondato da Pippo Civati; ma anche Bruno Tabacci con il suo Centro democratico si è detto interessato. Un 1 virgola qui, uno 0 virgola là, e forse il 4 arriva.
Infine c’è anche un capitolo aperto con Michele Santoro. L’ex conduttore infatti vorrebbe lanciare una lista per la pace, il suo appello scritto assieme al filosofo Raniero La Valle ha raccolto l’adesione di Unione popolare di Luigi De Magistris, con l’apporto di Rifondazione comunista. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli non chiudono del tutto neanche al gruppo di Santoro, ma non sono disposti a rinunciare al simbolo di Avs che, miracolo per gli elettori della sinistra radicale, andrebbe sulle schede elettorali di tutta Italia per la seconda volta consecutiva. E quindi, magari si può fare un restyling del logo, magari si può fare più grande la colomba arcobaleno simbolo della pace, ma il punto di partenza è quello, mentre sull’apertura delle liste a candidature di altri movimenti e partiti c’è la massima disponibilità. Forse non abbastanza per le ambizioni di Santoro, convinto che da solo il tema della pace (in Ucraina come in Palestina) possa drenare consensi finanche a destra e ridisegnare i rapporti di forza a sinistra.