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Gli schiaffi di Conte tra gli applausi dem: “Schlein, siamo diversi siete diventati bellicisti”

(ansa)

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Il leader M5S punge la segretaria alla presentazione del libro di Speranza. Smorza solo su Trump
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Alla Sala della Regina della Camera dei deputati si è radunato ieri il gotha della sinistra italiana, presente e passata, per farsi dire in faccia da Giuseppe Conte che lui, ad allearsi con la sinistra, non ci pensa proprio.

L’occasione per un momento consacrato a tanta sincerità è stata creata da Roberto Speranza, che ha voluto presentare il suo libro sulla pandemia, congelato ai tempi del Covid e ora rivisto e dato alle stampe, mettendo vicini sullo stesso palco la segretaria del Pd Elly Schlein e Conte stesso, presidente del Consiglio del governo di cui Speranza era ministro della Salute. In sala c’erano Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema, Dario Franceschini e Vincenzo Visco, Laura Boldrini e Peppe Provenzano, Susanna Camusso e la capogruppo dem alla Camera Chiara Braga, Alessandro Zan e numerosi parlamentari dem.

Il mediatore Speranza ha messo subito le cose in chiaro: siamo qui per presentare il mio libro ma anche per provare a tracciare una rotta comune, «altrimenti Salvini e …

Alla Sala della Regina della Camera dei deputati si è radunato ieri il gotha della sinistra italiana, presente e passata, per farsi dire in faccia da Giuseppe Conte che lui, ad allearsi con la sinistra, non ci pensa proprio.

L’occasione per un momento consacrato a tanta sincerità è stata creata da Roberto Speranza, che ha voluto presentare il suo libro sulla pandemia, congelato ai tempi del Covid e ora rivisto e dato alle stampe, mettendo vicini sullo stesso palco la segretaria del Pd Elly Schlein e Conte stesso, presidente del Consiglio del governo di cui Speranza era ministro della Salute. In sala c’erano Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema, Dario Franceschini e Vincenzo Visco, Laura Boldrini e Peppe Provenzano, Susanna Camusso e la capogruppo dem alla Camera Chiara Braga, Alessandro Zan e numerosi parlamentari dem.

Il mediatore Speranza ha messo subito le cose in chiaro: siamo qui per presentare il mio libro ma anche per provare a tracciare una rotta comune, «altrimenti Salvini e Meloni ce li teniamo per anni». L’ex ministro, rivolto al leader 5S, ha provato ad argomentare sulle ragioni dell’alleanza che all’epoca del Conte due era detta giallorossa: non è vero – ha spiegato Speranza – che un’alternativa alla destra non c’è e non si vede all’orizzonte, abbiamo già dimostrato di poter governare bene insieme, noi figli di una tradizione di partito e voi del M5S figli di un progetto anti-partiti, e avremmo anche vinto le elezioni se fossimo andati a votare anziché far nascere il governo Draghi, «ma noi – ha precisato – mettiamo sempre prima il Paese e poi il partito». Bersani ha annuito dalla prima fila: «Vero». Anche Schlein, molto conciliante e propensa a raccogliere l’invito politico di Speranza («Tutte le persone che incontro, ovunque vada, ci chiedono di costruire una alternativa»), nei suoi interventi si è prodigata a elencare i temi su cui Pd e M5S possono far battaglia comune, ed è partita ovviamente da salario minimo e difesa della sanità pubblica e ha finito con la scuola passando per il congedo paritario retribuito di 5 mesi.

Quando Conte ha preso la parola sul tema, già l’inizio è stato spettacolare: «L’opposizione per noi non è un problema». Quindi è passato a elencare tutto quello che divide il M5S dal Pd. Siccome Speranza non aveva potuto fare a meno di pungerlo sulla equidistanza tra Biden e Trump dichiarata in tv («Quando ti ho sentito, Giuseppe, mi si sono rizzati i capelli in testa»), il capo grillino ha replicato così: «A me si sono rizzati i capelli per il Pd bellicista o per le posizioni sulla transizione ecologica, per esempio l’inceneritore che il Pd voleva costruire a Roma». Quindi Conte ha cercato di dire che lui non voleva mettere sullo stesso piano Trump e Biden: stavolta, avendo a tiro di sguardo D’Alema e Bersani, ha detto che il più vicino ai progressisti è Biden, una concessione notevole; da Fazio, pur pilatesco, aveva tenuto a precisare che la posizione progressista sulla guerra in Ucraina è per lui quella di Trump. «Noi dobbiamo far capire ai cittadini che non costruiremo un cartello elettorale, come fa il centrodestra, che nasconde le diversità. Se non abbiamo una visione comune in politica estera è meglio che ci provochiamo adesso. Il giorno dopo le elezioni dobbiamo sapere cosa fare. Noi del M5S non siamo a bravi a gestire il potere». Tanto per dare un’altra carezza ai suoi corteggiatori: voi non avete un progetto, volete andare al governo per le poltrone.

Quanto all’ipotesi di un’alleanza elettorale, la traduzione completa del messaggio contiano non dovrebbe essere sfuggita ai professionisti della politica presenti in sala: se il Pd viene sulle nostre posizioni, a cominciare dalla politica estera, e se il capo della coalizione sono io, se ne può parlare.

Schlein non ha ritenuto di replicare su nulla: il bellicismo, il potere per il potere, le scandalose – per un progressista, sia chiaro – dichiarazioni su Trump. Anche sulle regionali in vista (Sardegna, Abruzzo, Basilicata, Piemonte), che rischiano di essere una disfatta per le opposizioni, Conte ha cercato di spiegare come mai prevalgano le rotture sulle intese: «In alcuni territori le nostre comunità sono in opposizione, da parte nostra non c’è nessun atteggiamento pregiudiziale ma ostacoli da rimuovere. Ci stiamo lavorando e speriamo di trovarci in progetti condivisi per essere credibili». Per ora Conte ha ritenuto credibile solo il progetto nella Regione, la Sardegna, in cui il Pd ha accettato di candidare alla presidenza l’ex viceministra grillina Alessandra Todde. Dove non c’è un candidato presidente grillino, come in Piemonte e in Basilicata, non c’è credibilità. Parlando di regionali, l’incontro è finito. Il gotha della sinistra ha molto applaudito.

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