Grillo blinda la regola del doppio mandato: “Diventi una legge di Stato, la politica non è una professione”
di Matteo PucciarelliRibadire la 'diversità' del Movimento 5 Stelle al resto del mondo politico, ma anche - se non soprattutto - ribadirla dentro ai 5 Stelle. Ormai è raro che Beppe Grillo parli di politica in senso stretto, e ancor meno che intervenga citando il Movimento. Lo fa oggi via social, scrivendo che "la regola del doppio mandato è uno dei motivi fondanti per cui è nato il M5S. La politica non deve diventare una professione. I due mandati sono l'interpretazione della politica come servizio civile. Auspico che il nostro Paese possa farne legge di Stato".
Il riferimento di cronaca del comico genovese è sì legato a ciò di cui si parla da settimane, specialmente nel centrodestra: una modifica della norma per Luca Zaia, ad esempio; come pure per Vincenzo De Luca. Presidenti di Regione - ma anche sindaci - che vorrebbero fare un terzo giro (il quarto nel caso del governatore veneto, la legge che pone un limite è arrivata dopo). Il fondatore del M5S in questo senso è sempre stato un purista: due mandat…
Ribadire la 'diversità' del Movimento 5 Stelle al resto del mondo politico, ma anche - se non soprattutto - ribadirla dentro ai 5 Stelle. Ormai è raro che Beppe Grillo parli di politica in senso stretto, e ancor meno che intervenga citando il Movimento. Lo fa oggi via social, scrivendo che "la regola del doppio mandato è uno dei motivi fondanti per cui è nato il M5S. La politica non deve diventare una professione. I due mandati sono l'interpretazione della politica come servizio civile. Auspico che il nostro Paese possa farne legge di Stato".
Il riferimento di cronaca del comico genovese è sì legato a ciò di cui si parla da settimane, specialmente nel centrodestra: una modifica della norma per Luca Zaia, ad esempio; come pure per Vincenzo De Luca. Presidenti di Regione - ma anche sindaci - che vorrebbero fare un terzo giro (il quarto nel caso del governatore veneto, la legge che pone un limite è arrivata dopo). Il fondatore del M5S in questo senso è sempre stato un purista: due mandati, che siano da parlamentare, consigliere comunale o sindaco, bastano e avanzano.
La 'diversità' dei 5 Stelle, va detto, è parziale. Nel senso che il limite in effetti c'è, ma non per le cariche di governo, ad esempio; e negli anni passato fu introdotta la novità del mandato zero, una specie di bonus che per chi era stato consigliere comunale, che azzerava quindi quella carica nel contatore. Se ad esempio Chiara Appendino o Virginia Raggi hanno potuto ricandidarsi dopo essere state consigliere comunali e poi sindache lo devono a questa modifica apportata da Luigi Di Maio.
Appena avuta l'investitura di guida del Movimento, Giuseppe Conte promise alla vecchia guarda delle deroghe che avrebbero permesso a big come Roberto Fico o Alfonso Bonafede, solo per citarne due, di correre ancora. Ma Grillo si è sempre opposto nettamente e all'ex premier dopotutto non è andata così male: nel 2022 ha portato in Parlamento un gruppo di fedelissimi o comunque personalità meno ingombranti. Due anni fa gli eletti al primo mandato festeggiarono l'inflessibilità del comico, perché permise loro di ritrovarsi in una posizione di vantaggio per la rielezione.
La questione non è ancora riemersa ufficialmente (a parte il pressing senza successo di Fabio Massimo Castaldo, europarlamentare passato anche per questa ragione ad Azione), ma da qui ai prossimi tre anni il dossier potrebbe riaprirsi. Tre vicepresidenti del M5S sono arrivati al secondo mandato, Appendino è al terzo, solo per fare qualche esempio. Grillo però, rivolgendosi all'intero arco parlamentare, lo ha ricordato anche ai suoi: finché sarà lui garante, il totem resta tale.