Hanno tutti ragione | L'antimperialista Mannino e Travolta circondato dai carabinieri come a Sigonella
di Stefano CappelliniQuesto è il numero di venerdì 9 febbraio 2024 della newsletter Hanno tutti ragione firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
La scena era questa: Amadeus in conferenza stampa il giorno dopo il Qua qua-gate. Amadeus che spiega, nega pubblicità occulte, sopisce, scarica su Travolta, colpevole di essersi presentato al balletto dei paperi con la faccia di Tony Manero se gli avessero detto che il sabato sera doveva farsi passare la febbre restando a casa a guardare Ballando. Ma è una difesa parziale e debole, allora lo interrompe Teresa Mannino, che siede accanto a lui, lo fa premettendo che sa bene quanto caro potrebbe costarle quello che sta per dire, ma lei lo dirà comunque, perché qualcuno deve pur dirlo e quindi lei lo dice: “Anche se non c’entro niente, e quelli del mio gruppo diranno statti zitta, ché è un casino, io non ce la faccio a non dire le cose. Ci dobbiamo ricordare che siamo una colonia americana, questo è niente.
Arriva Travolta e fa quello…
Questo è il numero di venerdì 9 febbraio 2024 della newsletter Hanno tutti ragione firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
La scena era questa: Amadeus in conferenza stampa il giorno dopo il Qua qua-gate. Amadeus che spiega, nega pubblicità occulte, sopisce, scarica su Travolta, colpevole di essersi presentato al balletto dei paperi con la faccia di Tony Manero se gli avessero detto che il sabato sera doveva farsi passare la febbre restando a casa a guardare Ballando. Ma è una difesa parziale e debole, allora lo interrompe Teresa Mannino, che siede accanto a lui, lo fa premettendo che sa bene quanto caro potrebbe costarle quello che sta per dire, ma lei lo dirà comunque, perché qualcuno deve pur dirlo e quindi lei lo dice: “Anche se non c’entro niente, e quelli del mio gruppo diranno statti zitta, ché è un casino, io non ce la faccio a non dire le cose. Ci dobbiamo ricordare che siamo una colonia americana, questo è niente.
Arriva Travolta e fa quello che vuole e lui (indica Amadues, ndr) sta zitto un po’ perché manco se ne rende conto mentre fa il balletto, un po’ perché noi siamo colonia. Di cosa ci stupiamo se questo arriva e si mette la faccia incavolata nonostante si sia preso un milione di euro per le scarpe? Noi ci stiamo zitti, come ci stiamo zitti su tutto il resto”.
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Tutto improvvisamente si chiarisce grazie al coraggio di Mannino: l’errore del ravennate Amadues e dell’etneo Fiorello non è stato proporre a Travolta il ballo del qua qua, l’errore è stato affidare a un divo yankee uno sketch che Gabriele Cirilli o Enrico Brignano avrebbero fatto con autarchico e antimperialistico entusiasmo, l'errore è stato non farlo subito circondare dai carabinieri armati come l’aereo di Abu Abbas a Sigonella, l’errore è stato subire la presenza dell'ammerigano al Festival. Perché Travolta a Sanremo lo hanno voluto loro, questi che si sentono i padroni del mondo, mica lo scarpaio brianzolo che sponsorizza lo stadio del Monza (bisognava capirlo prima che il Monza in serie A poteva essere solo roba della Cia). Occorre riconoscere che Mannino ha avuto fegato a puntare il dito sulle cause vere e profonde del caso Travolta. Mannino, passando dal tono serio alla battuta, ha anche aggiunto che lei di marchi non parla, a differenza degli americani che lei conosce bene, “perché gli americani sono sbarcati in Sicilia”, un evento storico che ha prodotto la nostra colonizzazione e al quale si deve il fatto minore che Mannino oggi intrattenga il pubblico sanremese pronunciando le vocali aperte come a Canicattì anziché con la dieresi come a Francoforte sul Meno.
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Il giorno dopo Mannino, una artista che alle Europee, grazie al suo lucido anticonformismo, potrebbe indifferentemente essere candidata di almeno tre liste, una molto di sinistra, una molto di destra e una mista, ha spiegato nel suo monologo sul palco dell’Ariston che il problema del mondo è che il maschio bianco occidentale si sente misura di tutto, e anche qui ha colpito nel segno: quello è il momento in cui i wasp di Secondigliano e i gemelli Winklewoss allo Zen di Palermo hanno spento la tv, per non sentirsi dire in faccia da Mannino un’altra scomoda verità sui loro privilegi.
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