✕

L’IA è pronta ad aiutare il Parlamento: “Ma non sostituirà l’uomo nella scrittura delle leggi”

Presentato a Montecitorio il Rapporto sull’uso dell’intelligenza artificiale a supporto del lavoro di deputati e senatori. Rivolto un invito per un modello italiano al mondo accademico
3 minuti di lettura

Né apocalittici né integrati, i politici italiani nei confronti dell’intelligenza artificiale. Il Parlamento è alla ricerca di un uso equilibrato dell’IA che tenga conto sia dei rischi che questa tecnologia comporta, sia dei grandi benefici che potrebbe dare - in futuro - all’iter legislativo. Insomma, l’IA è pronta ad aiutare il Parlamento italiano: “Ma non sostituirà l’uomo nella scrittura delle leggi”.

Presentato nella Sala Regina di Montecitorio dalla dem Anna Ascani, vicepresidente della Camera, il Rapporto sull’uso dell’intelligenza artificiale a supporto del lavoro parlamentare costituisce un primo passo, a cui potranno contribuire anche studiosi, accademici ed enti di ricerca. In palio un riconoscimento in denaro per i migliori “proof of concept” e “call for ideas”.

Il rapporto

Si tratta di un lungo e completo documento che sintetizza l’indagine svolta nei mesi scorsi dal Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione della Camera dei deputati - di cui l’onorevole Ascan…

Né apocalittici né integrati, i politici italiani nei confronti dell’intelligenza artificiale. Il Parlamento è alla ricerca di un uso equilibrato dell’IA che tenga conto sia dei rischi che questa tecnologia comporta, sia dei grandi benefici che potrebbe dare - in futuro - all’iter legislativo. Insomma, l’IA è pronta ad aiutare il Parlamento italiano: “Ma non sostituirà l’uomo nella scrittura delle leggi”.

Presentato nella Sala Regina di Montecitorio dalla dem Anna Ascani, vicepresidente della Camera, il Rapporto sull’uso dell’intelligenza artificiale a supporto del lavoro parlamentare costituisce un primo passo, a cui potranno contribuire anche studiosi, accademici ed enti di ricerca. In palio un riconoscimento in denaro per i migliori “proof of concept” e “call for ideas”.

Il rapporto

Si tratta di un lungo e completo documento che sintetizza l’indagine svolta nei mesi scorsi dal Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione della Camera dei deputati - di cui l’onorevole Ascani è presidente - riguardo lo stato dell’arte dell’intelligenza artificiale, in particolar modo di quella generativa capace di esprimersi come un essere umano, e sull’apporto che l’IA può dare alla documentazione parlamentare.

La sfida, in sintesi, è trovare un modo trasparente, sicuro e responsabile che permetta ai parlamentari di “dialogare” con l’enorme quantità di dati e informazioni custodita negli archivi del Parlamento. Ma, all’occorrenza, anche altrove. A questo primo passo, che richiede enorme cautela (sappiamo infatti che le IA generative possono generare false informazioni), in futuro potrebbero seguirne altri ancora più complessi.

“L’uso dell’IA rappresenta una preziosa opportunità per migliorare i processi decisionali” sostiene Gianluca Misuraca (Università Politecnica di Madrid e Politecnico di Milano), uno degli esperti ascoltati in questi mesi dal Comitato guidato dall’onorevole Ascani. “L’uso di sistemi di IA sono applicabili e rilevanti per tutte le fasi del ciclo di policy-making. In particolare vale la pena sottolineare come l’IA aumenti i processi decisionali facilitando lo studio e la documentazione, la comprensione e l’analisi, il supporto alle decisioni e alle pianificazione”.

