L’ambasciata di Israele si corregge: le parole di Parolin non “deplorevoli” ma “sfortunate”. Un gruppo di rabbini scrive al Papa per ringraziarlo
di Iacopo ScaramuzziNon “deplorevole” ma “sfortunata”: l’ambasciata israeliana presso la Santa Sede fa una mezza marcia indietro e corregge la traduzione dell’aggettivo utilizzata per bollare la dichiarazione del cardinale Pietro Parolin sulla reazione sproporzionata di Israele a Gaza.
"ln riferimento al comunicato Stampa del 14 febbraio scorso si desidera precisare che il comunicato originale era in lingua inglese e successivamente è stato tradotto in italiano”, si legge in una nota dell’ambasciata guidata da Raphael Schutz. “In inglese il comunicato, in riferimento alle parole di Sua Eminenza il Cardinale Parolin, così recitava: 'It is a regrettable declaration'. Nella traduzione in italiano è stata scelta la parola 'deplorevole' che poteva anche essere tradotta in modo più preciso con 'sfortunata'".
Secondo il Cambridge Dictionary, in realtà, “regrettable” si traduce “increscioso” o “spiacevole”.
Le critiche a Parolin
La nota dell’ambasciata non ritratta, però, il contenuto del lungo comunicato con il…
Non “deplorevole” ma “sfortunata”: l’ambasciata israeliana presso la Santa Sede fa una mezza marcia indietro e corregge la traduzione dell’aggettivo utilizzata per bollare la dichiarazione del cardinale Pietro Parolin sulla reazione sproporzionata di Israele a Gaza.
"ln riferimento al comunicato Stampa del 14 febbraio scorso si desidera precisare che il comunicato originale era in lingua inglese e successivamente è stato tradotto in italiano”, si legge in una nota dell’ambasciata guidata da Raphael Schutz. “In inglese il comunicato, in riferimento alle parole di Sua Eminenza il Cardinale Parolin, così recitava: 'It is a regrettable declaration'. Nella traduzione in italiano è stata scelta la parola 'deplorevole' che poteva anche essere tradotta in modo più preciso con 'sfortunata'".
Secondo il Cambridge Dictionary, in realtà, “regrettable” si traduce “increscioso” o “spiacevole”.
Le critiche a Parolin
La nota dell’ambasciata non ritratta, però, il contenuto del lungo comunicato con il quale si criticava Parolin ricordando le ragioni del governo di Benjamin Netanyahu: i civili di Gaza hanno “partecipato attivamente all’invasione non provocata del 7 ottobre”, la responsabilità “della morte e della distruzione a Gaza” è “di Hamas e solo di Hamas”, le operazioni dell’esercito israeliano “si svolgono nel pieno rispetto del diritto internazionale” e rispetto agli interventi militari occidentali in Siria, Iraq e Afghanistan che hanno provocato la morte di “9 o 10 civili per ogni terrorista”, a Gaza la proporzione è uno a tre.
Polemica con Albanese
L’ambasciatore Schutz in persona è tornato indirettamente sul tema tramite social. Il diplomatico risponde infatti su X (ex Twitter) a Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, la quale ieri aveva commentato il comunicato israeliano affermando che “la Santa Sede è l’ultima vittima delle accuse del governo israeliano per avere criticato i 30mila morti a Gaza dal 7 ottobre. Fra i motivi addotti da Israele ci sarebbe che tutta la popolazione di Gaza commette o supporta il terrorismo. Il livello di disumanizzazione è spaventoso”. L’ambasciatore replica scrivendo che “la sola disumanizzazione è quella che tu Francesca Albanese promuovi costantemente contro noi ebrei e il diritto del nostro Stato di esistere. Come al solito diffondi menzogne sotto le spoglie di “diritti umani””.
Auguri di Quaresima
Sempre l’ambasciata di Israele presso la Santa Sede questa mattina ha ripostato il tweet di un account che chiede la liberazione di Hersch Goldberg-Polin, ostaggio nelle mani di Hamas, che augura “ai nostri amici e vicini cristiani una Quaresima significativa e propositiva. Grazie per tutto il vostro supporto, significa tanto per noi!”.
L’apprezzamento dei rabbini per il Papa
L’Osservatore Romano riferisce di una lettera di apprezzamento indirizzata a papa Francesco da alcuni rabbini e studiosi del dialogo ebraico-cristiano, che vede come firmatari i rabbini Jehoshua Ahrens (Francoforte/Berna), Yitz Greenberg (Gerusalemme/New York) e David Meyer (Parigi/Roma), nonché Karma Ben Johanan (Gerusalemme) e Malka Zeiger Simkovich (Chicago). “Lo sforzo della Chiesa per coltivare comprensione dove un tempo c’era rivalità, amicizia dove un tempo c’era animosità ed empatia dove un tempo c’era disprezzo, ha trasformato le nostre comunità e lasciato un’impronta duratura nelle nostre storie”, scrivono i rabbini e gli studiosi che avevano già scritto a novembre un appello al quale il Papa ha recentemente risposto. “Nella sua lettera, Santità, troviamo una conferma di questo impegno, che assume ancora più importanza in questo tempo in cui l’instabilità minaccia perfino le relazioni coltivate per molti decenni”.
“Ci conforta il fatto che Ella abbia teso la mano agli ebrei di tutto il mondo, e in particolare a quelli di Israele, in questo momento di grande sofferenza”, scrivono, apprezzando “anche il suo impegno nell’opporsi attivamente all’antisemitismo e all’antigiudaismo, che negli ultimi tempi hanno assunto dimensioni sconosciute alla maggior parte di noi durante la nostra vita. Le parole che vengono dal cuore entrano nel cuore”, scrivono con gratitudine citando Rabbi Moshe Ibn Ezra. E continuano: “Stiamo vivendo un momento storico che richiede perseveranza, speranza e coraggio. Il potere trasformativo di Nostra Aetate è per noi un’ispirazione, poiché dimostra che la fratellanza può essere recuperata anche nel conflitto più difficile”. Per questo, concludono, “ci uniamo ai nostri fratelli e sorelle cattolici nella loro convinzione che le religioni possono essere forze creative, intrise del potere di aprire cammini che altrimenti rimarrebbero chiusi”. Conferma all’Osservatore Romano la professoressa Karma Ben Johanan, coordinatrice del gruppo dei firmatari: “Abbiamo accolto la lettera del Papa come un invito ad approfondire il dialogo tra le nostre comunità. Sono passati quasi 60 anni da quando il Concilio Vaticano II ha avviato una nuova era di relazioni tra ebrei e cristiani. Oggi dobbiamo rinnovare le nostre relazioni attraverso le tribolazioni di questo triste tempo”. E aggiunge: “Nonostante le attuali tensioni, siamo convinti che le nostre relazioni siano sufficientemente solide per superarle e andare avanti, ma c’è ancora molto lavoro da fare”.