“La giudichi Budapest”. Salvini contro Salis, il caso in Parlamento Ue
di Lorenzo De CiccoROMA — «Non mi pare sia un’educanda, mica è Madre Teresa...». Ecco Andrea Crippa, vice-segretario della Lega. Di prima mattina fa capire qual è la linea del Carroccio sul caso Ilaria Salis, la maestra elementare antifascista incarcerata in Ungheria da quasi un anno e tradotta martedì in un tribunale di Budapest con le catene ai polsi e alle caviglie. Uscita studiata, quella di Crippa. Lo stesso Matteo Salvini s’intesta la posizione. Poco più tardi, appena sbarcato a Bruxelles, dov’era invitato a un convegno sui valichi alpini, il vice-premier parla con Repubblica e anziché smorzare i toni, rilancia. Su tutta la linea: «Salis? Assurdo che faccia la maestra. Se fosse mia figlia non sarei contento. Va processata a Budapest». E certo «non è accettabile che vada in aula in catene», ma «vi pare normale che una maestra vada in giro per l’Europa a picchiare la gente?».
Colpevolizzare Salis. È la stessa manovra politico-mediatica che propaganda a sera il portavoce del premier ungherese Orbán, …
ROMA — «Non mi pare sia un’educanda, mica è Madre Teresa...». Ecco Andrea Crippa, vice-segretario della Lega. Di prima mattina fa capire qual è la linea del Carroccio sul caso Ilaria Salis, la maestra elementare antifascista incarcerata in Ungheria da quasi un anno e tradotta martedì in un tribunale di Budapest con le catene ai polsi e alle caviglie. Uscita studiata, quella di Crippa. Lo stesso Matteo Salvini s’intesta la posizione. Poco più tardi, appena sbarcato a Bruxelles, dov’era invitato a un convegno sui valichi alpini, il vice-premier parla con Repubblica e anziché smorzare i toni, rilancia. Su tutta la linea: «Salis? Assurdo che faccia la maestra. Se fosse mia figlia non sarei contento. Va processata a Budapest». E certo «non è accettabile che vada in aula in catene», ma «vi pare normale che una maestra vada in giro per l’Europa a picchiare la gente?».
Colpevolizzare Salis. È la stessa manovra politico-mediatica che propaganda a sera il portavoce del premier ungherese Orbán, Zoltan Kovacs. «La credibilità di Ilaria Salis è altamente discutibile». Il motivo? La ragazza italiana avrebbe reso «false dichiarazioni» sulla sua istruzione e sulle «sue relazioni personali». Per il portavoce di Orbán, le misure detentive, catene incluse, sono dunque «adeguate». Tanto clamore, semmai, sarebbe frutto di «un attacco orchestrato dai media di sinistra e dai gruppi per i diritti umani» per «distruggere le buone relazioni politiche» tra Budapest e Roma.
Pur di macchiare Salis, Salvini intanto ripesca una vecchia storia, che si rivelerà infondata: «Questa signora nel 2017 aveva assaltato un gazebo della Lega a Monza», dice il vice-premier. Omettendo - per dimenticanza o ignoranza - che invece Salis da quella vicenda giudiziaria è stata assolta in pieno. Nemmeno la procura aveva chiesto la condanna.
La polemica, come l’indignazione, monta. Quella di Salvini «è un’uscita fuori luogo», si rammarica il papà di Ilaria, Roberto Salis, mentre il caso arriva a Strasburgo, nel Parlamento Ue. Il Pd ieri ha chiesto e ottenuto che lunedì prossimo si tenga un dibattito all’Eurocamera. Oggetto: le condizioni carcerarie in Ungheria, già condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per «l’uso del guinzaglio» sui detenuti. «In particolare» sarà trattato il caso Salis. La destra italiana ha provato ad affossare la discussione. Durante la riunione dei segretari generali del Parlamento Ue, sia i Conservatori europei (il movimento presieduto da Giorgia Meloni) sia Identità e democrazia (di cui fa parte la Lega) si sono opposti alla richiesta di dibattito. Ma la destra è andata in minoranza. La seduta ci sarà.
In Aula interverrà il capo-delegazione dei dem, Brando Benifei. E a sorpresa, a Strasburgo si presenterà anche la segretaria del Pd, Elly Schlein: era attesa a un vertice del Pse, ma da lì tornerà a insistere sul rispetto dei diritti umani della detenuta italiana. La leader dei democratici sceglie il frontale con Salvini. «Anziché battersi per non vedere calpestata la dignità di una concittadina, la Lega si mette a rovistare nel suo passato», attacca da Montecitorio Schlein. «Salvini ha nostalgia del Medioevo, sparisce la presunzione di innocenza. Ma se sostiene che chi è accusato di lesioni non possa fare la maestra, allora chi è accusato di sequestro di persona come può fare il ministro?». Tutta l’opposizione protesta contro la sortita del capo leghista. Dai rossoverdi Bonelli e Fratoianni a Riccardo Magi di +Europa («indegno bullismo di Stato»), dal M5S a Enrico Borghi di Italia viva: «Il garantismo di Salvini vale solo per lui».
Anche Forza Italia si smarca, per bocca del segretario Antonio Tajani, impegnato in un difficile lavoro diplomatico da ministro degli Esteri. «Le parole di Salvini? Noi siamo garantisti - risponde il vice-premier azzurro, ospite di Porta a Porta - finché non c’è una condanna in giudicato, una persona è innocente». Soprattutto, «non tocca al governo entrare nel merito della vicenda giudiziaria, ma chiediamo il rispetto delle normative comunitarie sulla detenzione». Anche Maurizio Lupi di Noi Moderati biasima il segretario della Lega: «I suoi distinguo non servono». Fibrillazioni in maggioranza. Che si ripercuotono sul Senato, dove il via libera al ddl sulla formazione tecnologica, voluto dal ministro leghista Giuseppe Valditara, arriva al fotofinish, dopo due sospensioni per la mancanza del numero legale.