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Via l’abuso d’ufficio, il governo con Azione e Iv vota sì. Scontro Renzi-Pd sui sindaci

Via libera dal Senato. Bongiorno: “Reato non chiaro, unica strada abolirlo”. Sugli ordini del giorno di Scarpinato (M5S) a scrutinio segreto, 20 voti in meno dell’opposizione
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ROMA – Via l’abuso d’ufficio dal codice penale. Non ci sarà più l’articolo 323 della discordia. Sono le 13 e 39 minuti quando il tabellone elettronico del Senato dà lo “storico” risultato che sancisce la vittoria dei nemici dell’abuso d’ufficio dopo oltre un anno di scontri. Con 99 voti a favore, quelli della maggioranza con il pieno appoggio di Azione e Italia viva, 50 contrari da Pd, M5S e Avs, 8 astenuti, il governo incassa al Senato il primo voto, quello più strategico e significativo di tutti, sul primo disegno di legge a firma del Guardasigilli Carlo Nordio, che cancella un reato divenuto ormai un simbolo dello scontro duro tra maggioranza e opposizione. Due sedute tra ieri e oggi con una contrapposizione fortissima, e l’ostruzionismo di Pd e M5S che però, ai numeri, ha perso.

Ma in aula ecco un’altra contrapposizione tutta politica e durissima tra Matteo Renzi e il Pd. Il primo accusa i dem di “seguire Scarpinato e M5S contro gli stessi sindaci del Partito democratico”. Gli ris…

ROMA – Via l’abuso d’ufficio dal codice penale. Non ci sarà più l’articolo 323 della discordia. Sono le 13 e 39 minuti quando il tabellone elettronico del Senato dà lo “storico” risultato che sancisce la vittoria dei nemici dell’abuso d’ufficio dopo oltre un anno di scontri. Con 99 voti a favore, quelli della maggioranza con il pieno appoggio di Azione e Italia viva, 50 contrari da Pd, M5S e Avs, 8 astenuti, il governo incassa al Senato il primo voto, quello più strategico e significativo di tutti, sul primo disegno di legge a firma del Guardasigilli Carlo Nordio, che cancella un reato divenuto ormai un simbolo dello scontro duro tra maggioranza e opposizione. Due sedute tra ieri e oggi con una contrapposizione fortissima, e l’ostruzionismo di Pd e M5S che però, ai numeri, ha perso.

Ma in aula ecco un’altra contrapposizione tutta politica e durissima tra Matteo Renzi e il Pd. Il primo accusa i dem di “seguire Scarpinato e M5S contro gli stessi sindaci del Partito democratico”. Gli risponde a tono il capogruppo Francesco Boccia che ribatte “i nostri sindaci la pensano come il gruppo Pd”. Segue in aula un “uhuhuhu” di protesta che arriva dai banchi della maggioranza. E Boccia aggiunge che “è scorretto e poco opportuno rispetto ai nostri doveri citare i casi personali. Questo è un ddl pasticciato, la stessa Bongiorno fa uno sforzo per tenere insieme i fatti”. Ma Renzi ribatte a muso duro a Boccia, “io mi ricordo che lui aveva posizioni politiche ben diverse da Scarpinato nella segreteria che io guidavo. È legittimo che abbiate scelto di stare dalla parte di Scarpinato, ma non che ci veniate a dire qui che le posizioni dei sindaci del Pd qui non contano". E conclude: “Se però ritenete che le posizioni dei sindaci Pd non abbiano diritto di cittadinanza in questa aula, allora io mi assumo la responsabilità politica di portare qui la voce dei sindaci del Pd che chiedono l'abolizione dell'abuso di ufficio e del traffico di influenze. Tornate in voi e lasciate la caccia ai grillini". Su X il leader di Azione Carlo Calenda scrive che "il modo in cui il Pd si sta arrampicando sugli specchi per spiegare perché è contrario all'abolizione dell'abuso di ufficio contro il parere di tutti i suoi amministratori è oggettivamente imbarazzante. Un partito che per inseguire i 5S è approdato al populismo giudiziario".

