Putiniano, xenofobo, misogino: Zemmour, il leader estremista francese che voleva annettere il Nord Italia
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — Qualcuno l’ha paragonato a Jean-Marie Le Pen. Si conoscono e si stimano. «È il più bel incontro che ho fatto dopo quello con Saddam Hussein», aveva raccontato il patriarca dell’estrema destra francese. Le Pen (padre) era già l’Impresentabile, da cui la figlia Marine ha cercato di smarcarsi. Eric Zemmour non ne ha avuto bisogno, ama flirtare con i tabù, provare a riabilitare il collaborazionista Pétain e insinuare che forse Dreyfus non era innocente. Si ispira a intellettuali controversi, come lo storico Jacques Bainville, dentro al movimento di estrema destra Action française. Ammiratore di Vladimir Putin, definito in passato «patriota russo», vuole far uscire la Francia dal comando integrato della Nato.
La corsa di Z…
PARIGI — Qualcuno l’ha paragonato a Jean-Marie Le Pen. Si conoscono e si stimano. «È il più bel incontro che ho fatto dopo quello con Saddam Hussein», aveva raccontato il patriarca dell’estrema destra francese. Le Pen (padre) era già l’Impresentabile, da cui la figlia Marine ha cercato di smarcarsi. Eric Zemmour non ne ha avuto bisogno, ama flirtare con i tabù, provare a riabilitare il collaborazionista Pétain e insinuare che forse Dreyfus non era innocente. Si ispira a intellettuali controversi, come lo storico Jacques Bainville, dentro al movimento di estrema destra Action française. Ammiratore di Vladimir Putin, definito in passato «patriota russo», vuole far uscire la Francia dal comando integrato della Nato.
La corsa di Zemmour per l’Eliseo due anni fa è stato un flop – ha ottenuto appena il 7 per cento dei voti – ma la sua narrazione continua attraverso Reconquête, il partito dell’ultradestra. In un’intervista al Corriere della Sera aveva teorizzato il concetto di «remigrazione», salvo poi tentare di correggere il tiro. Non ha mai invece ritrattato l’adesione alla tesi complottista del «Grand Remplacement» in voga tra i suprematisti bianchi. Due anni fa, alla tv francese aveva dichiarato che «le regioni del Nord Italia dovrebbero appartenere alla Francia». Ma la sua era «un’analisi storica fatta durante un dibattito di carattere culturale dove raccontava i falliti tentativi di conquista da parte della Francia del Nord Italia», puntualizza ora l’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Vincenzo Sofo. Proprio quel Sofo, che è marito di Marion Maréchal - la nipote di Marine Le Pen, ora affiliata con Zemmour - è stato probabilmente il trait d’union fra Giorgia Meloni e Reconquête.
Sciovinista fino al midollo, Zemmour rappresenta la Francia sull’orlo della guerra civile, a colpi di video su periferie in fiamme e colonne di donne velate. Una visione crepuscolare. Non a caso il suo pamphlet di maggior successo s’intitola «Le Suicide français». Prima della discesa in campo scriveva per il rispettabile Le Figaro e si è fatto conoscere a colpi di provocazioni di Cnews, la televisione di Vincent Bolloré che l’ha sostenuto nella campagna presidenziale. Per respingere le accuse di antisemitismo e razzismo usa le sue origini. «Come potrei io, piccolo ebreo berbero venuto dall’altro lato del Mediterraneo?», domanda retoricamente, citando i suoi genitori pieds noirs in Algeria.
Durante la campagna per le presidenziali, è stato inseguito a Marsiglia dai fischi degli oppositori, ricambiando con il dito medio, un’immagine che aveva fatto il giro dei social. E le varie condanne per incitamento all’odio razzista - aveva detto, tra le altre cose, che tutti i minorenni immigrati sono «ladri, strupratori e assassini» - non hanno ammorbito il suo stile. Proprio ieri, il presidente di Reconquête, 65 anni, è stato condannato per diffamazione nei confronti di Danièle Obono, esponente del partito di Jean-Luc Mélenchon. Durante una trasmissione del 2020, Zemmour aveva attaccato la deputata di colore, accusandola di «organizzare incontri vietati ai bianchi» e di aver espresso «il suo amore per Mohamed Merah, che uccide i bambini ebrei».
Il ritratto di Zemmour più perfido lo fa Marine Le Pen. «Ha un modo oltraggioso, che non fa di lui un uomo di Stato» aveva commentato la leader dell’estrema destra quando ha visto apparire questo nuovo rivale sulla scena politica, mostrandosi per nulla preoccupata. «Al suo cospetto, noi sembriamo ragionevoli, seri, più pronti a governare. Zemmour mi ricentra», aveva osservato, dimostrando ottimo fiuto. Previsione che si è puntualmente realizzata. Zemmour, faceva ancora notare Le Pen, offende l’elettorato femminile. «Moltiplica le provocazioni su donne e omessessuali». Il polemista è stato accusato di essere misogino, anni fa pubblicò il pamphlet “Le premier sexe”, un “trattato di virilità” con un titolo che parafrasava il famoso libro femminista di Simone de Beauvoir. «Zemmour - dice sempre Le Pen - veicola un’immagine degradante delle donne. Una visione brutale e ingiusta». Meloni è avvertita