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Prodi boccia l’equidistanza di Conte: “Se vince Trump torna la tensione con l’Ue”

Romano Prodi a Roma Tre (agf)
Lectio magistralis dell’ex premier all’Università Roma Tre: “Togliendo il diritto di veto avremmo un'Europa a più velocità: con l'unanimità non si regge neanche un condominio”
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ROMA - Altro che equidistanza tra Trump e Biden: i progressisti e gli europeisti non possono essere equidistanti. È l’analisi di Romano Prodi, che però non entra nella politica interna, nelle beghe tra Giuseppe Conte e Elly Schlein che proprio sulle elezioni Usa e la postura europea hanno avuto l’ennesimo scontro. Moratoria sulla politica nazionale da parte del Professore: “Non ne parlo”. L’avvertenza di Prodi è uno dei passaggi politici della “predica”. “Predica” è la definizione autoironica, che lui stesso dà della sua lectio magistralis, rivolto agli studenti di Roma Tre, nell’aula magna stracolma per l’inaugurazione dell’anno accademico. Si conclude con 3 minuti di applausi ininterrotti.

È un manifesto per l’Europa. “Se tornasse Trump, riprenderebbe …

ROMA - Altro che equidistanza tra Trump e Biden: i progressisti e gli europeisti non possono essere equidistanti. È l’analisi di Romano Prodi, che però non entra nella politica interna, nelle beghe tra Giuseppe Conte e Elly Schlein che proprio sulle elezioni Usa e la postura europea hanno avuto l’ennesimo scontro. Moratoria sulla politica nazionale da parte del Professore: “Non ne parlo”. L’avvertenza di Prodi è uno dei passaggi politici della “predica”. “Predica” è la definizione autoironica, che lui stesso dà della sua lectio magistralis, rivolto agli studenti di Roma Tre, nell’aula magna stracolma per l’inaugurazione dell’anno accademico. Si conclude con 3 minuti di applausi ininterrotti.

È un manifesto per l’Europa. “Se tornasse Trump, riprenderebbe la tensione politica tra Europa e Usa. La frase ‘se vi attaccano, non crediate che noi vi difendiamo’, che Trump disse a von der Leyen, vuol dire che c’è un’idea di cambiamento politico nella stessa Nato e le barriere economiche verrebbero ulteriormente aumentate”, incalza Prodi. L’invito ai giovani è a riflettere e a combattere per una Europa che conti davvero, unita, comune. “Continuiamo a dire che abbiamo il vantaggio di scrivere le regole per l'IA, è vero e sono contento, ma rischiamo di scrivere il menù mentre Usa e cinesi si siedono a tavola. Questa non è la funzione dell'Europa, che è di scrivere il menù e insieme di partecipare alla gestione del mondo”, spiega il due volte ex premier ed ex presidente della Commissione Ue.

È l’Europa del futuro, perché in ballo c’è il futuro dei giovani. L’Europa dei diritti e della forza dei diritti. A margine, su Ilaria Salis Prodi si sfoga: “È indecente, indegno di un Paese civile, ma di qualsiasi Paese”. L’Europa è l’Europa della democrazia che però mai si esporta con la forza. È l’Europa che ha saputo garantire la pace tra i 27 Paesi. L’Unione che nessuno lascerebbe, neppure Orbán. “Vi assicuro che dopo la Brexit non esce più nessuno dall'Ue. Neanche l'Ungheria: fanno i capricci ma ci stanno così bene in Europa che non si sognano di uscire. Abbiamo altri Paesi che bussano alla porta”, dice.

Però siamo al bivio. Denuncia: “Con l'unanimità non si regge neanche un condominio. Le paralisi di questi tempi derivano da questo fatto. Togliendo il diritto di veto ne conseguirebbe un'Europa a più velocità. Dobbiamo rifare le istituzioni europee. Il progetto c'era già quando abbiamo fatto l’allargamento ma poi le resistenze di alcuni Paesi lo hanno impedito”. E quindi la strada europeista è questa: “Dobbiamo stare insieme con una politica estera e di difesa e, se non abbiamo questo, nemmeno la politica economica può essere costruita”. La lectio passa attraverso le questioni economiche, la valutazione della via della Seta (“Il problema è come la Cina ha gestito la via della seta”), i due blocchi in cui il mondo è diviso, il ruolo della Cina e quello degli Usa per approdare sempre al punto nevralgico: la crisi europea.

Titolo della lezione di Prodi è “Crisi mondiale e crisi europea”. La pace e la guerra. “L’Europa ha fatto molto per la pace. Ma sull’Ucraina nessuna operazione di pace è stata fatta: noi siamo giustamente uniti in sostegno dell’Ucraina, ma l’intermediazione non può farla la Turchia”. Ancora: “Con la divisione si perde il ruolo che avevamo e che potremmo avere, siamo la seconda potenza industriale al mondo. Ma non sappiamo trasformare questo in forza politica. Avremmo la forza politica e avremmo anche quella militare, la somma delle spese militari dei 27 singoli stati superano quelle cinesi e russe. Però non abbiamo alcuna forza di poter intervenire, abbiamo un aspetto passivo nella politica mondiale ed è questa la grande sfida davvero dell'Europa”.

Ripete: “Il problema è serio, non possiamo avere una politica estera e di difesa comuni se un solo Paese conserva il diritto di veto nel Consiglio di sicurezza dell'Onu e l'arma nucleare. Qui torna il problema della Francia. Gli ex imperi sono come il conducente che guida con lo specchietto retrovisore: gli può andare bene ma qualche incidente capita. E in Africa qualche incidente capita. Ci vorrebbe un grande atto di politica che farebbe più grande la Francia e più grande l'Europa di nuovo protagonista”.

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