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Bandecchi: “Un duce? Se serve ci sono io. Le mie dimissioni una lezione all’Italia”

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Intervista all’ex sindaco di Terni, che ha venti giorni per ripensarci: “Ma qualcuno in Alternativa popolare deve farsi un esame di coscienza”. Alle Europee: “Andremo sopra il 4 per cento, poi quando sarò a Palazzo Chigi le cose cambieranno”
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TERNI — «Se ogni cinque anni dobbiamo avere un duce allora voglio essere io». Nel day after delle social-dimissioni da sindaco di Terni, Stefano Bandecchi non smette di spingersi oltre e cercare di trascinare con sé il confine di quanto sia lecito dire in politica. Rilancia a tutto campo, commentando una proposta di legge sul premierato «scritta con i piedi», certo di essere già identificato quale «unico uomo che può risolvere il problema (della nazione, ndr)», come confidato alle frequenze di Radio Roma Sound fm90. All’annuncio del passo indietro, innescato su Instagram come una bomba politica, è seguita l’ufficialità delle dimissioni. La miccia brucerà per venti giorni prima che diventino effettive. Nel mentre, Bandecchi ha facoltà di ripensarci, a patto che, dice, i personalismi emersi nella sua Alternativa popolare si spengano. Stando a quanto si sussurra a Palazzo Spada è il modo per tenere sulla corda la sua giunta monocolore: Bandecchi resta se tutti si dimettono volontariament…

TERNI — «Se ogni cinque anni dobbiamo avere un duce allora voglio essere io». Nel day after delle social-dimissioni da sindaco di Terni, Stefano Bandecchi non smette di spingersi oltre e cercare di trascinare con sé il confine di quanto sia lecito dire in politica. Rilancia a tutto campo, commentando una proposta di legge sul premierato «scritta con i piedi», certo di essere già identificato quale «unico uomo che può risolvere il problema (della nazione, ndr)», come confidato alle frequenze di Radio Roma Sound fm90. All’annuncio del passo indietro, innescato su Instagram come una bomba politica, è seguita l’ufficialità delle dimissioni. La miccia brucerà per venti giorni prima che diventino effettive. Nel mentre, Bandecchi ha facoltà di ripensarci, a patto che, dice, i personalismi emersi nella sua Alternativa popolare si spengano. Stando a quanto si sussurra a Palazzo Spada è il modo per tenere sulla corda la sua giunta monocolore: Bandecchi resta se tutti si dimettono volontariamente. Per evitare a Terni, non sia mai, «di avere una dittatura bandecchiana».

Sindaco Bandecchi, ma cos’è successo giovedì?

«Mi sono accorto come Ap a Terni stesse iniziando ad avere le stesse logiche dei partiti che negli ultimi trent’anni hanno rovinato l’Italia».

Cosa significa?

«Piccole lotte interne di potere. Ho voluto dare un segnale affinché, chi deve capire, capisca l’idea di un partito che è mio, perché lo rappresento come segretario nazionale».

Qual è la sua idea di politica che non è stata rispettata?

«Agli elettori ho promesso di essere al servizio della città, come un operaio in fabbrica. A livello nazionale siamo già circondati da chi consegnava pizze a domicilio e poi si è arricchito. Il M5s è il massimo esempio di chi ha infamato la politica e non possiamo lasciare potere a questi “scappati di casa” di FdI».

Sul governo cos’ha da dire?

«Che Meloni ha la memoria corta. Sulle accise della benzina, come sulle università telematiche».

Ha venti giorni per ripensarci.

«Se qualcuno di Ap capisce potrei tornare sui miei passi, ma serve un esame di coscienza. Questa è una lezione alla politica e a tutti gli italiani».

Le sue dimissioni sono un modo per smarcarsi in anticipo per le Europee? O mosse da incompatibilità sulla sua carica o guai giudiziari giunti al pettine?

«Ma potrei dimettermi per queste cazzate? Dal 2009 sono indagato ogni giorno, ma senza nessuna condanna. Poi non c’è alcuna incompatibilità. Su di me in politica c’è ancora tanta paura e speranza che lasci. Al massimo non sarò più sindaco di Terni e avrò più tempo per andare in Europa».

E per le Europee correrete da soli?

«Andiamo per conto nostro e Ap supererà il 4%, togliendo voti al centrodestra, ma anche ai moderati di centrosinistra».

Se non dovesse andare bene andrà all’Elba, come diceva facendo un parallelo con Napoleone?

«In esilio ci manderei chi ha rovinato l’Italia. Ci spedirei almeno 500 parlamentari. Quando sarò a Palazzo Chigi le cose cambieranno. Del resto è stato talmente mal frequentato negli ultimi trent’anni che avere Stefano Bandecchi sarà un privilegio».

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