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Neofascisti all’ambasciata russa, il caso finisce in Parlamento. Quartapelle (Pd) presenta un’interrogazione al governo

Sulla vicenda che vede protagonisti i “neri” Maurizio Murelli, Rainaldo Graziani e la moglie Ines Pedretti interviene l’esponente dem Fiano: “Vogliamo risposte”
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Finirà in Parlamento con un’interrogazione che oggi presenterà la dem Lia Quartapelle il caso dei tre neofascisti italiani ospiti al ricevimento dell’Ambasciata russa a Roma per festeggiare i diplomatici del Cremlino e per commemorare, a un anno e mezzo dal suo omicidio, Darya Dugina, figlia di Aleksandr Dugin, il filosofo-ideologo che ispira Vladimir Putin.

Sulla vicenda raccontata da Repubblica - che vede protagonisti i “neri” Maurizio Murelli, Rainaldo Graziani e la moglie Ines Pedretti – interviene Emanuele Fiano, ex deputato e già responsabile Sicurezza dei dem. “Come mai l’Ambasciata russa a Roma ha invitato queste tre persone? Che relazioni ci sono?”. Fiano ha chiesto al suo partito di portare la vicenda in Parlamento, con un’interrogazione finalizzata a conoscere se l’esecutivo – segnatamente il ministero degli Esteri – fosse o meno al corrente delle circostanze raccontate da questo giornale in riferimento ai tre invitati ricevuti la sera dell’8 febbraio scorso dall’ambasciato…

Finirà in Parlamento con un’interrogazione che oggi presenterà la dem Lia Quartapelle il caso dei tre neofascisti italiani ospiti al ricevimento dell’Ambasciata russa a Roma per festeggiare i diplomatici del Cremlino e per commemorare, a un anno e mezzo dal suo omicidio, Darya Dugina, figlia di Aleksandr Dugin, il filosofo-ideologo che ispira Vladimir Putin.

Sulla vicenda raccontata da Repubblica - che vede protagonisti i “neri” Maurizio Murelli, Rainaldo Graziani e la moglie Ines Pedretti – interviene Emanuele Fiano, ex deputato e già responsabile Sicurezza dei dem. “Come mai l’Ambasciata russa a Roma ha invitato queste tre persone? Che relazioni ci sono?”. Fiano ha chiesto al suo partito di portare la vicenda in Parlamento, con un’interrogazione finalizzata a conoscere se l’esecutivo – segnatamente il ministero degli Esteri – fosse o meno al corrente delle circostanze raccontate da questo giornale in riferimento ai tre invitati ricevuti la sera dell’8 febbraio scorso dall’ambasciatore russo in Italia Alexey Paramonov. “E così all’Ambasciata di Russia a Roma non hanno trovato di meglio, per commemorare l’uccisione in un attentato di Daria Dugin, di invitare i neofascisti italiani Murelli, Graziani e Pedretti” – scrive Fiano in un lungo post su Facebook. Post nel quale sono riportati i profili e i ‘percorsi’ politici dei tre.

I nomi di Murelli e di Graziani rievocano periodi oscuri della storia italiana. Il primo è stato condannato a 18 anni per concorso in omicidio per avere fornito la bomba a mano con cui nel 1973 a Milano durante una manifestazione neofascista sfociata in scontri con le forze dell’ordine viene ucciso l’agente di polizia Antonio Marino. Poi Murelli è diventato un editore e un ideologo di riferimento dell’estrema destra. Quanto a Rainaldo Graziani: è il figlio del cofondatore di Ordine Nuovo Clemente Graziani; tra il 2017 e il 2018 ha rifondato come centro studi l’organizzazione del padre: quella sigla eversiva sciolta in attuazione della legge Scelba dal giudice Vittorio Occorsio poi ucciso dai Nar. Ines Pedretti è la moglie di Rainaldo Graziani. Insieme hanno animato diverse iniziative ospitando sia Daria Dugina sia il padre Aleksandr Dugin alla Corte dei Brut, agriturismo a Gavirate (Varese) meta da tempo di personaggi legati a gruppi neonazifascisti.

I Dugin, dunque. Aleksandr è ritenuto da anni l’ideologo dell’estremismo tradizionalista russo: un iper nazionalista amato dall’estrema destra di tutta Europa, più volte invitato in Italia (a curare il suo tour nel 2019 furono proprio Graziani e Pedretti con l’associazione REuropa). Seguace di Guenon e di Evola, Dugin è il propugnatore dell’Impero euroasiatico. Idee teorizzate anche dalla figlia Darya. La donna è stata uccisa in un attentato il 20 agosto 2022 (una bomba piazzata sotto la sua auto). Stando a quanto raccontato sui social da Maurizio Murelli, lui, Graziani e Ines Pedretti sarebbero stati invitati in ambasciata proprio per ricordare e onorare la memoria di Darya alla quale è stata dedicata – l’8 febbraio – una Cantata scenica eseguita nei saloni della sede diplomatica russa.

«Aveva un immenso amore per la Russia e una sconfinata cultura spirituale: concetti molto cari alla diplomazia russa», ha detto di lei l’ambasciatore Paramonov. Ma torniamo ai tre neofascisti italiani. Dopo la pubblicazione dell’articolo su Repubblica, Murelli e Graziani hanno replicato con dei post su Fb. Non hanno smentito nulla di ciò che è stato scritto, in compenso – in una sintesi quasi surreale – dopo avere parlato di “danni di immagine e reputazione” (Graziani), si sono avventurati, come già successo in altre occasioni, in un goffo tentativo di screditare l’autore del pezzo.

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