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Via l’abuso d’ufficio, ok alla legge-bavaglio: il governo la spunta con il sì di Iv e Azione

(ansa)
Via libera sia al ddl Nordio sia alla norma che vieta di pubblicare l’ordinanza di custodia cautelare. Il ministro: garantismo non negoziabile
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ROMA — L’en plein è fatto. A distanza di mezz’ora, al Senato, la maggioranza allargata ad Azione e Iv, con Matteo Renzi in veste super garantista scatenato contro il dem Filippo Sensi, incassa, 104 a 56, il via libera al ddl Nordio sull’abuso d’ufficio. Poi ecco il sì alla “norma Costa”, il bavaglio alla stampa, due righe per vietare di pubblicare l’atto di partenza di un’inchiesta giudiziaria, l’ordinanza di custodia cautelare.

Il Guardasigilli Carlo Nordio siede sullo scranno dei ministri, ma solo per il suo ddl, poi sparisce. Ci si sarebbe aspettati da lui un “ola” in aula, ma parla una volta fuori per inneggiare al «garantismo e alla presunzione di innocenza, principio non negoziabile finché sarò ministro». Per la seconda volta, visto l’evento eccezionale della sua presenza, in aula la grillina Ada Lopreiato lo saluta con la mano «ehi, ministro, sono qui…».

Sul voto segreto grida un «non vi fa onore» il capogruppo berlusconiano Maurizio Gasparri. E sghignazza piegandosi su se stes…

ROMA — L’en plein è fatto. A distanza di mezz’ora, al Senato, la maggioranza allargata ad Azione e Iv, con Matteo Renzi in veste super garantista scatenato contro il dem Filippo Sensi, incassa, 104 a 56, il via libera al ddl Nordio sull’abuso d’ufficio. Poi ecco il sì alla “norma Costa”, il bavaglio alla stampa, due righe per vietare di pubblicare l’atto di partenza di un’inchiesta giudiziaria, l’ordinanza di custodia cautelare.

Il Guardasigilli Carlo Nordio siede sullo scranno dei ministri, ma solo per il suo ddl, poi sparisce. Ci si sarebbe aspettati da lui un “ola” in aula, ma parla una volta fuori per inneggiare al «garantismo e alla presunzione di innocenza, principio non negoziabile finché sarò ministro». Per la seconda volta, visto l’evento eccezionale della sua presenza, in aula la grillina Ada Lopreiato lo saluta con la mano «ehi, ministro, sono qui…».

Sul voto segreto grida un «non vi fa onore» il capogruppo berlusconiano Maurizio Gasparri. E sghignazza piegandosi su se stesso mentre ringrazia chi, dai banchi Dem, col voto segreto, avrebbe votato per la maggioranza «in chiave garantista». Perché l’M5S lo ha chiesto e pubblicizzato sia sull’abuso che sul bavaglio, ma poi lo ha ritirato. E il centrodestra spettegola sulla fuga di voti a sinistra, una ventina su 50, che già s’era verificata ed è stata “scoperta” e criticata dal forzista Pierantonio Zanettin.

Canta vittoria Enrico Costa, il responsabile Giustizia di Azione che s’è inventato il bavaglio piazzato nella legge di Delegazione europea alla Camera, ha litigato con Nordio che ha tentato di dissuaderlo solo perché l’idea non era stata sua, e ora gongola perché «è passata la mia norma para fango, la mia legge dignità, per garantire a chi esce da innocente dai processi di non essere marchiato a vita». Per la stampa è una giornata di lutto, mentre la Ue chiede conto al governo della stretta sull’informazione, nonché di quella su abuso d’ufficio e traffico di influenze. L’ex pm di Palermo Roberto Scarpinato, oggi senatore M5S, sulla norma Costa dà un’interpretazione convincente: «Avete trasformato la notizia in un’opinione, perché un conto è il giornalista che riporta il testo dell’ordinanza, un conto è il riassunto». Un’opinione appunto, non una citazione incontrovertibile.

In tre ore di dibattito c’è una notizia nella notizia. Bocciati pure gli emendamenti di Pd e M5S, sottoscritti da Ivan Scalfarotto di Iv, sul carcere, giusto nel giorno in cui si arriva a 18 suicidi; 58 milioni alle case per detenute madri, 30 per gli psicologi, dieci per case protette, 90 per interventi straordinari nelle carceri, 40 per le case di reinserimento sociale. Tutto respinto, e Walter Verini attacca il sottosegretario Andrea Delmastro «che frequenta gli istituti di pena per fare grigliate e intrattiene rapporti opachi con la polizia penitenziaria e non è andato nel carcere di Reggio Emilia». Una cronaca da chiudere con la Dem Anna Rossomando: «Un ddl che afferma una cultura illiberale e che lascia i cittadini senza protezione».

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