Patto di stabilità, pronta l’intesa: corsa per l’ok in Europa entro aprile
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES — Alla fine il nuovo Patto di Stabilità riceverà il via libera anche del Parlamento europeo. Nonostante le richieste degli eurodeputati, infatti, gli spazi di manovra per modificare il testo approvato dall’Ecofin (i ministri finanziari dell’Ue) sono strettissimi.
Ieri notte si è tenuta una riunione-fiume del cosiddetto Trilogo (organismo informale che riunisce i rappresentanti di Parlamento, Consiglio e Commissione) per definire il testo finale. Da parte del Consiglio, ossia i 27 governi, però, le concessioni sono state pochissime e limitatissime. Tutte concentrate a estendere minimamente la possibilità di fare investimenti in particolare sul digitale e sulla transizione green.
L’Eurocamera, che su questa materia è un colegislatore, avrebbe voluto correggere più profondamente il testo. In particolare sugli effetti “sociali” dei parametri su deficit e debito. L’idea era quella di allungare i tempi di rientro dal disavanzo eccessivo che ora è fissato in un massimo di sette ann…
BRUXELLES — Alla fine il nuovo Patto di Stabilità riceverà il via libera anche del Parlamento europeo. Nonostante le richieste degli eurodeputati, infatti, gli spazi di manovra per modificare il testo approvato dall’Ecofin (i ministri finanziari dell’Ue) sono strettissimi.
Ieri notte si è tenuta una riunione-fiume del cosiddetto Trilogo (organismo informale che riunisce i rappresentanti di Parlamento, Consiglio e Commissione) per definire il testo finale. Da parte del Consiglio, ossia i 27 governi, però, le concessioni sono state pochissime e limitatissime. Tutte concentrate a estendere minimamente la possibilità di fare investimenti in particolare sul digitale e sulla transizione green.
L’Eurocamera, che su questa materia è un colegislatore, avrebbe voluto correggere più profondamente il testo. In particolare sugli effetti “sociali” dei parametri su deficit e debito. L’idea era quella di allungare i tempi di rientro dal disavanzo eccessivo che ora è fissato in un massimo di sette anni. Ma l’opzione è stata seccamente bocciata dal Consiglio.
La speranza, dunque, coltivata per qualche giorno dal governo Meloni di ammorbidire il Patto di Stabilità, è ormai tramontata. L’esecutivo italiano, del resto, era uscito con le ossa rotte dalla trattativa sulla riforma della Governance che è stata sostanzialmente condotta e concordata da Francia, Germania e Spagna.
Per di più all’interno dei gruppi parlamentari non c’era piena sintonia. Il Ppe, ad esempio, soprattutto condizionato dalla guida tedesca, non aveva alcuna intenzione di alleggerire i parametri per evitare polemiche interne. E il Pse si è mostrato a più riprese spaccato. I sospetti si sono rivolti proprio sulla relatrice socialista del provvedimento, la portoghese, Margarida Marques. Ieri l’esponente del Pse aveva insistito: «Dobbiamo garantire che gli Stati membri dispongano dello spazio fiscale per investire nelle priorità strategiche. Senza questo il Parlamento europeo rifiuterà di firmare un accordo». Eppure molti temono che il ruolo svolto dal premier spagnolo socialista, Pedro Sanchez, nella definizione dell’accordo finale, sta spingendo i rappresentanti iberici del Pse a non mettere troppo in discussione il testo e a non creare difficoltà al governo spagnolo appena insediato.
Bisogna poi tenere presente un altro aspetto. Questi sono di fatto gli ultimi giorni utili per approvare in Parlamento il nuovo Patto di Stabilità. Anche con l’intesa nel Trilogo, infatti, esistono dei tempi tecnici per trascrivere e ripulire l’articolato. E l’ultima sessione parlamentare è fissata ad aprile, poi tutto si blocca per le elezioni di giugno. Quindi o la riforma viene approvata a Strasburgo entro aprile o tutto slitta all’autunno. Ma a quel punto le nuove regole entrerebbero in vigore inevitabilmente nel 2025.
Rischio, peraltro, che potrebbe comunque essere concreto anche se tutto filasse liscio. Il Patto riformato, infatti, prevede che i governi presentino un piano pluriennale di spesa che serve a rientrare da deficit e debito eccessivi. Dopo le elezioni europee e con la Commissione scaduta e in attesa della nuova, sarà possibile completare questa procedura?
Se così non fosse si arriverebbe ad una sospensione di fatto delle nuove regole. Anche per questo i “falchi” del nord Europa e i partiti più rigoristi non intendono perdere tempo e arrivare all’approvazione il prima possibile.