Il ruolo centrale dell’uomo

Ma anche lo scenario più futuristico, in cui il parlamentare potrà prendere decisioni dopo aver utilizzato l’intelligenza artificiale, terrà conto del ruolo centrale dell’uomo. “Nessuno intende sostituire con l’intelligenza artificiale il lavoro dell’amministrazione e dei parlamentari - ribadisce Ascani - Quindi si lavora a uno strumento che non scriva le leggi ma che permetta al parlamentare di lavorare meglio”. E che permetta, in seconda battuta, ai cittadini di consultare in modo più efficiente il frutto del lavoro parlamentare. Un’IA generativa in grado di rispondere in modo attendibile, infatti, potrebbe rispondere a qualsiasi domanda con un linguaggio naturale. Per gli elettori sarebbe molto più semplice, dunque, monitorare le attività e il lavoro dei loro rappresentanti in Parlamento.

Ma le “allucinazioni”, vale a dire gli errori che talvolta l’IA generativa commette nel tentativo di fornire risposte anche su argomenti su cui non ha informazioni a sufficienza o non è stata addestrata, è un problema non da poco. Soprattutto se va a incidere su un lavoro, quello parlamentare, che ha un impatto sul destino di una democrazia e dei suoi cittadini.

Nessun Parlamento del mondo utilizza, attualmente, strumenti simili a ChatGpt, Copilot o Bard. Ma quello italiano, il primo in Europa ad avviare un ciclo di audizioni - iniziato ad aprile 2023 - con i principali protagonisti dello sviluppo di intelligenza artificiale (da OpenAI, che ha creato ChatGpt, ad Anthropic, fondata da due italoamericani), è determinato ad avvalersi, in futuro, di uno strumento che potrebbe migliorare i processi decisionali e legislativi in termini di economicità, potenzialità, scala e agilità.

Il Rapporto sull’uso dell’IA a supporto del lavoro parlamentare rappresenta, per usare le parole dell’onorevole Ascani, “la parte forse più semplice di questo percorso”. Nel documento, in sintesi, ci sono le fondamenta conoscitive di una tecnologia estremamente avanzata. Il rapporto, dunque, è una sorta di bussola per chi dovrà creare un modello adatto al lavoro parlamentare, che tenga conto appunto di tutti i rischi e pericoli che tale compito concerne.

In attesa di un modello IA italiano

Tutto questo in attesa - si augurano gli esperti – di un modello di intelligenza artificiale tutto italiano, che tenga conto dei valori nazionali, della cultura del nostro Paese e dei nostri dati. Un modello che consenta all’Italia, insomma, di tracciare le proprie informazioni.

Rita Cucchiara, professoressa dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, anche lei tra gli esperti che hanno contribuito al Rapporto presentato alla Camera, ricorda le parole pronunciate da Jensen Huang, il Ceo di Nvidia, al World Governments Summit di Dubai. Huang, a capo di una delle aziende che più stanno contribuendo, con i suoi chip, allo sviluppo dell’IA, ha detto che “ogni nazione deve avere la propria IA”.

“Il rischio dell’Italia - ha detto oggi Rita Cucchiara - è proprio quello di non produrre la propria IA. Il nostro Paese non può perdere questo treno, deve riuscirci non chiudendosi a riccio ma collaborando a livello internazionale”.

A idee tutte italiane, intanto, fa appello il Comitato guidato da Ascani, che proprio oggi - contestualmente alla presentazione del Rapporto - ha comunicato una “manifestazione di interesse per la raccolta di proposte per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa per la Camera dei deputati”. L’invito è rivolto al mondo accademico italiano e ai principali enti di ricerca, nel tentativo di sviluppare strumenti affidabili che possano aiutare, in futuro, a 1) “reperire e organizzare informazioni qualificate”, 2) “supportare la predisposizione di atti di iniziativa” e 3) “conoscere l’attività della camera”.

Sia per i primi due “proof of concept”, sia per la “call for ideas” relativa al terzo punto, i partecipanti hanno tempo per inoltrare le proprie proposte fino al 31 maggio 2024 scrivendo all’indirizzo e-mail: manifestazione_ai@camera.it. I vincitori saranno comunicati a luglio prossimo. Ai migliori due proof of concept andrà un riconoscimento in denaro di 10mila euro. Alla migliore call for ideas andranno invece 5mila euro.

Leggi i commenti