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La stretta di Nordio sul sequestro degli smartphone solo col via libera dei gip. Le toghe: “Rallenterà le indagini”. Il Pd: “A rischio i processi di mafia”

(ansa)

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Il Guardasigilli amplia il ddl Bongiorno-Zanettin. Il pm di Roma Albamonte: “Appesantimento procedurale enorme e consistente limitazione della capacità investigativa”
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ROMA - Della serie, fare le nozze con i fichi secchi. Ancora, vendere come misura garantista quella destinata poi, per mancanza di uomini e mezzi, a paralizzare le indagini, a vantaggio dei potenziali delinquenti. Col rischio pure di mettere in crisi le inchieste sulla mafia, come dice subito il Pd. Su questa linea ecco l’ultima trovata del Guardasigilli Carlo Nordio. Rendere obbligatorio il parere del gip sulla richiesta del pm di sequestrare uno smartphone.

Era la proposta dei senatori Giulia Bongiorno e Pierantonio Zanettin, già depositata a luglio. Ma adesso, nelle mani del ministro della Giustizia e del suo vice, l’avvocato (già di Berlusconi) Francesco Paolo Sisto, diventa una regola che, all’insegna del garantismo, sicuramente provocherà, come già dicono i giudici per le indagini preliminari e gli stessi pm, un rallentamento nelle inchieste a meno che le autorizzazioni non siano solo del tutto formali.

Cosa propone Nordio? Da settimane ormai insiste sullo slogan che “nel c…

ROMA - Della serie, fare le nozze con i fichi secchi. Ancora, vendere come misura garantista quella destinata poi, per mancanza di uomini e mezzi, a paralizzare le indagini, a vantaggio dei potenziali delinquenti. Col rischio pure di mettere in crisi le inchieste sulla mafia, come dice subito il Pd. Su questa linea ecco l’ultima trovata del Guardasigilli Carlo Nordio. Rendere obbligatorio il parere del gip sulla richiesta del pm di sequestrare uno smartphone.

Era la proposta dei senatori Giulia Bongiorno e Pierantonio Zanettin, già depositata a luglio. Ma adesso, nelle mani del ministro della Giustizia e del suo vice, l’avvocato (già di Berlusconi) Francesco Paolo Sisto, diventa una regola che, all’insegna del garantismo, sicuramente provocherà, come già dicono i giudici per le indagini preliminari e gli stessi pm, un rallentamento nelle inchieste a meno che le autorizzazioni non siano solo del tutto formali.

Cosa propone Nordio? Da settimane ormai insiste sullo slogan che “nel cellulare c’è tutta la vita di una persona”, con tanto di elenco di cosa può esserci, dalle cartelle cliniche alla corrispondenza privata. Quindi sequestrarlo significa “appropriarsi di una vita”. Non solo, la Corte costituzionale, sul caso Renzi e il sequestro dei cellulari di esponenti della Fondazione Open, ha già stabilito che il materiale del telefonino necessita di un’autorizzazione specifica per essere posto sotto sequestro e utilizzato nell’inchiesta. Proprio da qui era già scaturito il ddl Bongiorno-Zanettin che prevedeva una procedura più garantista e di confronto con gli avvocati al momento del sequestro.

Ma con il ddl Nordio-Sisto il pm dovrà chiedere un’autorizzazione specifica alla quale farà seguito un confronto con gli avvocati per verificare il materiale contenuto nel telefono. Tempi stringenti, come si può vedere scorrendo gli articoli del disegno di legge. Ecco un nuovo articolo del codice di procedura penale, il 254 ter, proprio relativo al sequestro dei telefonini per i quali servirà “un decreto motivato del gip su richiesta del pm nel rispetto dei criteri di proporzione“. Nei casi di urgenza il pm può procedere da solo ma deve attendere poi la conferma del gip nelle 48 ore successive. Qualora questa non arrivi il sequestro stesso “perde efficacia “. Dopo altri cinque giorni parte la procedura per duplicare il contenuto del telefono.

Dal palazzo della politica arriva la reazione preoccupata del Pd, che ha chiesto un limitato numero di audizioni, su cui deve decidere la presidente della commissione Giustizia Bongiorno, ma dà voce a un allarme “sull’impatto che la nuova norma può avere su indagini particolarmente delicate, a cominciare da quelle per mafia".

Immediatamente il testo del ddl circola anche tra i magistrati e le reazioni sono di serio allarme. Dice il pm di Roma Eugenio Albamonte: “Vedo una consistente limitazione della capacità investigativa e un appesantimento procedurale enorme. È un testo migliorativo rispetto al ddl originale Bongiorno-Zanettin, ma rimangono alcuni punti critici. In primo luogo il doppio sequestro disposto dal gip, il primo sul dispositivo e il secondo sul contenuto quando riguarda messaggistica e mail, cioè praticamente sempre. In secondo luogo, ecco la limitazione del sequestro dei contenuti di messaggistica e-mail ai soli casi per i quali si potrebbe intercettare le conversazioni”.

Non hanno dubbi invece sia la Bongiorno che Zanettin. La prima ricorda che, durante l’inchiesta della stessa commissione sulle intercettazioni da lei promossa, da più parti era arrivato proprio l’allarme sugli smartphone e la richiesta pressante degli esperti per autorizzazioni più stringenti. Questa nuova norma di Nordio sarebbe poi in linea con l’interrogatorio del gip prima dell’arresto appena passata al Senato nel ddl Nordio. Insomma, quella sugli smartphone sarebbe una norma di civiltà. Che ovviamente ha bisogno anche di un sufficiente numero di magistrati. La pensa allo stesso modo Zanettin che parla di “una ulteriore finestra di giurisdizione per il sequestro dello smartphone a tutela della privacy di soggetti terzi che parlano con l’indagato”. Zanettin quindi condivide il testo presentato dal relatore di FdI Sergio Rastrelli a nome del governo, ma si riserva però di presentare eventuali emendamenti.

Proprio alla luce dei dubbi espressi dalle toghe però sarà inevitabile per la commissione ascoltarne qualcuno. Ecco per esempio cosa dice il segretario di Area, nonché giudice della Corte d’Appello di Roma Giovanni Zaccaro per il quale “è giusto difendere la privacy, ma anche garantire efficienza e rapidità alle indagini”. E ancora: “Spetta alla professionalità dei magistrati, delle parti e dei media tutelare la vita privata degli indagati. Invece si prevedono nuove incombenze e nuovi termini perentori disseminando le indagini e il processo di “trappole”. Si deve avere più fiducia negli investigatori e nei magistrati; vogliono fare il loro lavoro usando le tecnologie più avanzate, non vogliono frugare nella vita intima dei cittadini”.

In grande allarme è tutto il mondo dei giudici per le indagini preliminari. Dai quali si può cogliere la seguente preoccupazione così espressa, con richiesta di anonimato, a Repubblica: “Dalla legge Cartabia in avanti siamo stati gravati di nuovi e importanti compiti di vigilanza sulle indagini dei pm. Ora giunge questa nuova incombenza. Che può anche essere condivisibile. Ma al Guardasigilli dobbiamo ricordare che la coperta è molto corta. I sistemi telematici non funzionano e i nostri organici sono troppo esigui. Tant’è che è stato rinviato di due anni l’entrata in vigore del gip collegiale. Forse una riflessione è necessaria. Perché il rischio, altrimenti, è che i controlli e i via libera diventino solo formali”.

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