Perugia, una ristoratrice-psicologa per riconquistare il Comune: il centrosinistra punta su Ferdinandi. Ma il Pd si divide
di Antioco FoisPERUGIA - “Da bambina, quando mio nonno mi portava allo stadio, volevo diventare la presidente del Grifo, del Perugia calcio. Adesso mi candido a sindaca per risollevare la mia città, per farla tornare un capoluogo di regione, la città di Capitini”. Sorride accogliente Vittoria Ferdinandi, 37 anni, psicologa clinica, cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica per avere trasformato un ristorante in un luogo di cura e da venerdì scorso sfidante del centrosinistra per le amministrative a Perugia.
Ciclonica, dalla parola che si spiega immediata, velata dalla loquela perugina, rivela nello sguardo il gusto della sfida imminente, del “tempo del coraggio”, come lo definisce. Sulle spalle, il peso di tenere insieme quel campo larghissimo che l’appoggia per riconquistare Palazzo dei Priori alle amministrative di giugno, dopo dieci anni di governo del centrodestra e in vista delle successive regionali. Nell’ex feudo della sinistra, la candidatura civica della perfetta underdog ha sparigli…
PERUGIA - “Da bambina, quando mio nonno mi portava allo stadio, volevo diventare la presidente del Grifo, del Perugia calcio. Adesso mi candido a sindaca per risollevare la mia città, per farla tornare un capoluogo di regione, la città di Capitini”. Sorride accogliente Vittoria Ferdinandi, 37 anni, psicologa clinica, cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica per avere trasformato un ristorante in un luogo di cura e da venerdì scorso sfidante del centrosinistra per le amministrative a Perugia.
Ciclonica, dalla parola che si spiega immediata, velata dalla loquela perugina, rivela nello sguardo il gusto della sfida imminente, del “tempo del coraggio”, come lo definisce. Sulle spalle, il peso di tenere insieme quel campo larghissimo che l’appoggia per riconquistare Palazzo dei Priori alle amministrative di giugno, dopo dieci anni di governo del centrodestra e in vista delle successive regionali. Nell’ex feudo della sinistra, la candidatura civica della perfetta underdog ha sparigliato le carte, dando ossigeno a un centrosinistra alle corde e ridefinendo una partita che la vede contrapporsi principalmente a Margherita Scoccia di Fratelli d’Italia, architetta e assessora uscente all’urbanistica.
Campo largo a sinistra
La scelta della candidata che si definisce “una donna libera, di cultura di sinistra e lontana da logiche di partito”, animata “da valori radicali, perché con radici profonde”, è giunta dopo un lungo rosario di ipotesi, passate anche per il nome dell’allenatore Serse Cosmi e poi sacrificate all’ordalia delle riunioni di coalizione. Il nome di “Dada” Ferdinandi, sostenuto dalla schieramento “Un patto avanti”, che riunisce Pd, M5s, Verdi-Sinistra, Civici umbri, Rifondazione e Demos, ha al contempo consegnato una squadra alla traballante alleanza giallorossa e spaccato in due il Pd. Generando prima lo scetticismo di parte dei parlamentari umbri e poi il commissariamento della segreteria comunale, che aveva spinto fino all’ultimo per una candidatura gradita a parte delle forze centriste che cinque anni fa avevano sostenuto il sindaco forzista uscente, Andrea Romizi. A completare il quadro, la costituenda “Formazione civica per la sanità pubblica”, incentrata sui temi sensibili e sentiti della sanità regionale, con il compito di esprimere una lista elettorale di camici bianchi. “L’unione delle forze progressiste è un modello che parte da qui, ma vorrei che non parlasse soltanto alla nostra regione”, auspica la candidata civica, al lavoro per portare nel campo largo anche Azione e catalizzare quanto più possibile dall’elettorato di centro.
Chi è “Dada” Ferdinandi
Doppia laurea, in filosofia e psicologia, padre nel mondo della finanza, non sembra consumarsi nella “nostalgia del fango” di chi si porta dietro l’etichetta di radical chic. “L’estrazione borghese è un mio valore aggiunto, ma sono uscita presto da una condizione economica privilegiata per trovare la mia indipendenza”, commenta la professionista 37enne, premiata nel 2021 dal presidente Mattarella come direttrice del “Numero zero”, il ristorante inclusivo che impiega tra cucina, sala e bancone una brigata costituita per più della metà da ragazzi e ragazze che soffrono di disturbi mentali di diversa entità.
