Meloni accelera sul premierato. Le opposizioni divise sulle modifiche
di Giovanna VitaleROMA – Accelerare sul premierato: è questa l’indicazione arrivata da Palazzo Chigi alla vigilia della scadenza del termine per presentare gli emendamenti al disegno di legge Casellati che introduce l’elezione diretta del capo del governo. Sebbene la mediazione raggiunta dalle forze di maggioranza le sia piaciuta poco, Giorgia Meloni non intende porre altro tempo in mezzo: ora che la Lega sembra essersi acquietata, ottenendo la calendarizzazione alla Camera dell’Autonomia differenziata già approvata a ritmi record in Senato, la capa del governo pretende una corsia altrettanto preferenziale per la «madre di tutte le riforme». Puntando sulla tregua dei salviniani, che tante obiezioni hanno sollevato durante la discussione sulle modifiche al testo varato in Cdm: adesso che sono stati accontentati, e il ddl Calderoli è più vicino al traguardo, si può andare avanti senza più ostacoli. È quanto avrebbe concordato con i due vicepremier nel corso dei contatti informali avuti prima della parten…
ROMA – Accelerare sul premierato: è questa l’indicazione arrivata da Palazzo Chigi alla vigilia della scadenza del termine per presentare gli emendamenti al disegno di legge Casellati che introduce l’elezione diretta del capo del governo. Sebbene la mediazione raggiunta dalle forze di maggioranza le sia piaciuta poco, Giorgia Meloni non intende porre altro tempo in mezzo: ora che la Lega sembra essersi acquietata, ottenendo la calendarizzazione alla Camera dell’Autonomia differenziata già approvata a ritmi record in Senato, la capa del governo pretende una corsia altrettanto preferenziale per la «madre di tutte le riforme». Puntando sulla tregua dei salviniani, che tante obiezioni hanno sollevato durante la discussione sulle modifiche al testo varato in Cdm: adesso che sono stati accontentati, e il ddl Calderoli è più vicino al traguardo, si può andare avanti senza più ostacoli. È quanto avrebbe concordato con i due vicepremier nel corso dei contatti informali avuti prima della partenza per il Giappone.
Una volta depositati gli emendamenti — entro le 15 di oggi, salvo nuovo rinvio — l’illustrazione dovrebbe cominciare già in settimana in commissione Affari costituzionali di palazzo Madama. Dove il “fratello” presidente, Alberto Balboni, che è anche relatore, potrà sempre proporre dei correttivi in corso d’opera, così come il governo tramite i ministri Elisabetta Casellati (Riforme) e Luca Ciriani (Rapporti con il Parlamento). Significa che i ritocchi stabiliti dai capigruppo del centrodestra in fondo a un estenuante braccio di ferro restano passibili di ulteriori cambiamenti. Sui quali potrebbe convergere Italia Viva, dal momento che Matteo Renzi si è già dichiarato disponibile a sostenere il progetto della maggioranza.
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Pronti alle barricate sono invece il Partito democratico e l’allenza Verdi-Sinistra. Almeno una ventina gli emendamenti messi a punto dai Dem: alcuni soppressivi dell’elezione diretta che «stavolge la Costituzione e crea uno squilibrio devastante fra i poteri dello Stato, indebolendo sia il presidente della Repubblica, sia il Parlamento», spiega il capogruppo in commissione Andrea Giorgis. Altri invece «qualificanti, ossia mirati a modificare in meglio il provvedimento, guardando al modello tedesco».
Elly Schlein sulla riforma costituzionale: "La Russa ha gettato la maschera"
Sostanzialmente tre le innovazioni che il partito di Elly Schlein chiederà di introdurre: la sfiducia costruttiva per rendere più stabile l’esecutivo; l’innalzamento dei quorum di garanzia per sottrarre alla maggioranza la possibilità di eleggersi da sola il capo dello Stato e i presidenti di Camera e Senato, oltre che di riformare la Costituzione (perché sia valida, la votazione deve avvenire con non meno dei tre quinti degli aventi diritto, così da tutelare anche le minoranze); deve essere il Parlamento in seduta comune a votare la questione di fiducia e leggi importanti come quella di Bilancio. E altrettanto farà il M5S, che per bocca della senatrice Alessandra Maiorino annuncia: «Vogliamo smontare questa riforma pezzo per pezzo».
Contraria anche Azione, che domani presenterà la sua ricetta di revisione costituzionale: «Il premierato è una pessima idea e una pessima legge», attacca Carlo Calenda, «ma non ci si può fermare a questa constatazione, l’opposizione ha il dovere di fare proposte alternative». Sulle quali, tuttavia, i partiti del centrosinistra non sono riusciti ad accordarsi: pur condividendo la bocciatura del testo governativo, proveranno a fermarlo in ordine sparso.