La relatrice e presidente della commissione Giustizia, la leghista Giulia Bongiorno, poco prima, ci aveva tenuto a precisare, anche a lungo, quale sia stata la sua posizione sul reato perché c’è chi la cita ricordando come lei stesse avesse messo in guardia Nordio dal rischio che, cancellato l’abuso, poi potessero essere contestati reati più gravi. “La scelta di abolirlo è stata la più equilibrata e ribadisco la mia posizione, rischi ce ne sono, ma sarebbe stato più rischioso lasciare la norma così com'è". Decisione che per Bongiorno arriva dopo molti interrogativi: “Cosa avevamo come alternativa? O non fare nulla e lasciare una norma che anche gli amministratori del Pd dicevano che non andava bene, oppure abrogarla e aprire un tavolo che rivedesse anche gli altri reati della pubblica amministrazione eventualmente per colmare lacune. Ma la domanda adesso è: esiste una nuova idea di abuso di ufficio? C'è qualcuno in quest'aula che ha un tecnico che ci dà questa formula vincente? Perché io sono stata la prima ad aver detto in tutti i miei interventi: effettivamente qualcosa serve. Ma se nessuno ha questa idea geniale, era corretto lasciare una norma che non va?”.

Da Forza Italia arriva l’attacco del capogruppo Maurizio Gasparri che dal suo cellulare legge via via le dichiarazioni del sindaco di Pesaro Matteo Ricci che dice “da oltre 10 anni ho chiesto di rivedere l’abuso d’ufficio, adesso che lo fa centrodestra non possiamo essere contrari”. E poi cita le statistiche di via Arenula che, secondo lui, “dimostrano che come questo reato non abbia funzionato”. E conclude: “Difendiamo noi i vostri sindaci, che voi non difendete, viva la giustizia vera, quando un reato non funziona lo si toglie”. E Ignazio La Russa, che presiede la seduta con frequenti intercalari ironici, chiosa “o lo si cambia”.

La pattuglia del Pd con Anna Rossomando e Dario Parrini difende la sua linea a difesa dell’abuso d’ufficio perché su questa questione “non prende lezioni da nessuno”. Presenta e vota l’ordine del giorno per cambiare la legge Severino che obbliga gli amministratori locali a dimettersi dopo una sentenza di primo grado. Assai polemica Rossomando:”Volendo convintamente ascrivere Renzi al campo riformista e progressista, ritengo che per riformismo si debba intendere la riforma che abbiamo approvato nel 2020 sull’abuso di ufficio, con la definizione e tipizzazione del reato in maniera puntuale. Quello che c’è invece nel ddl Nordio è populismo giudiziario, oltretutto a scapito delle garanzie dei cittadini che vengono lasciati da soli davanti agli abusi di potere”. Aggiunge Parrini: “Non pigliamo lezioni su come si tutelano gli amministratori locali né da Gasparri né da Renzi che sulla riforma del Testo unico sugli enti locali, che su un’età materia è decisiva, ci hanno lasciati da soli a batterci. Se vogliono unirsi a noi sono i benvenuti”.

Sempre da Forza Italia per tutta la seduta insistono su una differenza di voti che si sarebbe verificata durante le votazioni a scrutinio segreto degli ordini del giorno, in particolare quelli proposti dall’ex pm di Palermo Roberto Scarpinato, adesso senatore di M5S, protagonista della battaglia contro l’abolizione dell’abuso d’ufficio e lo snaturamento del reato di traffico di influenze. Perché, come fa notare il capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia Pierantonio Zanettin tra la votazione a scrutinio palese, che vede l’opposizione con 50 voti, e quella a scrutinio segreto, in cui invece l’opposizione ne perde 30 voti, che vengono letti come un dissenso interno al Pd rispetto alle proposte durissime di M5S. Sulla stessa linea lo segue Erika Stefani della Lega.

Scarpinato interviene più volte, come aveva già fatto ieri, contro la cancellazione dell’abuso d’ufficio e la pesante riduzione del traffico di influenze e accusa la maggioranza di essere “affetta da inerzia atarassica quando c'è da fare una legge sulle lobby, mentre vuole approvare questa riforma sul traffico di influenze, che è un enorme regalo alle lobby che agiscono nel malaffare”. Per Scarpinato il ddl Nordio “legalizza il traffico di influenze dei galoppini elettorali che in cambio di favoritismi da parte dei pubblici amministratori, portano voti” E ancora: “Stabilendo che il traffico influenze non si consuma più quando è finalizzato a un abuso d'ufficio, si favorisce il voto di scambio”.

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