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Sminare la protesta dei trattori prima delle Europee: la Ue corre ai ripari, subito 4 interventi

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La Commissione studia un pacchetto di misure operative al Consiglio del 26 febbraio
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BRUXELLES — Un pacchetto di misure. Da varare subito e immediatamente operative. L’Ue non vuole affrontare la prossima campagna elettorale con la spada di Damocle della protesta agraria. Che può gonfiare le vele della destra populista e dei sovranisti.

La Commissione europea è allora pronta ad agire in tempi brevi. Già a fine mese. Con interventi “auto-attuativi”. In larga parte centrati sulla Pac, la Politica agricola comune. Allo studio ci sono provvedimenti centrati su quattro direttrici: le cosiddette condizionalità della Pac, gli oneri amministrativi, il rinvio dell’accordo con il Mercosur (i paesi sudamericani) e gli incentivi per l’acquisto del diesel agricolo.

Dopo le proteste degli agricoltori culminate co…

BRUXELLES — Un pacchetto di misure. Da varare subito e immediatamente operative. L’Ue non vuole affrontare la prossima campagna elettorale con la spada di Damocle della protesta agraria. Che può gonfiare le vele della destra populista e dei sovranisti.

La Commissione europea è allora pronta ad agire in tempi brevi. Già a fine mese. Con interventi “auto-attuativi”. In larga parte centrati sulla Pac, la Politica agricola comune. Allo studio ci sono provvedimenti centrati su quattro direttrici: le cosiddette condizionalità della Pac, gli oneri amministrativi, il rinvio dell’accordo con il Mercosur (i paesi sudamericani) e gli incentivi per l’acquisto del diesel agricolo.

Dopo le proteste degli agricoltori culminate con la durissima manifestazione di giovedì a Bruxelles, la Commissione vorrebbe essere pronta per il Consiglio europeo dei ministri dell’Agricoltura del prossimo 26 febbraio. Se ne è convinta anche la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che ha dato mandato ai suoi uffici di valutare in tempi brevi una proposta da formalizzare appunto a fine mese. In realtà più che la protesta dei trattori, è stata persuasa dal pressing molto deciso effettuato da alcuni governi. In particolare durante il Consiglio europeo di giovedì scorso il presidente francese, Emmanuel Macron, e quello polacco, Donald Tusk, erano stati molto fermi nei confronti dell’esecutivo europeo. E i toni verso la presidente della Commissione non sono stati teneri. Non è un caso che gli agricoltori francesi e polacchi siano tra i più irritati nei confronti di alcune misure del Green Deal e della Pac, entrata in vigore da un anno.

L’idea dunque è di presentare un vero e proprio “pacchetto” di interventi. Che siano, però, immediatamente operativi. Che non ci sia cioè bisogno di passaggi nel Parlamento europeo o nei cosiddetti “triloghi” (l’organismo informale composto da rappresentanti di Commissione, Consiglio e Parlamento che media sulla formulazione dei testi legislativi). L’ipotesi allo studio è dunque quella di «implementare» la Pac e non di cambiarla. In questo modo non ci sarebbe bisogno nemmeno di trasferimenti di fondi. Ma cosa vuol dire «implementare»? Nella Politica agricola comune sono previste delle “condizionalità” che danno accesso a risorse, finanziamenti e agevolazioni. La strada percorribile è quella di rendere più flessibili queste condizionalità. Renderle elastiche nel tempo e nella dimensione. Una di queste, ad esempio, riguarda l’obbligo di mettere a “riposo” il 4 per cento del terreno coltivabile che potrebbe essere ridotto o dilatato temporalmente.

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L’altra norma concerne le “regole agronomiche”, ossia la rotazione delle coltivazioni che potrebbe essere resa più flessibile anche con un’interpretazione estensiva della “coltura intercalare” (lo stesso terreno viene utilizzato a seconda della stagione per due diversi prodotti e potrebbe essere considerata una rotazione).

Un secondo elemento si fonda sulle agevolazioni, approvate un anno fa, accordate alle produzioni ucraine. In particolare il grano che — secondo molti contadini, soprattutto polacchi — starebbe distorcendo il mercato. L’idea è di rivedere quelle agevolazioni.

L’altro elemento in via di elaborazione si concentra sull’accordo con il Mercosur (il mercato comune sud americano). Un’intesa che viene considerata dalle associazioni di categoria e da Paesi come la Francia, un pericolo per il settore. Il trattato deve essere ancora approvato da tutte le istituzioni, anche dal Parlamento europeo e allora si potrebbe far slittare la ratifica alla prossima legislatura.

Infine la questione diesel agricolo. Molti paesi europei — non l’Italia — hanno cancellato i bonus fiscali. È una materia nazionale ma potrebbe esserci una esortazione a rivedere le scelte già assunte. E quindi ridurre anche gli oneri amministrativi come già promesso pubblicamente proprio da von der Leyen. «È previsto — ha confermato un portavoce di Palazzo Berlaymont — che presenteremo un pacchetto di proposte in vista del prossimo Consiglio Agrifish. La Pac è una politica in evoluzione, è quasi un organismo vivente, non è statica». Al suo interno, ha fatto osservare, «ogni Stato membro gode di notevole discrezionalità». Anche l’Alto Rappresentante Ue, Josep Borrell, mette in guardia: «In Europa, come da qualsiasi altra parte le politiche che dobbiamo attuare devono essere regolate in modo da tenere in considerazione le conseguenze sui differenti attori economici e sociali. In generale, la transizione green è una questione di giustizia, all’interno delle società e tra i Paesi. Però pone importanti interrogativi su come le persone sono affette dalle conseguenze del cambiamento climatico e dalle politiche che adottiamo contro il cambiamento climatico. E qui si tratta di giustizia, tra generazioni, persone, Paesi». Insomma, un invito a considerare le richieste degli agricoltori. «Se non affiniamo le nostre politiche — avverte — in modo che siano eque, allora non ci saranno perché saranno respinte».

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