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Lezioni, conferenze e società per eventi: gli affari di Sgarbi giudicati incompatibili dall’Authority

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Nel mirino dell’Agcm anche due società riconducibili alla sua compagna
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ROMA - Vittorio Sgarbi ha tenuto conferenze e partecipato a inaugurazioni di mostre o convegni per ben centoventuno giorni di impegni: uno ogni tre da quando è stato nominato sottosegretario ai Beni culturali del governo di destracentro di Giorgia Meloni. E ha ricevuto compensi per circa 300 mila euro: in alcuni casi 5 mila euro per due ore di “lavoro”. Soldi incassati direttamente oppure attraverso due società riconducibili a un suo collaboratore e alla sua compagna: società che tra l’altro non hanno mai svolto altra attività se non quella di fatturare per conto di Sgarbi pagandogli pure le spese per il vitto e l’alloggio a Roma. Tutto in pieno conflitto di interessi con il suo ruolo di governo.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Sgarbi isolato e mollato dalla destra: l’addio deciso per anticipare l’intervento della premier]]

È questo il cuore della delibera dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato che ha dichiarato incompatibili questi incarichi con il ruolo istituz…

ROMA - Vittorio Sgarbi ha tenuto conferenze e partecipato a inaugurazioni di mostre o convegni per ben centoventuno giorni di impegni: uno ogni tre da quando è stato nominato sottosegretario ai Beni culturali del governo di destracentro di Giorgia Meloni. E ha ricevuto compensi per circa 300 mila euro: in alcuni casi 5 mila euro per due ore di “lavoro”. Soldi incassati direttamente oppure attraverso due società riconducibili a un suo collaboratore e alla sua compagna: società che tra l’altro non hanno mai svolto altra attività se non quella di fatturare per conto di Sgarbi pagandogli pure le spese per il vitto e l’alloggio a Roma. Tutto in pieno conflitto di interessi con il suo ruolo di governo.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Sgarbi isolato e mollato dalla destra: l’addio deciso per anticipare l’intervento della premier]]

È questo il cuore della delibera dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato che ha dichiarato incompatibili questi incarichi con il ruolo istituzionale di sottosegretario. Costringendolo di fatto alle dimissioni, dopo che la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, quando è esploso il caso sul Fatto Quotidiano, aveva detto di voler aspettare le decisioni dell’Agcm prima di dire qualcosa. Le decisioni sono arrivate e sono molto chiare. Scrive l’Authority guidata da Roberto Rustichelli: «Gli eventi a cui il sottosegretario risulta aver partecipato nel periodo in esame ammontano a un totale di centoventuno, così ripartiti: diciassette nel ruolo di interprete in spettacoli teatrali; cinquantuno nel ruolo di autore di libri; due nel ruolo di relatore; trentuno nel ruolo di critico d’arte in inaugurazioni di mostre; venti come autore di lezioni magistrali. Tali eventi si sono tenuti in varie località, toccando pressoché tutte le regioni italiane, con una media di circa uno ogni tre giorni».

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Un impegno notevole, insomma. E sempre remunerato. «Le attività elencate sono pacificamente riconducibili ad attività professionali. Fatto altresì confermato dall’essere state supportate da una stabile organizzazione di persone e mezzi. Dalle risultanze istruttorie è infatti emerso che Hestia srl e Ars srl coadiuvano Sgarbi nella gestione di tutte le fasi». Queste due società sono riconducibili alla compagna Sabrina Colle e al suo storico assistente personale Nino Ippolito e di fatto hanno lavorato solo per l’ex sottosegretario provvedendo anche alle spese per il suo alloggio a Roma.

La norma Frattini, che stabilisce i casi di conflitti di interesse per i componenti di governo, pur essendo ormai molto superata, tanto da consentire ancora oggi a ministri di detenere quote in società e aziende, vieta comunque le attività professionali «anche se gratuite». E Sgarbi ha ricevuto sempre compensi.

L’Agcm tra le tante iniziative segnala ad esempio la partecipazione alla mostra “Scoperte e rivelazioni” a Garbagnate Milanese con un compenso, per un impegno del sottosegretario «dalle ore 16,00 alle ore 18,00 con “firma copie” in una libreria, pari a 5 mila euro più iva». Ma sono appunto una miriade gli impegni con tariffari che variano da 5 a 22 mila euro: cifra, quest’ultima, che si raggiunge se per esempio in ballo c’è anche una presentazione scritta in un catalogo o una consulenza sull’allestimento della mostra.

L’ex sottosegretario ha provato a mettere in mezzo anche il suo ruolo di docente all’Università Kore, per far definire alcune di queste sue “prestazioni” come attività culturali e lectio magistrali. Ma anche qui qualcosa non torna per l’Authority: «Preme ricordare che la posizione di professore ordinario di storia dell’arte moderna all’Università degli Studi di Enna Kore non si è mai accompagnata allo svolgimento di effettiva attività di ricerca o insegnamento, atteso che, al momento dell’adozione del decreto del presidente della predetta Università avente a oggetto “chiamata diretta per chiara fama del dott. Vittorio Sgarbi”, questi aveva già compiuto il 70esimo anno di età e, pertanto, non avrebbe potuto essere assunto in servizio». Insomma, un altro pasticcio nel pasticcio.

Attorno all’ormai ex sottosegretario continua poi il silenzio della maggioranza. Ieri solo la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli gli ha espresso solidarietà. Mentre Maurizio Lupi di Noi con l’Italia medita di candidare Sgarbi alle Europee.

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