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Sgarbi isolato e mollato dalla destra: l’addio deciso per anticipare l’intervento della premier

Neanche FI difende il sottosegretario. E Lupi pensa di candidarlo alle Europee di giugno
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ROMA - Si è sentito isolato e mollato da Giorgia Meloni e dal suo cerchio magico. Ma anche da Forza Italia dove, scomparso il leader Silvio Berlusconi, non trova più sponde da tempo. «Non mi ha chiamato nessuno, non ho sentito nessuno, ma ricordo le parole della presidente del Consiglio sul fatto che avrebbe atteso il provvedimento dell’Agcm su di me: ecco, la tolgo dall’imbarazzo e mi dimetto avendo ricevuto prima il provvedimento», sussurra a Repubblica Vittorio Sgarbi, da pochi minuti ex sottosegretario ai Beni culturali del primo governo di destracentro alla guida del Paese.

Governo, Sgarbi: "Mi dimetto da sottosegretario alla Cultura"

Ha la voce tirata ed è arrabbiato perché, in fondo, al provvedimento dell’Agcm si può fare ricorso al Tar: ma il tema è tutto politico e le dimissioni ne sono una conseguenza.

L’Autorità garante del mercato guidata da Roberto Rustichelli ha chiuso l’istruttoria avviata dopo la segnalazione del ministro…

ROMA - Si è sentito isolato e mollato da Giorgia Meloni e dal suo cerchio magico. Ma anche da Forza Italia dove, scomparso il leader Silvio Berlusconi, non trova più sponde da tempo. «Non mi ha chiamato nessuno, non ho sentito nessuno, ma ricordo le parole della presidente del Consiglio sul fatto che avrebbe atteso il provvedimento dell’Agcm su di me: ecco, la tolgo dall’imbarazzo e mi dimetto avendo ricevuto prima il provvedimento», sussurra a Repubblica Vittorio Sgarbi, da pochi minuti ex sottosegretario ai Beni culturali del primo governo di destracentro alla guida del Paese.

Governo, Sgarbi: "Mi dimetto da sottosegretario alla Cultura"

Ha la voce tirata ed è arrabbiato perché, in fondo, al provvedimento dell’Agcm si può fare ricorso al Tar: ma il tema è tutto politico e le dimissioni ne sono una conseguenza.

L’Autorità garante del mercato guidata da Roberto Rustichelli ha chiuso l’istruttoria avviata dopo la segnalazione del ministro dei Beni culturali Gennaro Sangiuliano, che a sua volta aveva ricevuto una lettera anonima sulle consulenze e gli incarichi del sottosegretario durante il suo mandato governativo. Anche questo un passaggio non secondario: qui è l’inizio della fine per il ruolo al ministero del critico d’arte. Nel provvedimento, che sarà reso noto lunedì, l’Autorità ravvisa i conflitti di interesse previsti dalla legge Frattini su alcuni incarichi, e compensi, ricevuti da Sgarbi da un anno a questa parte: come la conferenza tenuta ad Ascoli per la presentazione della mostra “I pittori e la realtà tra antico e moderno”, oppure la lectio magistralis su Caravaggio o, ancora un intervento sull’apertura della monografica di Andy Warhol a Polesella o per la mostra sulla “La vergine delle rocce” ad Agrigento.

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Nella lettera anonima, inviata poi dal ministro all’Antitrust, erano segnalati compensi per circa 300 mila euro per diverse inaugurazioni di mostre e conferenze con tanto di tariffario: tra i 2 a i 5 mila euro per due ore di presenza se invitato dai Comuni. Ecco, per l’Autority questi incarichi sono in conflitto di interessi con quello di sottosegretario. E così è stato comunicato ieri al diretto interessato, che quindi intervistato da Nicola Porro sul palco del centro congresso Cariplo di Milano ha annunciato le sue dimissioni prima di dover subito l’onta di un intervento della presidente del Consiglio e dell’ormai non amato ministro Sangiuliano. Il vero motore, per il critico d’arte, di tutta la “macchinazione” che lo ha portato alle dimissioni.

Sgarbi sapeva che da Palazzo Chigi aspettavano solo questo passaggio formale dell’Agcm per farlo fuori. Al tavolo sulla formazione del governo era stata Meloni in persona a voler Sgarbi sottosegretario, più di Tajani che non aveva fatto il suo nome. E lei lo aveva in realtà mollato già all’indomani della segnalazione di Sangiuliano. Quello che non si aspettava Sgarbi però è stato il gelo di tutto il centrodestra sulla sua posizione, dalla Lega di Matteo Salvini ai berlusconiani. «Li tolgo dall’imbarazzo», ripete quindi adesso il critico, che sottolinea come l’unico che lo abbia chiamato sia stato Maurizio Lupi di Noi Moderati. L’unico che ha fatto anche un comunicato di sostegno all’ormai ex sottosegretario: «Il suo addio è una perdita per la politica culturale». Strano che Lupi si sia schierato così e subito: e qualcuno pensa che dietro questa mossa ci siano certi suoi pensieri che riguardano l’ex sottosegretario.

Il partito di Noi Moderati, rompendo con Forza Italia, andrà da solo alle Europee e il volto di Sgarbi, comunque conosciuto, divisivo e che fa discutere facendo circolare in ogni caso il “brand” del partito, potrebbe essere un buon nome da spendere per le Europee.

Sgarbi di sicuro adesso è comunque una mina vagante, soprattutto per il ministro Sangiuliano ormai suo arcinemico. Il ministro non ha detto una sola parola, ma la sgarbeide non finisce certo qui.

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