✕

Bonino: “Europa al bivio. Da Calenda al Pd uniti contro i sovranisti”

Emma Bonino 
L’ex ministra degli Esteri: “Il 24 una convention per gli Stati Uniti d’Europa aperta al Pd, a Italia Viva e ad Azione”
2 minuti di lettura

Roma – Emma Bonino, leader di +Europa, nel gruppo Ecr Giorgia Meloni ha appena imbarcato il partito di Eric Zemmour e apre le porte a Orbán. Salvini si accompagna a Marine Le Pen. La destra gioca al massacro con l’Europa?

«La destra reazionaria e sovranista alle prossime europee gioca una partita per lei storica, uscire dalla marginalità e diventare decisiva per le maggioranze all’Europarlamento. Meloni da una parte si accredita come leader affidabile e mainstream di un grande Paese europeo, dall’altra vuole guidare partiti da sempre antieuropei, non di rado xenofobi e nazionalisti. L’Europa non è l’Italia, questo gioco non le riuscirà e dovrà scegliere da che parte stare, con il rischio di restare ancora fuori dalla maggioranza europea».

Le Europee dell’8 e 9 giugno sono un bivio per la Ue?

«Assolutamente sì. Siamo arrivati fin qui in una comfort zone consociativa, con il Ppe ed i socialisti a governare insieme, aprendo a liberali e verdi. Ho spesso contestato questo consociativismo,…

Roma – Emma Bonino, leader di +Europa, nel gruppo Ecr Giorgia Meloni ha appena imbarcato il partito di Eric Zemmour e apre le porte a Orbán. Salvini si accompagna a Marine Le Pen. La destra gioca al massacro con l’Europa?

«La destra reazionaria e sovranista alle prossime europee gioca una partita per lei storica, uscire dalla marginalità e diventare decisiva per le maggioranze all’Europarlamento. Meloni da una parte si accredita come leader affidabile e mainstream di un grande Paese europeo, dall’altra vuole guidare partiti da sempre antieuropei, non di rado xenofobi e nazionalisti. L’Europa non è l’Italia, questo gioco non le riuscirà e dovrà scegliere da che parte stare, con il rischio di restare ancora fuori dalla maggioranza europea».

Le Europee dell’8 e 9 giugno sono un bivio per la Ue?

«Assolutamente sì. Siamo arrivati fin qui in una comfort zone consociativa, con il Ppe ed i socialisti a governare insieme, aprendo a liberali e verdi. Ho spesso contestato questo consociativismo, ma è chiaro se la destra di Vox e Afd, di Le Pen ed Orbán, di Salvini e dei polacchi del PiS dovesse entrare in maggioranza, l’Unione perderebbe la sua anima democratica e liberale».

Cosa teme di più?

«Un’Europa delle piccole patrie, una somma di egoismi. Un’Europa reazionaria, che mina lo stato di diritto e riduce la libertà politica e quella di espressione, una specie di grande Ungheria in stile Orban, che magari strizza l’occhio a Putin. L’Ue oggi è un punto di riferimento globale per i diritti civili ed umani, per la democrazia, ha bandito la pena di morte, e il luogo più sicuro per chi fugge persecuzioni politiche e per le persone Lgbtq+ che rischiano il carcere nei propri Paesi. Io voglio una grande rivoluzione europea, anche istituzionale: ma per andare avanti, non per tornare indietro».

Quindi o si fanno gli Stati Uniti d’Europa o cosa ci aspetta?

«Senza una politica estera comune europea e senza una difesa comune non sapremo difendere i nostri valori e i nostri interessi: e dobbiamo averla prima che il disimpegno americano, Trump o non Trump, ci travolga all’improvviso. Abbiamo, come Ue, fatto molto e dobbiamo continuare a farlo, per l’Ucraina, ma siamo sotto la spada di Damocle del veto di Orbán».

L’Europa dei diritti si allontana? La vicenda di Ilaria Salis detenuta in Ungheria e mostrata in ceppi, insegna.

«La destra reazionaria vorrebbe tornare indietro: dobbiamo arginarla nelle urne. Alle Europee dell’8 e 9 giugno la posta in gioco non è una resa dei conti tutta italiota. Ilaria Salis è un l’esempio di una vergogna».

Però l’Europa sa essere matrigna: per gli agricoltori lo è e la loro protesta è ormai una rivolta.

«Guardi, l’Europa ancora oggi spende un terzo del proprio bilancio per la politica agricola. Probabilmente gli stessi trattori che sfilano sono stati sussidiati dall’Europa. È un settore delicato e per questo molto aiutato; ma è un settore che non può restare fuori dal Green Deal europeo. E gli agricoltori europei dovrebbero guardare alle grandi difficoltà degli agricoltori inglesi dopo la Brexit, vedrebbero che la Ue non è poi così matrigna».

+Europa organizza una convention il 24 febbraio per gli Stati Uniti d’Europa. Chi coinvolgerete?

«Innanzitutto abbiamo invitato i rappresentanti delle famiglie politiche europee che si ritrovano nel gruppo di Renew Europe. I partiti dell’Alde come +Europa e quindi Calenda per Azione e Renzi per Italia Viva. A loro e a personalità e movimenti che vorranno partecipare, ho proposto di lavorare per una lista di scopo sugli Stati Uniti d’Europa, in modo che nessun voto liberal-democratico e federalista venga sprecato per arginare la destra sovranista. E poi abbiamo invitato Schlein per il Pd, Bonelli per i Verdi, Maraio per i socialisti».

Schlein sì, ma Conte no? Pace fatta con Calenda?

«Conte e il M5S dal punto di vista europeo sono, per usare un eufemismo, un enigma: hanno esordito con il leader della Brexit Farage e hanno appena votato contro il sostegno alla difesa Ucraina. Confido che Calenda accetti l’invito: non voglio polemizzare con lui sul passato. Dobbiamo unirci sull’Europa».

Lei come sta dopo la frattura del femore? La passione politica è più forte di qualsiasi incidente fisico?

«Mi sto riprendendo, mi hanno messo la protesi e mi fanno fare tanta fisioterapia. Per il 24 sarò pronta, come nuova o quasi. Ho superato un tumore, supererò questo piccolo incidente. La passione politica, come le altre passioni della vita sono uno straordinario ricostituente in qualunque malattia».

Leggi i commenti