Pichetto Fratin, figlio e soci: un groviglio di poltrone che guardano al ministero
di Giuseppe Colombo e Antonio FraschillaROMA — A un’azienda italiana basta poco per avere contatti diretti con i soci di un ministro. E magari proprio di un esponente del governo che ha la delega su materie che potrebbero interessare l’azienda. È quel che induce a pensare il caso singolare del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Parlamentare di Forza Italia, al vertice di un dicastero che ha un ruolo importante anche nel rapporto con il mondo delle imprese: sul fronte delle autorizzazioni ambientali, chiaramente, ma non solo.
L’esponente forzista mantiene la quota nel suo studio commercialista omonimo, Pichetto e associati srl, e poi ha il 20% della società di revisione contabile Reva: qui, tra gli altri quattro soci, ci sono il figlio Marco (compare anche nello studio di famiglia) e Vittorio Moretti. Dagli incarichi che oggi hanno i soci del ministro in aziende e società si scopre che siedono in diversi collegi di revisori di imprese private e parapubbliche. Marco Pichetto Fratin, ad esempio, fa parte del…
ROMA — A un’azienda italiana basta poco per avere contatti diretti con i soci di un ministro. E magari proprio di un esponente del governo che ha la delega su materie che potrebbero interessare l’azienda. È quel che induce a pensare il caso singolare del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Parlamentare di Forza Italia, al vertice di un dicastero che ha un ruolo importante anche nel rapporto con il mondo delle imprese: sul fronte delle autorizzazioni ambientali, chiaramente, ma non solo.
L’esponente forzista mantiene la quota nel suo studio commercialista omonimo, Pichetto e associati srl, e poi ha il 20% della società di revisione contabile Reva: qui, tra gli altri quattro soci, ci sono il figlio Marco (compare anche nello studio di famiglia) e Vittorio Moretti. Dagli incarichi che oggi hanno i soci del ministro in aziende e società si scopre che siedono in diversi collegi di revisori di imprese private e parapubbliche. Marco Pichetto Fratin, ad esempio, fa parte del collegio della società consortile pubblica “Biella Casale Vercelli Valsesia Acque”, nata da qualche mese, e in Città studi spa. Insieme a Moretti è tra i componenti del collegio sindacale di “Lanificio Cesare Gatti” e “Officine Gaudino spa”, società tessile. Ma è pure nel collegio della Machieraldo Gustavo spa, azienda produttrice di ferramenta e casalinghi, leader del settore.
Il ministro ha anche una piccola partecipazione in una società di consulenza alle imprese, la Eda srl, a sua volta partecipata dalla Scooter jobs, di proprietà della Tecnos Italia: decine i soci di queste società che hanno rapporti di lavoro con altre decine di aziende. In un groviglio di legami lavorativi e di portatori di interessi, legittimi per carità, che hanno un filo diretto con il titolare di un dicastero molto delicato come quello dell’Ambiente, appunto.
Tutto legittimo in base alle norme vigenti in Italia. Non a caso nell’ultimo report semestrale sui conflitti di interesse del governo, curato dall’Autorità di garanzia della concorrenza e del mercato, non c’è nulla sul fronte dei controlli sul ministro. In Italia comunque il problema vero è che non ci sono norme stringenti sui conflitti di interesse di chi governa. Il Consiglio d’Europa anche nell’ultima dichiarazione di sei mesi fa ha “richiamato” Roma: insieme a Ungheria e Austria, il nostro è l’unico Paese Ue a non avere una legge in materia di conflitti tra ruoli in Parlamento e attività private. In realtà per chi fa parte dell’esecutivo esiste la legge Frattini del 2004, ma le maglie sono molto larghe e di fatto non impedisce a nessun componente del governo di continuare a mantenere le partecipazioni in società e imprese. Con il risultato che il singolo ministro non può avere incarichi diretti di gestione o controllo di queste società, ma i loro soci? Sì, eccome.
Interpellato da Repubblica, lo staff del ministro «conferma che tutto corrisponde a quanto il ministro ha dichiarato nel suo stato patrimoniale depositato alla Camera». Insomma, di certo c’è che oggi molte aziende si trovano in casa, in qualità di revisori contabili o presidenti del collegio sindacale, i soci diretti del ministro dell’Ambiente. Non male.