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Sgarbi annuncia: “Mi dimetto da sottosegretario”. E attacca Sangiuliano: “Uomo senza dignità, ha inoltrato lettere anonime contro di me”

L’annuncio a margine di un evento a Milano: “L’Antitrust ha ricevuto una segnalazione dal ministro”. E si è definito “oggetto di una persecuzione mediatica”
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MILANO — Un colpo di testa ma in fin dei conti nessuna sorpresa: Vittorio Sgarbi si è dimesso e lo ha fatto nel modo più plateale possibile, cioè parlando dal palco di un’iniziativa pubblica, un evento a Milano organizzato dal giornalista Nicola Porro. Una decisione maturata nel giro di poche ore, dopo aver saputo dall’Antitrust stessa che l’autorità stava chiudendo il fascicolo che lo riguarda, ovvero attorno alle sue consulenze e ai suoi cachet per eventi pubblici (300 mila euro di compensi in nove mesi), nel mentre ricopriva il ruolo di sottosegretario alla Cultura. «Per evitare che tutti voi siate complici di un reato, io parlo da questo momento libero del mio mandato di sottosegretario...», le sue parole alla platea.

Sgarbi aveva già anticipato, nelle settimane scorse, che se l’Antitrust gli avesse dato torto avrebbe fatto un passo indietro. Ma nel frattempo su di lui si sono addensate altri nubi, dalla storia di un prezioso quadro rubato ad un altro ancora che voleva essere port…

MILANO — Un colpo di testa ma in fin dei conti nessuna sorpresa: Vittorio Sgarbi si è dimesso e lo ha fatto nel modo più plateale possibile, cioè parlando dal palco di un’iniziativa pubblica, un evento a Milano organizzato dal giornalista Nicola Porro. Una decisione maturata nel giro di poche ore, dopo aver saputo dall’Antitrust stessa che l’autorità stava chiudendo il fascicolo che lo riguarda, ovvero attorno alle sue consulenze e ai suoi cachet per eventi pubblici (300 mila euro di compensi in nove mesi), nel mentre ricopriva il ruolo di sottosegretario alla Cultura. «Per evitare che tutti voi siate complici di un reato, io parlo da questo momento libero del mio mandato di sottosegretario...», le sue parole alla platea.

Sgarbi aveva già anticipato, nelle settimane scorse, che se l’Antitrust gli avesse dato torto avrebbe fatto un passo indietro. Ma nel frattempo su di lui si sono addensate altri nubi, dalla storia di un prezioso quadro rubato ad un altro ancora che voleva essere portato all’estero, quindi si parla riciclaggio — vicende di cui si stanno occupando due procure, Imperia e Macerata — per finire, la condanna per aver diffamato la ex sindaca di Roma Virginia Raggi. Insomma, per Sgarbi ogni giorno era diventato un mezzo stillicidio, peraltro senza aver più la copertura politica necessaria.

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«Gennaro Sangiuliano non l’ho sentito, non ci parliamo dal 23 ottobre. Non potevo sentire una persona che riceve una lettera anonima e la manda all’Antitrust. Le lettere anonime si buttano via, gli uomini che hanno dignità non le accolgono», il suo commento sempre oggi. Un disprezzo corrisposto dal ministro, va detto, a dimostrazione di come ormai la situazione fosse ampiamente finita fuori controllo. «C’è stata un’azione precisa per portarmi alle dimissioni. Sono oggetto di una persecuzione mediatica evidente», dice sempre il critico d’arte. Ma al di là delle recriminazioni, la verità è che i profili quanto meno di inopportunità tra la propria carica pubblica e altre attività legata alla sua professione, erano ormai chiari ed evidenti.

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Oltre alle vicende giudiziarie attorno alle due tele — ‘La cattura di San Pietro’ e ‘Concerto con bevitore’ — che nei prossimi tempi Sgarbi dovrà chiarire, e si dice che la strada per lui per dimostrarsi estraneo alle accuse sia tutta in salita. Vicende attorno alle quali Giorgia Meloni non si era mai espressa pubblicamente, a parte dire che si aspettavano le risposte dell’Antitrust, nel mentre le opposizioni — con in testa 5 Stelle, poi Alleanza verdi sinistra e Pd — si preparavano a portare e votare le mozioni di sfiducia in aula. «In un altro Paese, non governato da Meloni, si sarebbe dimesso tre mesi fa, o forse non sarebbe mai stato nominato sottosegretario alla Cultura», ragiona Barbara Floridia (M5S). «Dopo decenni di parole e azioni disdicevoli finalmente Sgarbi fa una cosa giusta: si dimette», è il commento di Elisabetta Piccolotti (Avs).

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Quanto a Sgarbi, adesso annuncia ricorsi al Tar contro il pronunciamento dell’Antitrust, che probabilmente verrà reso pubblico lunedì. Ma anche questa non è una novità: già a inizio anni Duemila il critico ricopriva la carica di sottosegretario alla Cultura e il governo di centrodestra di allora, guidato da Silvio Berlusconi, scelse la linea dura: rimozione forzata dall’incarico con un decreto del Consiglio dei ministri. «Mi appellerò al Tar», promise. Una specie di copione sempre uguale a se stesso.

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