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“Sul premierato scelgano gli italiani”. Meloni si prepara al referendum

(ansa)
La presidente del Consiglio a Tokyo incontra il collega Fumio Kishida e i vertici di alcune multinazionali. Blinda la modifica costituzionale: “Basta coi governi di palazzo”. Attacca Schlein su Salis e si schiera coi trattori
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TOKYO — Rilancia sul premierato. Attacca Schlein. Benedice i trattori. Silura Sgarbi. Tutto dal Giappone. Tokyo è avvolta da una bufera di neve e Giorgia Meloni avrebbe voluto parlare solo di politica estera: della presidenza del G7 che passa dal Sol Levante a Roma e che intende sfruttare come vetrina; dell’intelligenza artificiale; della difesa europea da accelerare, «siamo stati troppo lenti »; della stabilità dell’Indo-Pacifico, dove spedirà la portaerei Cavour e gli F35, per le esercitazioni in chiave anti-Cina. E invece, anche all’altro capo del mondo, è inseguita dalle beghe della sua maggioranza.

Forse suggestionata dal collega giapponese Fumio Kishida, la cui poltrona in queste settimane scricchiola più che mai, incontrando i giornalisti nella hall dell’Okura Tower, uno degli alberghi più lussuosi di Tokyo, la leader di FdI torna sul premierato. Anche da lontano è riuscita a vincere le ultime resistenze nella sua coalizione, soprattutto della Lega, e a ottenere una serie di em…

TOKYO — Rilancia sul premierato. Attacca Schlein. Benedice i trattori. Silura Sgarbi. Tutto dal Giappone. Tokyo è avvolta da una bufera di neve e Giorgia Meloni avrebbe voluto parlare solo di politica estera: della presidenza del G7 che passa dal Sol Levante a Roma e che intende sfruttare come vetrina; dell’intelligenza artificiale; della difesa europea da accelerare, «siamo stati troppo lenti »; della stabilità dell’Indo-Pacifico, dove spedirà la portaerei Cavour e gli F35, per le esercitazioni in chiave anti-Cina. E invece, anche all’altro capo del mondo, è inseguita dalle beghe della sua maggioranza.

Forse suggestionata dal collega giapponese Fumio Kishida, la cui poltrona in queste settimane scricchiola più che mai, incontrando i giornalisti nella hall dell’Okura Tower, uno degli alberghi più lussuosi di Tokyo, la leader di FdI torna sul premierato. Anche da lontano è riuscita a vincere le ultime resistenze nella sua coalizione, soprattutto della Lega, e a ottenere una serie di emendamenti che rendono ancora più forte il legame tra il presidente del Consiglio e l’elezione diretta. La “madre di tutte le riforme” è ancora più strong. La Costituzione ancora più stravolta. «Così la norma è più chiara», si compiace la premier. Per sistemare le cose, anche a ridosso della trasferta nipponica, ha dovuto sentirsi con Matteo Salvini e Antonio Tajani. Ora è già in formato campagna elettorale. Punta al referendum, dando per scontato che la legge che modificherà la Carta passerà in Parlamento senza i due terzi dei voti. Quindi, a domanda, Meloni guarda dritto in camera e si prepara alla sfida elettorale. «Devono scegliere gli italiani». Slogan pronto: «Basta inciuci, basta trasformismi, basta governi tecnici». E attacchi alla sinistra che «ha privilegiato i governi costruiti nel Palazzo».

(ansa)

L’uscita viene confezionata subito dopo il bilaterale col primo ministro Kishida, in programma nel pomeriggio dopo una visita al santuario Meiji e un vertice con 8 multinazionali giapponesi. Al tavolone del Kantei, il palazzo del governo, di fronte alle massime autorità nipponiche, Meloni si è accomodata con la fidata capo-staff Patrizia Scurti e, tra gli altri, col diplomatico “fascio- rock” Mario Vattani, commissario per l’Italia all’Expo di Osaka,appena promosso ambasciatore di ruolo. Durante il vertice, la premier ha assicurato a Kishida che l’Italia avrà «una presenza militare sempre più significativa» nell’Indo-Pacifico e che lì spedirà, per un’esercitazione congiunta, «la portaerei Cavour, la nave Amerigo Vespucci e gli F35».

Tornando in albergo dove l’aspetta la figlia Ginevra (a cui Kishida ha regalato un dizionario di Hello Kitty) e il solito Vattani, per una cena con la delegazione italiana, Meloni si ferma per un punto stampa ed è costretta a tornare sulle vicende di casa nostra. Chiude il caso Sgarbi e blinda gli altri esponenti di governo sotto indagine, da Santanchè a Delmastro, respingendo le accuse del critico.

Poi se la prende con la segretaria del Pd, Elly Schlein, che in mattinata aveva ricordato gli «enormi ritardi del governo» per il rientro in Italia di Ilaria Salis dall’Ungheria. Meloni replica piccata: «Non so cosa voglia Schlein, se lei è più brava di noi, saprà cosa fare». Parole che si rivelano un assist insperato per la leader dei democratici: «Magari è colpa del fuso, ma al governo c’è lei».

Per i trattori in marcia verso Roma, invece, Meloni spende parole al miele. Coccola una categoria che è diventata un blocco elettorale per FdI. La premier arriva a ventilare la disponibilità a un incontro. Garantisce di avere «fatto il massimo». E sposta il mirino, stavolta centrandolo sulla presunta “ideologia green” che dominerebbe in Europa: il malcontento degli agricoltori, sostiene, «viene da una visione ideologica della transizione ecologica». Guardando fuori dai finestroni dell’hotel potrebbe quasi aggiungere: vedete, nevica, altro che riscaldamento globale.

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