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Bria: “In Rai censura preventiva e controllo politico. Così la tv pubblica diventa portavoce di un’unica fazione”

La consigliera d’amministrazione punta il dito contro i vertici dopo le polemiche sul caso Sanremo: “Al festival messaggi di pace e inclusione sociale. L’azienda tuteli libertà d’espressione e artistica”
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Francesca Bria, economista e componente del cda Rai, parliamo di quel che è avvenuto in questi giorni: il comunicato dell’ad Roberto Sergio quasi per prendere le distanze dagli artisti che a Sanremo si erano schierati per il cessate il fuoco a Gaza, Mara Venier che zittisce un cantante in diretta mentre parla di migranti, le manganellate fuori dalla sede Rai di Napoli dei manifestanti pro-Palestina: che aria sta tirando nella tv pubblica?

“Mi sembra si faccia fatica a schierarsi inequivocabilmente a favore di una informazione libera, plurale, completa e veritiera. Si respira un clima di controllo politico e di censura preventiva che io come consigliera di amministrazione denuncio da tempo. Questo clima rischia di sfociare nell’incapacità di gestire il dissenso e di garantire il pluralismo delle idee. Si arriva poi a fatti gravi come le manganellate di fronte alle sedi Rai, contro cittadini che manifestavano per una informazione libera e per un cessate il fuoco immediato in Palestina. …

Francesca Bria, economista e componente del cda Rai, parliamo di quel che è avvenuto in questi giorni: il comunicato dell’ad Roberto Sergio quasi per prendere le distanze dagli artisti che a Sanremo si erano schierati per il cessate il fuoco a Gaza, Mara Venier che zittisce un cantante in diretta mentre parla di migranti, le manganellate fuori dalla sede Rai di Napoli dei manifestanti pro-Palestina: che aria sta tirando nella tv pubblica?

“Mi sembra si faccia fatica a schierarsi inequivocabilmente a favore di una informazione libera, plurale, completa e veritiera. Si respira un clima di controllo politico e di censura preventiva che io come consigliera di amministrazione denuncio da tempo. Questo clima rischia di sfociare nell’incapacità di gestire il dissenso e di garantire il pluralismo delle idee. Si arriva poi a fatti gravi come le manganellate di fronte alle sedi Rai, contro cittadini che manifestavano per una informazione libera e per un cessate il fuoco immediato in Palestina. In uno dei cda avevo proposto di trasformare le sedi regionali Rai in spazi aperti ai cittadini, per fare alfabetizzazione digitale e produzione culturale. E invece siamo arrivati a doverle difendere con la polizia in tenuta antisommossa. E’ una pagina brutta per l’immagine e l’autorevolezza dell’azienda”.

Fra questi casi qual è stato il caso più grave secondo lei?

“La Rai è di tutti i cittadini e deve tutelare la libertà di parola e di espressione artistica, soprattutto durante l’evento più seguito del paese che è Sanremo. Attraverso la loro creatività, gli artisti hanno la capacità di toccare il cuore e la mente delle persone, di ispirare azioni e di influenzare la società, riflettendo su quello che accade nel mondo. Trovo molto positivo che alcuni artisti abbiano lanciato dal palco dell’Ariston messaggi di pace e inclusione sociale. Credo si sia invece calpestata questa libertà. Gli artisti non sono giullari che si esibiscono per fare divertire la corte. Hanno una coscienza critica che è il cuore della cultura democratica contemporanea”.

La presidente della Rai Marinella Soldi ha “redarguito” Sergio: pensa che abbia fatto bene?

“È stata una presa di posizione necessaria sia nel merito che nel metodo. Nel metodo, essendo una questione molto delicata, si sarebbe dovuta condividere fra i vertici aziendali e con il cda. Nel merito, mi sono permessa di correggere sui social la dichiarazione di Sergio con una più bilanciata e meno divisiva, in linea con la missione del servizio pubblico: ‘Esprimiamo solidarietà alle 1200 vittime israeliane del 7 ottobre e alle 30mila vittime palestinesi, 70 per cento donne e bambini. Il ruolo della tv pubblica è garantire una libera informazione, completa e veritiera. E di tutelare la libertà d’espressione artistica’”.

Dal suo punto di osservazione, quali sono le pressioni che vede da parte del governo sulla Rai?

“L’attuale panorama mediatico italiano mostra un'intensa lotta per il controllo dei media che ci riporta all’era berlusconiana, con la Rai al centro di turbolenze politiche. Una riforma discutibile ha incrementato la sua vulnerabilità all'influenza politica, come dimostrato dal recente rinnovo della dirigenza con l'insediamento del nuovo governo, e il rimpasto dei principali direttori, alcuni dei quali apertamente schierati politicamente. Il ridimensionamento del finanziamento pubblico aggrava la dipendenza politica, costringendo alla fuga talenti e giornalisti che vedono compromessa la libertà di espressione, come evidenziato dall'eliminazione di programmi di figure critiche quali Saviano. Si assiste, inoltre, a un problema di sbilanciamento e manipolazione dell'informazione, con l'introduzione di nuovi programmi che stentano a decollare. La sfida per la Rai è garantire pluralismo e diversità di voci, evitando di diventare portavoce di un'unica fazione o ideologia, per mantenere il suo ruolo di vero servizio pubblico”.

Che consiglio darebbe al fronte progressista per ribaltare questa situazione, a salvaguardia della libertà di informazione?

“La lotta per la libertà dell’informazione in Italia richiede un'azione decisiva su due fronti. Il primo, riformare la governance della Rai per assicurarne l'indipendenza da influenze politiche, in linea con lo European Media Freedom Act. Il cambiamento è vitale per assicurare finanziamenti pubblici stabili e adeguati a sostenere un giornalismo e cultura di qualità che serva l'interesse pubblico. Il secondo fronte è rivitalizzare la sfera pubblica promuovendo l'indipendenza dell'informazione, dell'arte e della cultura nella società italiana. È fondamentale costruire una solida alleanza sociale che unisca tutti coloro che si impegnano a difendere questi valori, alimentando un vero dibattito pubblico e un’azione democratica in questo senso”.

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