“È l’esperienza più politica messa in atto negli ultimi anni a Perugia - la definisce Ferdinandi - perché ha risposto a un bisogno reale, a fronte di una società che si è fatta ferocemente esclusiva anche sul lavoro”.
È una formula di politica temperata dall’empatia, di capacità di curare e prendersi cura, che anima una campagna elettorale che la outsider dei partiti promette di giocare all’attacco. In ascolto della città profonda, “di esigenze, ferite e fratture: sui diritti, generazionali, urbanistiche”, per “risollevarne le energie migliori, anche del settore economico”. “Vedo invece una città spaventata e depressa, - dice Ferdinandi - piegata su se stessa da dieci anni di governo del centrodestra, che nella sua postura ha guardato in basso a buche e lampioni, ma non più su, alla Perugia possibile. Questo è quello che ho sentito, come professionista, ascoltando il dolore delle persone”.
Cita Papa Francesco, promettendo di opporsi alla “cultura dello scarto” e don Milani, quando parla della sua idea di politica, “che è uscire fuori insieme”.“Alla logica verticale, della paura e dei muri, all’insofferenza al dissenso di una destra che si presenta come una grande impresa dell’odio e parla alla parte più primitiva del nostro cervello”, la candidata del campo largo promette di rispondere con quella “della pluralità, dell’inclusione, del pensiero complesso, che insegna come le identità che non si aprono al prossimo siano destinate a morire”. “Nel concreto, - commenta Ferdinandi - non possiamo ad esempio permettere che la madre di un ragazzo con disturbi di apprendimento si senta rispondere che una scuola non è attrezzata per le esigenze di suo figlio”.
La risposta del centrodestra
Mentre venerdì il primo discorso pubblico di “Dada” Ferdinandi, candidata ufficiale da pochi minuti, riscuoteva l’entusiasmo dei simpatizzanti e dichiarazioni pubbliche dal tono neutro degli avversari, stando ai bene informati, nelle conversazioni private tra gli esponenti locali del centrodestra si percepiva una certa agitazione. L’altra testa di serie della campagna elettorale, Margherita Scoccia è ad ora data per favorita nella corsa a Palazzo dei Priori. Militanza politica iniziata nel Fuan e proseguita in Alleanza nazionale, l’architetta è approdata alla giunta Romizi sulle correnti ascensionali di Fratelli d’Italia. Fedelissima del sottosegretario meloniano Emanuele Prisco, la sua candidatura ricalca i rapporti di forza nel centrodestra e segna una continuità quasi antropologica con l’amministrazione uscente. Una figura pacata e cortese, calco fedele del sindaco azzurro Romizi, detentore a livello locale del brand dell’eterno bravo ragazzo e forte di una popolarità trasversale e un consenso mai raggiunto alle urne da un primo cittadino del capoluogo umbro. La coalizione dell’assessora all’urbanistica a fine mandato sarà composta da FdI, FI, Lega e le civiche Progetto Perugia, Perugia civica dell’ex vicesindaco delle giunte di centrosinistra, Nilo Arcudi, e probabilmente una lista direttamente legata alla candidata sindaca.
Il politico e l’ex calciatore
Tra un centrodestra che si prepara da mesi all’appuntamento elettorale e un centrosinistra che arriva fiaccato dall’eco delle faide di partito e fuori fuoco dopo da anni di mite opposizione, come terzo sfidante si inserisce Massimo Monni. Politico di lungo corso, con un passato da consigliere regionale di Forza Italia e un trascorso nel partito socialista, è appoggiato anche dalla compagine ex Pd, rimasta fino all’ultimo vicina a Catiuscia Marini, dimissionaria ex presidente della regione, a giudizio per i presunti concorsi truccati in sanità.
Nella partita del capoluogo umbro cerca di dire la sua anche Stefano Bandecchi. Il muscolare sindaco di Terni e leader di Alternativa popolare, noto alle cronache per le risse in consiglio comunale e le esternazioni sessiste, schiera l’ex calciatore e bandiera del Perugia, Davide Baiocco. Prova che promette di restituire la consistenza del fenomeno Bandecchi lontano da Terni.“Abbiamo assistito ad atteggiamenti che sono espressione di un pensiero perverso, che mortifica l’aspetto più alto della politica e parla ai nostri istinti più bestiali. Il patriarcato poi - sospira la candidata di centrosinistra - non c’è per chi ha il privilegio di non subirlo. Spero che almeno questa sia l’unica convinzione che mi accomunerà a Margherita Scoccia in campagna elettorale. Le guarderò le spalle dalla narrazione svilente e sessista delle due candidate donne, spero che lei faccia lo stesso con me”.